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I Migliori Film del 2020: la nostra Top 10

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Il 2020 è stato un anno drammatico e imprevedibile, che ha messo a dura prova il cinema, la sua industria, i suoi appassionati. Di film di qualità, visti in sala o sulle piattaforme, non c'è stata comunque fortunatamente penuria. Ecco i migliori film dell'anno secondo Federico Gironi.

I Migliori Film del 2020: la nostra Top 10

È stato un anno assurdo, drammatico, complicato e imprevedibile, questo 2020. Un anno durante il quale la nostra vita così come la conoscevamo è cambiata radicalmente, e alcuni di questi cambiamenti sono destinati a rimanere lì per sempre, o a lasciare un lungo strascico nel tempo.
Tra le tante cose che sono state radicalmente aggredite dalla pandemia e i suoi effetti, anche il cinema, e la sua fruizione in sala: i cinema italiani sono stati chiusi da marzo a giugno, e poi di nuovo chiusi alla fine di ottobre, e non sappiamo, in questo momento, quando sarà permesso loro di riaprire.
Saltate tutte le tradizionali strategie di distribuzione, i film in sala sono arrivati come e quando hanno potuto, con maggiori o minori fortune. Ma la fruizione del cinema non si è fermata con le sale, perché in soccorso dei film, e degli spettatori, ci sono state le tecnologie digitali, e le piattaforme di streaming, quelle oramai storiche e quelle più nuove, e quelle sorte appositamente in questi mesi per cercare di mantenere in vita il sistema cinema nel nostro paese.
Di film, quindi, ne abbiamo visti tanti: magari non alcuni degli attesi blockbuster che gli Studios americani hanno deciso di rimandare a un domani ancora incerto, ma comunque tanti. E di qualità.
Per il tradizionale elenco dei migliori film dell'anno, quindi, non ho preso in considerazione solo i film usciti in sala, come negli anni passati, ma tutti quelli che, anche grazie allo streaming, sono stati visibili dal pubblico italiano. Ed ecco la classifica dei migliori film del 2020 che è venuta fuori.

I migliori film del 2020

  1. Mank
  2. Sto pensando di finirla qui
  3. Favolacce
  4. Roubaix, une lumière
  5. Varda By Agnès
  6. Diamanti grezzi
  7. Ema
  8. Il processo ai Chicago 7
  9. Le sorelle Macaluso
  10. Figli - I Predatori

Mank

Delle polemiche sulla vera verità, sulla paternità artistica di Quarto potere, su quanti anni avevano all'epoca Herman Mankiewicz e sua moglie Sara e quanti invece ne hanno Gary Oldman e Tuppence Middleton che li interpretano, io, francamente, me ne infischio. Perché Mank è un film, è cinema, è finzione, è sospensione dell'incredulità, è racconto, e non storia o tribunale. Ed è cinema purissimo, un film straordinario da tutti i punti di vista, che ti prende e ti porta via, che è (quasi) tutto quello che chiedo io a un film e al cinema, e che insieme ti butta giù ragionamenti mica da ridere sull'industria del cinema, sul rapporto tra media e politica, tra passato e presente. È parlatissimo? Sì, vivaddio. Contiene un sacco di riferimenti? Idem. Anche perché se pure non si conoscono tutti i personaggi di cui si parla, in Mank, il racconto fila lo stesso, e magari poi viene voglia di studiare un po' e capire chi fossero, quei personaggi, o perché la battuta su Francis Scott Fitzgerald che ironizza sulle condizioni economiche di Mankiewicz faccia così ridere.

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Sto pensando di finirla qui

Anche in questo caso, il dicorso è molto simile. Il nuovo film di Charlie Kaufman è un delirio, è misterioso, è incomprensibile, ambiguo, sfuggente, perturbante. È complesso e si presta a innumerevoli interpretazioni. E però è cinema di altissimo livello, capace di suggestioni incredibili che ti si attaccano adosso e rimangono con te ben oltre le due ore della visione, e ti lavorano dentro e di aprono universi di possibilità e di riflessioni. Che poi in un'epoca come quella che stiamo vivendo, dove ogni opionione è così netta e monolitica, dove il ragionamento è sempre e solo binario, e la contrapposizione sempre netta (genio o idiota, cazzata o capolavoro, salvatore o demonio), di film come Sto pensando di finirla qui, che invece appunto non vogliono rivelare e imporre verità a nessuno, ma solo regalare dubbi, sfumature e incertezze, e mostrare l'infinita e perversa varietà del possibile, abbiamo un enorme bisogno.

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Favolacce

Un po' dispiace che non sia stato un film d'esordio, Favolacce, perché altrimenti avrei potuto usare la pigra formula "il più importante esordio del cinema italiano degli ultimi anni", che con un'opera seconda non funziona altrettanto bene. Fatto sta che rispetto a La terra dell'abbastanza, che pure rivelava uno sguardo e un talento, i fratelli D'Innocenzo hanno fatto un salto in avanti di qualche anno luce, anche rispetto al panorama cinematografico del nostro paese, facendo evidente tesoro della lezione di tanti venuti prima di loro (italiani e non) ma sapendo rielaborare quel bagaglio di visioni con una personalità e un'originalità e una spavalderia davvero uniche. Un altro film che ti si attacca adosso e non ti lascia più, che sfida lo spettatore e lo provoca e lo scuote, invece di fornirgli situazioni precotte e finali rassicuranti. In attesa di vedere cosa faranno i gemelli terribili del cinema italiano con America latina e con le mille serie cui stanno lavorando.

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Roubaix, une lumière

Se non l'avete ancora visto, dovreste cercare il modo di farlo in questi giorni, anche perché il film è ambientato nei giorni di Natale, ed è una favola amara perfetta per il periodo che stiamo vivendo. Roubaix, une lumière è un polar, un noir alla francese, ma è anche un film dove l'indagine poliziesca e il ritrovamento di un colpevole sono in qualche modo solo questioni accessorie rispetto a quelle che stanno a cuore ad Arnaud Desplechin, che sono quelle dell'umanità dei personaggi, delle loro storie, dei loro drammi e delle loro solitudini, mescolate alle atmosfere bellissime, morbide e torbide: come in un Maigret contemporaneo. Ci sono Sara Forestier e Léa Seydoux, certo, ma c'è soprattutto Roschdy Zem, che è un attore grandioso, interprete qui di un commissario che vorresti avere sempre come amico.

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Varda By Agnès

Ad Agnès Varda avevano chiesto di fare una masterclass, e lei ha fatto questo film, che non è una lezione di cinema ma una lezione di vita, anche se a una come Agnès Varda le lezioni non piacevano, non gli piaceva mettersi in cattedra e preferiva il dialogo, il confronto, lo scambio. "Non ho mai voluto dir niente. Volevo solo osservare le persone, e condividere. Non c'è mai stato un messaggio da cogliere e comprendere," scriveva la Varda quando Varda By Agnès venne presentato a Berlino nel 2019, poco prima di morire nel marzo dello stesso anno, molto prima che il film arrivasse in Italia grazie alla Cineteca di Bologna.

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Diamanti grezzi

Che bomba, ragazzi. Non sarà un giudizio critico compiuto, ma è anche la cosa più diretta e immediata e spontanea da dire dopo aver visto questo film dei fratelli Safdie, che fino a questo momento mi avevano sempre lasciato alla fine di un loro film con molte riserve, e non mi avevano mai davvero convinto. Di fronte a Diamanti grezzi, però, di riserve non ce ne sono. Merito dei Safdie, certo, della loro capacità di raccontare una storia frenetica e ansiogena, che ti toglie il respiro, senza stonature né sbavature, senza forzature né cali di tensione. Ma merito anche di uno straordinario Adam Sandler. Che, alla faccia dei suoi detrattori, un grande attore, quando vuole, lo è sempre stato.

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Ema

Parlando di bombe. Pablo Larraín è uno dei più importanti registi contemporanei, e questo lo sappiamo. E se lo è, è perché con il suo cinema è sempre alla ricerca di nuove strade, di nuove modalità di racconto, di nuovi modi per esplorare il cinema e dare forma a un film. Ema è un film trascinante ed esplosivo, spiazzante e travolgente che pare atterrato sulla Terra direttamente dal futuro, così come dal futuro sembra arrivare la sua protagonista Mariana Di Girolamo. Un film che, a colpi di raggaeton, mette in crisi tutti i nostri dogmi, le nostre convenzioni, per scuoterci dalle nostre abitudini e farci ricominciare a vedere il mondo, il cinema, la vita da nuovi punti di vista. Con una sete rinnovata.

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Il processo ai Chicago 7

Che il cinema abbia bisogno di chi provoca ed esplora, non vuol dire che non ne abbia anche degli alfieri del suo classicismo, sempre che questi alfieri siano in grado di reggere il confronto col passato e di fare quelle mosse (impercettibii e non) capaci di rendere attuale e di rilevanza contemporanea quel tipo di linguaggio e di racconto. Tra di loro, nessuno oggi è come Aaron Sorkin, sceneggiatore sopraffino, artista della parola e maestro assoluto del dialogo: e Il processo ai Chicago 7 è il film che ne è l'ennesima conferma. Classico a partire dall'impegno civile, dal tipo di messa in scena, dal rifarsi alla grande tradizione liberal della Hollywood degli anni Settanta, ma senza dimenticare link e vibrazioni che rendono il film forte e importante nel presente.

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Le sorelle Macaluso

Forse si sarà capito, da questa lista e dalle cose che scrivo di solito, ma come spettatore e come critico il cinema che amo di più è quello che ha dentro di sé un fuoco, una vitalità che non ha nulla a che vedere con quanto curata, levigata o tendente alla perfezione sia la sua struttura o la sua messa in scena. Preferisco di gran lunga i film che sbagliano, ma che sbagliano per eccesso di vita, che quelli che portano a casa il loro compitito senza sbavature, ma anche con scarsa passione. E per questo ho amato tantissimo Le sorelle Macaluso, secondo film da regista di Emma Dante dopo Via Castellana Bandiera (che già era buono): un film che sbaglia e inciampa, anche spesso se volete, ma che ha una voglia di vita e di racconto e un talento dietro che lo rendono, letteralmente, commovente.

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Figli - I predatori

Piazzati insieme, ex aequo, l'uno al fianco dell'altro, Figli e I predatori sembrano e sono due film diversissimi, eppure accomunati da molte cose: dal talento di chi li ha realizzati fino a alla capacità di raccontare un mondo, che poi è il nostro, con uno sguardo che rifugge dal realismo ma cerca strade nuove per arrivare all'essenza della verità. Da un lato l'ultimo lavoro del mai troppo compiato Mattia Torre, che ci ha lasciato questa eredità speciale, e che riguarda lo stare al mondo, e non solo l'essere genitori; dall'altro l'ottimo esordio di Pietro Castellitto, che mira altissimo senza false modestie e senza paura di pestare i piedi a qualcuno, che racconta a modo suo il nostro mondo e anche cosa voglia dire oggi essere figli di quel mondo lì.



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Menzioni speciali:

Cosa sarà, Il colore venuto dallo spazio, Da 5 Bloods - Come fratelli, Gretel & Hansel, Hammamet, Il lago delle oche selvatiche, Imprevisti digitali,, L'immensità della notte, L'ospite, Mi chiamo Francesco Totti, Miss Marx, Richard Jewell, Sono solo fantasmi, The Beach Bum, They Shall Not Grow Old, Tornare a vincere, Tyler Rake, Underwater.

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