Il cattivo di Shazam!, ovvero vita, morte e miracoli di Mark Strong

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Il cattivo di Shazam!, ovvero vita, morte e miracoli di Mark Strong

Dietro a un grande supereroe – o meglio davanti – c'è sempre un grande villain, un antagonista malvagio e un genio fuorviato che ne rappresenta in fondo il riflesso oscuro, quello che avrebbe potuto diventare in altre circostanze. In Shazam!, c'è il dottor Sivana, o meglio il dottor Thaddeus Bodog Sivana, creato nel 1939 per diventare l'arcinemesi di quello che si chiamava ancora Captain Marvel ma che sarebbe diventato, appunto, Shazam. Meno famoso dei nemici di Batman, Superman e L'uomo ragno, arriva oggi da coprotagonista sul grande schermo, esattamente 80 anni dopo la sua nascita, grazie all'attore inglese Mark Strong. E non può che farci piacere che un attore così bravo e ormai più che maturo (ha 55 anni) abbia tutta la visibilità che merita. C'è perfino un po' d'Italia in lui: per quanto nato a Londra e cittadino britannico, si chiama in realtà Marco Giuseppe Salussolia. Il padre infatti è italiano – non sappiamo di dove, anche se il cognome è diffuso soprattutto in Piemonte – e la madre austriaca. Ed è stata proprio lei a dargli il nome che porta ancora oggi, per aiutarlo a integrarsi meglio coi suoi coetanei indubbiamente in difficoltà nel pronunciare quello vero.

Leader da giovane di un gruppo punk (“ma non sapevo cantare”, dice) ha studiato inizialmente per diventare avvocato prima di mollare la toga e studiare recitazione. Il debutto è in tv, nel 1989, dove appare in alcune serie, tra cui The Buddha of Suburbia, ma la notorietà in patria gli arriva nel 1996, col ruolo di Tosker nella miniserie politica Our Friends in the North, che incidentalmente lancia anche le carriere di Christopher Eccleston e Daniel Craig. E all'epoca, la foto lo prova, aveva ancora i capelli.

Al cinema, dopo un paio di particine, lo si nota nel 1997 in Febbre a 90° con Colin Firth, nel ruolo di Steve, il suo miglior amico. Appare anche in Oliver Twist di Roman Polanski e in Syriana con George Clooney, ma a tirarlo fuori da una vita di ruoli televisivi e parti minori è Guy Ritchie, prima nel 2005, offrendogli una parte nel thriller Revolver, poi col ruolo di Archie nel gangster movie Rockenrolla (2008), dove è il narratore del film e il braccio destro del protagonista e infine in Sherlock Holmes dove, promosso ad antagonista, è il tenebroso Lord Blackwood (foto). Nello stesso anno è il suo primo cinecomic, Kick-Ass, dal fumetto di Mark Millar, in cui interpreta il malvagio e potente boss mafioso Frank D'Amico.

Nel 2008 recita in Nessuna verità di Ridley Scott e nel 2010 torna a lavorare con lui in Robin Hood, dove è di nuovo un cattivo. Del 2011 è il suo secondo, e non fortunatissimo, cinecomic. A dirigere Lanterna verde con Ryan Renyolds è un altro regista britannico (di origini neozelandesi), Martin Campbell, che affida a Mark il ruolo di Sinestro, mentore e in seguito nemesi del protagonista, trasformato (e sfigurato) dal trucco e dalla computer graphic. Anzi, molti considerano a tutt'oggi il ruolo di Sivana come un riscatto dal fallimento del primo film DC dell'attore (non certo per colpa sua).

Tra gli altri suoi film di rilievo ricordiamo La talpa, John Carter, Zero Dark Thirty e The Imitation Game, fino ad altri due cinecomic di successo, tratti ancora da fumetti di Mark Millar, Kingsman: Secret Service e Kingsman: Il cerchio d'oro, dov'è Merlino, incaricato di organizzare le durissime prove di selezione degli agenti. Il resto è il grande e meritato successo del suo villain in Shazam!. Prossimamente lo aspettiamo nel film di Sam Mendes 1917, col suo compaggno di The Imitation Game Benedict Cumberbatch e nella miniserie tv Temple, che lo vede protagonista.

Anche se non ha avuto molti riconoscimenti, nel 2015 ha vinto un premio teatrale importantissimo, l'Olivier Award come miglior attore per Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller e con la stessa piéce a Broadway è stato candidato all'Obie Award e al Drama Desk Award. Nello stesso anno la rivista GQ lo ha inserito nella lista dei 50 inglesi meglio vestiti. Non c'è da stupirsi che un attore che ha come icona di eleganza David Bowie si presti a indossare i costumi di un cattivo dei fumetti. Noi speriamo che Mark Strong continui la sua brillante carriera nel cinema di genere e non solo. A lui – come a Jason Statham - si deve anche il merito di aver riportato in auge il fascino dei calvi, scomparsi dal grande schermo in ruoli importanti dall'epoca di Yul Brinner.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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