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I migliori 10 film francesi usciti in Italia nel 2018

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La nostra top transalpina dell'anno.

I migliori 10 film francesi usciti in Italia nel 2018

Con l’arrivo della stagione delle classifiche annuali si infittiscono le riflessioni sui dodici mesi appena trascorsi e tutti ci sentiamo investiti di chissà quale responsabilità. Sta di fatto, però, che non è stato facile identificare i dieci migliori film francesi usciti nell’anno solare 2018 in Italia. La domanda a questo punto sorge spontanea, ma dieci film su quanti usciti? I dati di quest’anno non sono ancora disponibili, ma possiamo vedere cosa è accaduto nel 2017 per avere un’idea non troppo dissimile da quella di questo 2018. 

I film francesi distribuiti furono complessivamente 116, per un incasso di 25,7 milioni di euro a fronte di 4,4 milioni di spettatori, con una quota mercato appena inferiore al 5%. Come dire, non sono pochi i film transalpini che ogni anno ci vengono proposti.

Se le classifiche di fine anno sono un gioco, allora permettetemi di giocare fino in fondo mettendo in fila questi dieci film, che vi propongo qui sotto dal primo al decimo posto.

TOP 10: I migliori film francesi del 2018 usciti in Italia

  1. Mektoub my love: canto uno di Abdellatif Kechiche 
    Semplicemente meraviglioso, un nuovo capitolo di una carriera che non conosce passi falsi, quella di Abdellatif Kechiche. Dopo la palma d’oro per La vita di Adele riesce a non far rimpiangere quel gioiello con il ritratto pieno di vita, sudore, passione e malinconia di un’estate al mare di un giovane a cui sta per aprirsi un universo di opportunità, ma anche di paura, come quello dell’età adulta. L’utima estate spensierata anche per un mondo - primissimi anni ’90 - in cui la caduta del muro di Berlino aveva aperto un orizzonte pieno di speranza e sogni. Visto oggi fa davvero male. Ignorato misteriosamente a Venezia nel palmares, o meglio ignorato per un vergognoso equivoco sulla sua presunta misoginia, a cui non si è sottratta la presidente di giuria
    Annette Bening, americana in era di #MeToo.

  2. In guerra di Stéphan Brizé 
    Dopo una parentesi in costume di Una vita, Stéphan Brizé torna con il cinema politico, sempre da un punto di vista sociale, vicino ai precari. Se possibile fa ancora meglio de La legge del mercato, tornando a dirigere uno straordinario Vincent Lindon, che si mimetizza con dei non professionisti nel racconto di un gruppo di lavoratori che lottano per impedire la chiusura di una fabbrica che genera profitto. Secco, senza cedimenti retorici, In guerra è un pugno allo stomaco che si segue con la tensione di un thriller e il groppo in gola di una storia che riguarda da vicino troppi di noi.

  3. Petit paysan di Hubert Charuel 
    La vera sorpresa dell’anno, direttamente da quella Francia profonda, una volta dolce e oggi sempre più imbizzarrita, erede della figura carismatica dell’attivista José Bové e della parte originaria (e non strumentalizzata) dei gilets jaune. Un esordio di grande spessore, quello di Hubert Chaurel, con un eccellente protagonista in Swann Arlaud. Un thriller bovino in un mondo contadino molto vicino a quello in cui è cresciuto il regista, il racconto di un legame emozionante e inscindibile.

  4. L’atelier di Laurent Cantet 
    Ancora un maestro del cinema sociale, Laurent Cantet, questa volta racconta di un gruppo di ragazzi del litorale provenzale che nel corso di un’estate partecipano a un laboratorio di scrittura creativa con una scrittrice di gialli di una certa notorietà. L’obiettivo finale è di scrivere un thriller che sia ambientato nella loro realtà. A proposito di realtà, senza manifesti o didascalismi, L’atelier è forse il film che meglio racconta la radicalizzazione di una gioventù annoiata, non disagiata, in cui cattive fedi possono propagarsi insospettabilmente, sulle rovine di una Francia post ideologica.

  5. Visages Villages di Agnès Varda e JR 
    Una coppia meravigliosa, anche solo a vederla, quella curiosamente assortita e composta dallo splendido folletto novantenne Agnès Varda e dal fotografo “vagabondo” JR. I due viaggiano per la Francia dei piccoli villaggi dialogando nel frattempo fra loro, mettendo a confronto con curiosità e apertura mentale mondi diversi, generazioni lontane e piccole grandi storie di gente comune. Inno d’amore alla fotografia, al cinema e alla vita. Commovente e divertente, semplicemente un godimento.

  6. C’est la vie di Eric Toledano e Olivier Nakache 
    I due autori di Quasi amici salgono di giri e realizzano il loro miglior film, oltretutto il più politico proprio quando sembrerebbero essersi discostati dall’impegno di un Samba. Commedia corale scritta bene, divertente e con il giusto spazio a tutti gli (ottimi) interpreti. Su tutti un Jean-Pierre Bacri ‘wedding planner’ in forma come non lo vedevamo da anni. Gilles Lellouche che canta Ramazzotti è da antologia. Una commedia che ci invita a mantenere il senso della festa, nonostante tutto.

  7. L’affido di Xavier Legrand 
    Sorpresa di Venezia 2017, dove ha vinto come miglior regia e il Leone del futuro. Opera prima. quindi, di notevole maturità, che racconta della tensione in una coppia in pieno divorzio, con un uomo sempre più ingestibile e incapace di accettare la fine del rapporto, 
    col rischio che ci vadano di mezzo anche i due figli. Ottimi Léa Drucker e Denis Ménochet.

  8. Il complicato mondo di Nathalie di David Foeinkinos e Stéphane Feonkinos 
    Karin Viard tiene il profilo basso, ma conferma ancora una volta di essere una delle migliori attrici europee, all’interno di un cinema, come quello francese, in cui le interpreti di grande livello sono decine. Jalouse, questo il titolo originale ben più efficace, racconta la crisi di mezz’età di una cinquantenne, single e in procinto di festeggiare i 18 anni della splendida figlia, ballerina in rampa di lancio. Commedia brutale e cinica, ma anche commovente racconto di un’età complessa.

  9. Montparnasse femminile singolare di Léonor Sérraille 
    Ancora un’opera prima, Caméra d’or a Cannes 2017, conferma di una cinematografia in salute, è un film al femminile costruito intorno alla figura tutta istinto di Laetitia Dosch, una delle giovani attrici che amiamo di più, nella sua originalità. Nel film si chiama Paula e gira per Parigi, dove torna ignorata dal suo ex e dalla città intera, vagando sola in cerca di un nuovo inizio, cercando di rimettersi in gioco. Ostinata e allegra, in una parola irresistibile.

  10. A voce alta di Stéphane De Freitas 
    Un documentario che ha scosso il paese, 
    duramente colpito dagli attentati terroristici di questi ultimi anni, durante la campagna elettorale per le presidenziali. Il concorso di eloquenza che coinvolge un’improbabile classe mista di una scuola delle banlieu parigine diventa un inno alla parola, alla cultura e al convincimento come risposta alla barbarie. Ogni sillaba al posto giusto, in un documentario in cui ci si fa coinvolgere e commuovere da un gruppo di ragazzi che conquistano.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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