I magnifici 7: quando Hollywood rifà il cinema asiatico

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I magnifici 7: quando Hollywood rifà il cinema asiatico

Esce nelle sale l'Oldboy di Spike Lee, nuova versione dell'originale di Park Chan-wook, ma sono anni (anzi, decenni) che il cinema hollywoodiano rifà i grandi successi asiatici.
Ecco un breve compendio dei film che da Oriente sono approdati in Occidente:

 

I sette samurai / I magnifici sette

E partiamo proprio parlando del film che ha fornito lo spunto per il titolo di questo nostro breve viaggio nel mondo dei remake hollywoodiani di celebri titoli asiatici. Era il 1960 quando John Sturges diresse un film immortale come I magnifici sette. Oggi lo sappiamo tutti, ma ai tempi forse il grande pubblico ignorava che il western con Yul Brynner e Steve McQueen era un libero rifacimento del giapponese I sette samurai, uno dei film più noti di Akira Kurosawa, che era uscito sei anni prima. E se I magnifici sette fu il primo, altri film arrivarono poi nel corso degli anni dalla stessa fonte d'ispirazione: I mercenari di Macao rifaceva proprio I sette samurai, mentre Yojimbo, altro noto film di Kurosawa, fu alla base di Per un pugno di dollari e, in anni più recenti, Ancora vivo. E Rashomon, nelle mani di Martin Ritt, divenne L'oltraggio.

 

Godzilla / Godzilla

Tra i film provenienti dall'Estremo Oriente che ebbero successo e popolarità in Occidente negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, oltre a quelli di Kurosawa e altri maestri, un ruolo di primo piano spetta di sicuro a Gojira, il lucertolone nucleare con il quale il paese del Sol Levante faceva i conti con le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Uscito nel 1954, il film di Ishiro Honda generò un numero altrissimo di quelli che oggi chiameremmo sequel e spin-off, che andarano avanti fino ad anni recentissimi ma che rimasero produzioni tutte giapponesi. Fino al 1998, quando Roland Emmerich fece sbarcare il lucertolone (questa volta generato dagli esperimenti nucleari francesi in Polinesia) in quel di New York. E l'anno prossimo, a riportare Godzilla sugli schermi, ci penserà il Gareth Edwards di Monsters, e noi non vediamo l'ora.

 

Ringu / The Ring

Quello che Godzilla ha rappresentato, in termini di influenze, per il cinema fantastico degli anni Cinquanta e Sessanta, allo scoccare del Terzo Millennio sono stati i J-Horror, gli horror psicologici e di fantasmi esplosi in patria poco prima del 2000, a rappresentare la maggior fonte d'ispirazione per i remake hollywoodiani. Ringu di Hideo Nakata, a sua volta proveniente da produzioni televisive e ricco di sequel, è stato forse il più celebre di questi film, e non a caso è stato il primo ad essere rifatto negli Stati Uniti, ad opera di Gore Verbinski. Ma dopo The Ring, e il suo sequel (diretto proprio da Nakata in trasferta hollywoodiana), sono stati innumerevoli gli horror americani che hanno più o meno pedissequamente rifatto i loro omologhi giapponesi o comunque orientali: da Dark Water (forse il migliore di tutti) a The Grudge, passando per The Call, Shutter, Mirrors, The Eye e molti altri ancora.

 

Infernal Affairs / The Departed

Non di solo horror, comunque, vive il cinema orientale. Specialmente ad Hong Kong (prima) e in Corea del Sud (poi), un genere che va per la maggiore e ha prodotto titolo davvero notevoli è il noir, teso e metropolitano. Di enorme successo in patria e all'estero è stata ad esempio la splendida trilogia hongkonghese di Infernal Affairs, diretta a quattro mani da Andrew Lau e Alan Mak e interpretata da attori del calibro di Andy Lau, Tony Leung, Anthony Wong ed Eric Tsang. Basterebbe citare Martin Scorsese per far capire lo spessore di questa cupa e sporca trilogia: è stato infatti proprio il regista di Taxi Driver e Toro Scatenato a girare un remake, il primo e finora unico della sua carriera, nel quale ha sintetizzato i tre originali in un unico, densissimo film: The Departed. Con l'aiuto di Leonardo Di Caprio, Jack Nicholson, Matt Damon e Mark Wahlberg.

 

Bangkok Dangerous / Bangkok Dangerous

Capita poi che, come faceva nei suoi anni d'oro, quelli che condussero tra le colline di Hollywood autori come Eric von Stroheim, Billy Wilder, Fritz Lang, Joseph von Sternberg, Ernst Lubitsch, Douglas Sirk, a rifare i loro film negli Stati Uniti siano gli stessi registi che a casa loro hanno firmato dei fortunati originali. È il caso per esempio dei fratelli Pang, Oxide e Dany, impostisi all'attenzione internazionale del 2000 con Bangkok Dangerous, girato nella natìa Thailandia, e registi nel 2008 dell'omonimo remake interpretato da uno spiritatissimo Nicolas Cage. Senza contare che, ad Hollywood, i Pang avevano esordito l'anno prima con The Messenger.

 

Shall We Dancu? / Shall We Dance?

Vuoi perché sono di livello complessivo decisamente inferiore, vuoi perché l'umorismo e il sentimentalismo orientali non sono propriamente sulla stessa lunghezza d'onda di quelli occidentali, le commedie (romantiche o meno) sono invece state esportare all'estero assai più raramente dalle cinematografie dei paesi dell'Estremo Oriente. Significativa eccezione è quella di Shall We Dancu? (non è un refuso), rom-com danzereccia giapponese del 1996 che nel 2004 è diventato il pressoché omonimo Shall We Dance? interprerato da Richard Gere e Jennifer Lopez, in compagnia di Susan Sarandon e Stanley Tucci. Certo, non ci fossero stati la musica e il ballo, forse il film non sarebbe stato rifatto e il remake non avrebbe avuto successo: ma in ogni caso qualcuno provò a fare il bis nel 2008 con My Sassy Girl, riproposizione di un film coreano di sette anni prima. I risultati, però, non furono gli stessi.

 

Il mare / La casa sul lago del tempo

Al nostro elenco di titoli e di generi, passati da un lato all'altro dell'Oceano Pacifico, mancava fino a questo momento il melodramma, altra tipologia di film di non facilissima esportabilità. Ma, nella speranza che a nessuno mai in America o altrove si faccia venire in mente di rifare Wong Kar-wai, nulla è impossibile: ed ecco che il coreano Siworae, noto anche come Il mare, fanta-drammone strappalacrime del 2000, nel 2006 è stato rifatto da Alejandro Agresti con l'ex coppia di Speed formata da Sandra Bullock e Keanu Reeves. Solo che, invece di essere avvincente e adrenalinico, La casa sul lago del tempo è un concentrato di saccarina capace di far sembrare Nicolas Sparks un cinico e arido cantore della misantropia. Gli appassionati del genere, proprio per questo, hanno apprezzato.

 


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