News Cinema

I Predatori, "due famiglie che lottano per essere libere": Pietro Castellitto esordisce nel segno della libertà

21

Dopo aver vinto il premio per la miglior sceneggiatura nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2020, I predatori si prepara a debuttare nei cinema italiani, non prima di aver fatto parte della sezione Sintonie di Alice nella Città. Il film di Pietro Castellitto uscità in sala il 22 ottobre.

I Predatori, "due famiglie che lottano per essere libere": Pietro Castellitto esordisce nel segno della libertà

Presentato al Festival di Venezia 2020 nella sezione Orizzonti, dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura, I predatori debutterà nelle sale di tutta Italia il 22 ottobre, non prima di un’ulteriore presentazione in Alice nella Città, sezione Sintonie, quella che presenterà al pubblico romano una selezione di film a tema giovanile visti proprio alla Mostra del Cinema.
Che sia lì, o in un cinema qualunque, il consiglio è quello di non perdere il film scritto, diretto e interpretato da Pietro Castellitto, alla sua opera prima da regista, perché si tratta di un film molto interessante, libero e coraggioso per il panorama abituale del nostro cinema, rappresentando una sorta di B-side - più leggero, sghangherato e in senso assoluto anche meno “bello” e compiuto forse, ma questo importa poco - del Favolacce dei gemelli D’Innocenzo.
Mescolando nella stessa frase grande sicurezza di sé e modestia, Pietro Castellitto dice che “non è forse vero che all’estero sia più facile per un giovane esordire. Se sei giovane e vuoi fare un film, non ci sono in giro molti geni a farti concorrenza, e la soglia oltre il quale il tuo prodotto diventa originale non è altissima.”
Anche perché, secondo il giovane Castellitto, che non ha affatto torto, il nostro cinema è gravato “da difetti che ci si tramanda di film in film: dallo scegliere sempre gli stessi attori, a regole tecniche folli, che io magari ho rotto semplicemente per incompetenza.”

I Predatori: Pavone vs Vismara

La storia dei Predatori è quella di due famiglie romane che incrociano le loro strade, fino a quel momento parallele - anzi, divergenti - in maniera inaspettata e grottesca.
La prima è quella ultra-borghese dei Pavone (e già dal cognome capiamo molte cose): lui è un medico, lei una regista premiata con David di Donatello e Ciak d’oro, alle prese con la lavorazione di un film intitolato La guerra lenta (“il classico film di una regista affermata che fa un film sul passato, attraverso il quale propone per l'ennesima volta una visione del mondo che era molto più autentica quando era giovane,” dice Castellitto). E poi c’è Federico, assistente universitario ossessionato da Nietzsche, interpretato dallo stesso regista, sempre in bilico tra gentilezza e nervosismo, e autobiografico “al 35%. Ma io nella vita so mimetizzarmi molto meglio di lui. Comunque anni fa ho fatto un viaggio sui luoghi nietzschiani, e sono stato sulla tomba del filosofo a Roden, in Germania: pensai che potevo disseppellire il corpo e portarlo a Roma.”
La seconda è quella dei Vismara, proletaria e fascista: anche lei lavora in ospedale, ma fa le pulizie, mentre lui gestisce col fratello un’armeria di proprietà di uno zio pregiudicato che traffica in armi e usura. E c’è anche un bambino di dodici anni, che viene portato a sparare con fucili di precisione e rimproverato perché mira solo alle gambe delle sagome, e non alla testa.

Un film sulla ricerca della libertà

Sono tutti sia prede che predatori,” puntualizza Castellitto, riferendosi anche a dettagli di trama che non è il caso rivelare. “Solo i giovani delle due famiglie sono vittime pure, nella storia, perché non predano nessun altro. Sono,” prosegue il regista “due famiglie che lottano per essere libere: ma i Vismara compiono il percorso, i Pavone no. La speranza sta sempre nella libertà, non nella felicità; la  felicità è sentimento da impiegati, la libertà è da artisti.”
Dalla trama e dalle parole di Pietro Castellitto, oltre che dal poster irriverente e esplicito quanto basta, dovrebbe essere già sufficientemente evidente che il suo è un film sì divertente, sì grottesco, ma anche profondamente iconoclasta e provocatorio.
Basti pensare che in fondo, nei Predatori, sono i fascisti Vismara a essere raccontati con più partecipazione e con maggior calore emotivo dal regista, e al fatto che la loro evidente fede politica non ha alcun rilievo narrativo nella storia. Una provocazione? “Forse,” risponde Castellitto con un sorriso. “Di certo non mi interessava che cambiassero idea politica nel corso della storia. I fascisti di questo film sono molto colorati, sono aposematici: come quegli animali che assumono colorazioni vistose per segnalare che sono velenosi, e rimangono tali anche quando velenosi non lo sono più.”

Castellitto contro regole e dettami

L’impressione è che con queste scelte, così come quella di una scena in cui il personaggio di Castellitto si scaglia contro genitori e zii, accusandoli di essere stati l’unica generazione di ragazzi stronzi della storia (“hanno preteso qualcosa che prima di loro nessun giovane aveva mai preteso, e poi hanno trovato assurdo che lo stesso venisse poi preteso dai loro figli,” spiega il regista), siano frutto della stessa voglia di rompere certe regole non scritte anche sul piano dei contenuti, e non solo della forma.
Io sono sempre stato male dove non mi sentivo libero,” dice Castellitto tornando al concetto di libertà. “Ovunque percepisco situazioni in cui si tendono a identificare buoni e cattivi, sento che il potere si sta muovendo. Tante volte mi è capitato di non potermi esprimere come volevo, se non rispettando dei dettami ideologici imposti dalla maggioranza.” E, tornando sullo specifico del fascismo, Castellitto dice anche che “se i film antifascisti sono tantissimi e te li tirano dietro, vuol dire che forse non contano molto, e che alla fine il potere si riafferma lo stesso dietro questo scudo di apparenza.”

Un'opera prima testamento

Pietro Castellitto ha scritto questo film quando aveva appena 22 anni. “Ci ho rimesso mano, certo, ma struttura e personaggi sono rimasti quelli. Il lavoro è stato a levare. Volevo creare un contenitore che mi permettesse di esprimere più cose,” spiega. “Credo che le opere prime siano dei testamenti. E lo spirito ironico del film ha a che fare con quello che avevo visto e vissuto, con un mare enorme di contraddizioni umane e personali. E mi pareva giusto fare un film che mischiasse temi, ambienti e situazioni in questo modo.”
Il progetto era ambizioso, quindi; la gestone di tale e tanta materia narrativa non sempre lucida e ordinata: ma i risultati dei Predatori, e la libertà che si respira vedendo il film, sono decisamete all’altezza delle possibili aspettative.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming