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Il 31° Torino Film Festival si chiude con un grande successo di pubblico e critica

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In attesa di sapere se Virzì tornerà l'anno prossimo


Siamo arrivati alla conclusione della 31° edizione del Torino Film Festival. Un bilancio finale non può che partire dai dati sui biglietti venduti che ci presentato una manifestazione, al primo anno di direzione Virzì, in stato di grazia. Nei primi otto giorni c’è stato un incremento del 34% degli incassi. In totale 254.000 euro rispetto ai 189.000 dello scorso anno. Paolo Virzì incontrando la stampa era raggiante, confermando la passione con cui ha affrontato, oltre “a uno spirito di servizio”, questa nuova avventura. Ha ringraziato tutta la squadra, coordinata dalla vice direttrice Emanuela Martini, chiedendo qualche giorno di riflessione per una risposta definitiva sul suo ritorno il prossimo anno. I politici locali presenti l’hanno confermato per acclamazione, ma lui sarà presto impegnato con la promozione del suo nuovo film Il capitale umano, “il più ambizioso che abbia mai fatto”, che uscirà nelle sale il 9 gennaio.

L’offerta di film è stata abbondante, forse fin troppo, con la solita varietà di proposta: dalle sezioni più autoriali a quelle per un pubblico ampio. Torino si conferma un film di selezione più che di scoperta, che fa un ottimo lavoro nel corso dell’anno per scegliere i film più interessanti presentati nei vari festival in giro per il mondo. Per chi scrive sono stati 2 Automnes 3 Hivers, La Bataille de Solférino, Blue Ruin e Club Sandwich i film del concorso più convincenti, mentre nel complesso il vero gioiello rimane Ida di Pawel Pawlowski. In ogni caso la sfida che attende ora la manifestazione piemontese è quella legata a una crescita dal punto di visto logistico e strutturale, per un evento che ormai è di grandi proporzioni e non più una rassegna a dimensione regionale.

A chiudere il festival è stato il thriller di Eugenio Mira Grand Piano. Di produzione spagnola, ma con un cast internazionale, racconta di un giovane pianista di successo, interpretato da Elijah Wood, che ritorna con un grande concerto dopo aver abbandonato le scene per alcuni anni a causa dei postumi di un attacco di panico da palcoscenico. Sembra la cornice ideale per riscattarsi, nonostante l’ironia di chi prevede un nuovo crollo. Ma una volta in scena trova un messaggio inquietante sullo spartito: “sbaglia una sola nota e sei morto”. A quel punto si trova di fronte a un bivio: il concerto perfetto o il rischio di essere ucciso insieme alla fidanzata attrice presente fra il pubblico. Grand Piano inizia con chiari riferimenti a Hitchcock e una sottile tensione mystery, ma prosegue invece come un trashone energico in bilico fra grottesco e ridicolo. Ci si diverte, ma viste le premesse si poteva sperare in qualche cosa di più. Il film uscirà il prossimo febbraio distribuito da M2 Pictures.

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