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I film a medio budget spariranno dopo il Coronavirus? Alcuni analisti americani lo pensano.

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Se i blockbuster si rimandano, per i film a medio budget le major, in seguito all'emergenza Covid-19, pensano allo streaming per rientrare nei costi rapidamente.

I film a medio budget spariranno dopo il Coronavirus? Alcuni analisti americani lo pensano.

Se siete appassionati di blockbuster, starete monitorando le uscite di lungometraggi attesi come Wonder Woman 1984, Black Widow, Tenet, Ghostbusters 3, ballerini nelle date a causa dell'emergenza Coronavirus. Ma cosa ne sarà dei film a medio budget? Con "medio budget" a Hollywood s'intende un tipo di prodotto sui 20-50 milioni di dollari, molto meno costoso di un kolossal da 100-200, ma più impegnativo delle produzioni indipendenti totali, che non arrivano a 10. Secondo alcuni analisti, lo spostamento in streaming di alcuni di questi film per l'apocalisse Covid-19 ha creato un precedente che potrebbe metterne a rischio l'esistenza presso le major e in sala.

Variety ha avviato il dibattito a partire dal caso di The Lovebirds, la cui uscita è stata cancellata in aprile e ora diventerà un film Netflix, perché la Paramount ha deciso di recuperare i 16 milioni di dollari di budget (più parte della promozione già finanziata) in tempi rapidi, piuttosto che rischiare un'uscita posticipata in mezzo a un ingorgo di blockbuster. Amara e ironica la metafora di un manager Sony, riferendosi alla sua azienda e agli studi concorrenti: "Siamo come quelle petroliere al largo di Long Beach, piene di petrolio e nessun posto dove scaricarlo". La Sony ha appena venduto alla Apple il film bellico Greyhound con Tom Hanks (50 milioni di budget), in origine collocato in sala a giugno. Non se la sono sentita di rischiare.


Di contro, i servizi di streaming, specialmente quelli basati sul Subscription Video On Demand (SVOD), cioè sugli abbonamenti, guardano all'investimento su nomi di richiamo, nell'ottica di una promozione globale, non concentrata sugli introiti di un singolo prodotto. In altre parole, per servizi come Netflix o Amazon Prime Video il film a medio budget è molto appetibile: l'investimento alto è poco frequentato (a parte i mostruosi 225 milioni di The Irishman), mentre il basso budget conviene più riservarlo alle serie in stile Tredici. Anche il noleggio/vendita in streaming e download non è male, in questo panorama: pare che le major ottengano l'80% del prezzo pagato dall'utente, mentre le percentuali dalla sala viaggiano di solito intorno alla metà (anche per quello si dice che un film per recuperare i costi deve indicativamente incassare il doppio di quant'è costato).

Come sta accadendo in diversi campi, lo shock Coronavirus non sta in effetti creando situazioni nuove, quanto accelerando processi in atto da tempo: la difficoltà di farsi produrre titoli a medio budget per le sale era stata denunciata da diversi anni da alcuni cineasti (ricordiamo Duncan Jones), i quali vedevano appunto i colossi dello streaming come l'unico punto di approdo per quel tipo di produzione. Certamente, liquidare del tutto una spesa moderata giudicandola incompatibile con le sale potrebbe essere un errore: il miliardo di dollari registrato da Joker con un budget di 55 milioni inviterebbe a non compiere passi precipitosi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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