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I migliori film presentati al New York Film Festival 2020

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L'edizione virtuale del NYFF ha riservato anche quest'anno un cartellone di qualità.

I migliori film presentati al New York Film Festival 2020

L’edizione del 2020 del New York Film Festival, come già successo pochi giorni prima con quello di Toronto, ha consentito alla stampa di vedere online la maggior parte dei titoli selezionati per il cartellone ufficiale. Come ogni anno opere provenienti da tutto il mondo hanno riempito le varie sezioni, consentendo alla kermesse di proporre uno sguardo variegato sul panorama cinematografico internazionale. Ecco i film che abbiamo potuto visionare in ordine temporale. BUona lettura.

I migliori film visti al New York Film Festival 2020

  • Fauna
  • On the Rocks
  • La nuit des rois
  • Lovers Rock (Episodio di Small Axe)
  • I Carry You With Me
  • The Truffle Hunters
  • French Exit

Fauna

Tra le sorprese della sezione Main Slate abbiamo potuto sorridere con il film messicano diretto dal Nicolás Pereda. Fauna racconta di due figli andati a trovare a pranzo i genitori che non vedono da qualche tempo. In particolare la ragazza porta con lei il nuovo fidanzato, un attore che recita come comparsa nella serie Narcos. Il tono della prima parte del lungometraggio si rivela soavemente brioso, pieno di trovate comiche che adoperano lievi fraintendimenti e un discreto senso del ridicolo per generare divertimento sincero. Nella seconda parte poi Pereda sceglie di virare completamente e gira un film-nel-film altrettanto curioso, anche se oggettivamente meno efficace della commedia di situazione che aveva settato all’inizio. Rimane il fatto che Fauna è un piccolo progetto con un senso dell’assurdo capace di solleticare lo spirito del pubblico. 

On the Rocks

A diciassette anni dall’exploit di Lost in Translation Sofia Coppola é tornata a dirigere Bill Murray nella commedia tutta newyorkese On the rocks, storia di un padre misogino e donnaiolo che aiuta sua figlia a scoprire se suo marito la tradisce. Protagonista del film è Rashida Jones, moglie e madre che non riesce più a trovare un vero centro nella propria esistenza e inizia a mettere in discussione la fedeltà del marito Marlon Wayans. La commedia si rivela fin dalle prime scene un film girato con gentilezza del tocco e un gusto preciso per le ambientazioni più chic della Lower Manhattan. La sceneggiatura è probabilmente la cosa migliore del film, poiché parte con un’idea ben specifica e la sfrutta invece pian piano per raccontare qualcos’altro, ovvero un rapporto padre-figlia non poi così idilliaco come l’apparenza sembra mostrare. Forse c’è qualcosa di autobiografico nell’idea della Coppola: l’ombra di un genitore ingombrante, oseremmo dire “larger than life” come è senz’altro suo padre Francis, deve essere uno spunto che l’autrice ha tenuto presente quando ha scritto On the Rocks. Non siamo ai livelli di Lost in Translation, ma questo suo nuovo film possiede comunque un’atmosfera a tratti sospesa che alla fine tutto sommato coccola lo spettatore. E per chi ama le strade notturne ed eleganti di New York, questo film è perfetto.

La nuit des rois

Notevole impatto visivo ed emotivo garantisce La nuit des rois (La notte dei re) diretto da Philippe Lacôte, passato anche all’ultimo Festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Ambientato interamente in una prigione della Costa d’Avorio dove sono gli stessi detenuti a gestire l’istituto, il film vede protagonista un ragazzo spedito nel penitenziario in cui viene immediatamente eletto come cantastorie, e deve intrattenere gli altri confinati con i propri racconti. Il lungometraggio di Lacôte possiede una potenza espressiva ipnotica, pervaso da un senso di tragedia e predestinazione impossibile da ignorare. La forza simbolica di molte scene vale più di un pamphlet sulla condizione estremamente difficile del Paese in cui è ambientato. La nuit des rois è un film complesso e contenente molti piani di lettura, si tratta di cinema con una sua energia drammatica tutta particolare, da apprezzare non fosse altro che per il tentativo di fare qualcosa di diverso, e nostro avviso pienamente riuscito. Da notare nel cast in un ruolo di supporto l’attore di culto Denis Lavant

Lovers Rock (Episodio di Small Axe)

Il piatto forte del NYFF 2020 è molto probabilmente Small Axe, serie antologica in cinque film prodotta da BBC e Amazon Studios. Creata e diretta da Steve McQueen, la serie racconta le radici della comunità nera londinese dal 1969 fino all’inizio degli anni ’80. Un periodo fondamentale per gli emigrati dalle Indie Occidentali che attraverso il duro lavoro e la perseveranza hanno costituito un gruppo sociale adesso parte fondamentale della capitale inglese. Alla stampa è stato presentato il secondo episodio intitolato Lovers Rock, ideato da McQueen praticamente in un’unica, lunghissima sequenza. Teatro principale del film è una festa in cui si radunano i giovani della comunità, in cui piccole grandi storie e dilemmi personali si consumano. Lovers Rock possiede la forza emotiva ed espressiva del cinema-verità, caldissimo nell’atmosfera e capace di arrivare drito al cuore dello spettatore. Un momento di gran cinema, contenente piccoli grandi sprazzi di messa in scena umorale. Davvero qualcosa di speciale, libero, realizzato con amore e lucidità. Se questa è la premessa, non vediamo l’ora di vedere anche gli altri quattro episodi che compongono Small Axe, che andrà in streaming su Amazon Prime Video un film a settimana partendo dal prossimo 20 novembre. 

I Carry You With Me

Molto convincente l’esordio al lungometraggio di fiction della documentarista Heidi Ewing, candidata all’Oscar qualche anno fa per Jesus Camp. Intitolato I Carry You with Me, il suo film parla di Iván, un immigrato clandestino messicano che fugge dalla povertà della propria condizione per tentare di diventare un cuoco nella Grande Mela. Indietro lascia un figlio piccolo e Gerardo, l’amore della sua vita. Melodramma spente nel descrivere la vita interiore lacerata dei personaggi, il lungometraggio non eccede mai in eccessi per lasciare che siano le atmosfere a dettare il tono malinconico della storia. Diretto con gentilezza e scritto adoperando molto bene flashback e salti temporali, I Carry You with Me si impone come uno dei titoli migliori visti in questa edizione virtuale del NYFF.

The Truffle Hunters

Uno dei documentari più divertenti e originali visti in questa edizione del New York Film Festival si è rivelato The Truffle Hunters diretto da Michael Dweck e Gregory Kershaw. Il girato segue la vita quotidiana di alcuni anziani cittadini piemontesi che hanno dedicato la propria vita alla ricerca del prezioso e raro tartufo bianco. Spaccato di vita rurale con le sue regole precise e il suo tono semplice, The Truffle Hunters mette in scena con amore il mondo di questi personaggi che si ostinano a non voler andare in pensione e ancor meno a tramandare alle generazioni future (a loro avviso immeritevoli) il segreto della caccia al tartufo. Momenti di verità quotidiana ripresi con dolcezza restituiscono allo spettatore non soltanto il modo di essere di queste figure non al passo con il progresso, ma anche la loro umanità genuina, coriacea, oseremmo scrivere d’altri tempi. The Truffle Hunters merita senza dubbio segnalazione in quanto uno dei documentari maggiormente freschi e riusciti visti da qualche tempo a questa parte. 

French Exit

Come film di chiusura del NYFF 2020 è stato selezionato French Exit di Azazel Jacobs, autore che qualche anno fa si è messo in evidenza grazie alla commedia dolceamara Lovers, interpretata da Debra Winger. Tratto dal romanzo di Patrick DeWitt (anche autore della sceneggiatura) il nuovo film racconta il rapporto di amore e odio tra una madre abituata a ogni lusso e il figlio che stenta a conoscere. Trovatasi improvvisamente in enormi difficoltà economiche la donna decide di lasciare New York per Parigi, dove decide di spendere gli ultimi soldi rimasti in compagnia del figlio e di altri personaggi bizzarri che incontra lungo il cammino. Michelle Pfeiffer e Lucas Hedges sono i protagonisti di un film elegante e lievemente strampalato, che possiede echi lontani del cinema di Wes Anderson ma anche una sua identità precisa e personale: molti momenti di French Exit sono riusciti, mescolano commedia di costume con toni malinconici che scaldano. In particolare l’interpretazione della Pfeiffer sorregge un film a suo modo originale, velato di un’aura strana da definire ma in grado di convincere lo spettatore.  

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