I racconti dell'orso: l'alieno del cinema indipendente italiano dal 12 marzo nelle sale

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I racconti dell'orso: l'alieno del cinema indipendente italiano dal 12 marzo nelle sale

Ai tanti ragazzi che sognano di fare il cinema, e non sanno bene da che parte cominciare, ci sentiamo di dare un suggerimento molto semplice: partire dal fare, senza troppe pretese e troppe scuse, per vedere se il talento c'è o meno.
Così hanno fatto due giovanissimi ragazzi romani, Samuele Sestieri e Olmo Amato: uno con un diploma di cinema alle spalle, l'altro con una laurea in neurobiologia, che hanno deciso di unire l'utile al dilettevole e partire un viaggio estivo di quaranta giorni tra Finlandia e Norvegia e lì girare da soli il loro film, ricoprendo tutti i ruoli dietro e davanti alla macchina da presa, dopo aver raccolto un po' di soldi col crowdfunding.
Una bella scommessa, non c'è che dire, ma vincente: perché quel film, che si chiama I racconti dell'orso, e che rappresenta un oggetto completamente alieno al panorama cinematografico del nostro paese, è stato selezionato in concorso nel 2015 dal Torino Film Festival, e di lì è partito per un giro del mondo festival dopo festival.
E ora, finalmente, I racconti dell'orso arriverà anche nelle sale italiane, con un tour organizzqato da MFN in collaborazione con Vivo Film che prenderà il via lunedì 12 marzo alle ore 20.45, in un cinema-simbolo come il Nuovo Sacher di Roma, seguito poi da un tour nelle principali città italiane accompagnato dagli autori.
Il nostro consiglio è di non perderlo, perché è un piccolo film affascinante realizzato da due autori giovani ma dal sicuro talento.
Gli aggiornamenti sul tour li trovate su www.iraccontidellorso.it

I racconti dell'orso è una bizzarra "favola apocalittica" che racconta la storia di un monaco meccanico che, in un mondo abbandonato dagli uomini, insegue uno strano omino rosso. Dopo aver attraversato boschi, città morte e lande desolate, i due buffi personaggi raggiungono la cima di una collina magica. Il ritrovamento di un vecchio peluche d’orso ormai malandato li farà riconciliare. Uniranno così le forze, nella speranza di poter dare vita al giocattolo inanimato e sfuggire al vuoto che li circonda.

"La nostra idea - raccontano Sestieri e Amato - è stata fin dall’inizio quella di trasformare la povertà di mezzi in un'autentica risorsa: nessun dolly, nessun carrello, nemmeno una steady. Lontani dall’eccessiva programmazione e dallo studio a tavolino, abbiamo voluto restituire una messa in scena viva, pulsante, che respira con i suoi personaggi. La sceneggiatura è stata solo un punto di partenza: luoghi e persone che incontravamo nel corso del viaggio modificavano, ampliavano, arricchivano la nostra storia. Di fronte alle meraviglie di una natura incontaminata, il punto di vista è quello vergine di chi vorrebbe imparare a vedere, come se fosse per la prima volta".

"Quando vedemmo al Festival di Torino I Racconti dell’Orso - spiegano Marta Donzelli e Gregorio Paonessa di Vivo film - rimanemmo colpiti dalla sua magica capacità di porsi come un oggetto unico nel panorama del cinema italiano. Un UFO fuori dagli schemi, una fiaba atipica, ma allo stesso tempo universale. Davanti a noi c’era un mondo reale, fisico, oltre l’animazione, pronto ad accogliere non solo i bambini, ma anche gli adulti appassionati di un cinema che va al di là di schemi collaudati e che cerca di (far) sognare".



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