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I cartoon e Braccio di Ferro : un percorso lungo 80 anni

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Genndy Tartakovsky sta lavorando su un lungometraggio: noi riflettiamo sulla carriera animata di Popeye


Nella selva di animazione prodotta per il grande schermo, qualche tempo fa una notizia ha rischiato di sparire dai radar del bombardamento. La Sony Pictures Animation ha deciso di dedicare un lungometraggio in CGI all'immortale Popeye, per noi Italiani da sempre Braccio di Ferro. Mentre fantastichiamo sull'idea di un Popeye moderno, ci scopriamo affascinati dal rapporto che Braccio ha avuto col cartoon.


 

Il cartoonist Elzie Crisler Segar lo inventò nel 1929, affidando la pubblicazione delle strip al King Features Syndicate. In quel momento il fenomeno Mickey Mouse era esploso da un anno, e le potenzialità di quel burbero marinaio non mancarono di intercettare l'attenzione dei Fratelli Fleischer, i più grandi concorrenti di Walt Disney.
Costretti dall'entrata in vigore del Codice Hays di autocensura ad edulcorare il loro cavallo di battaglia, Betty Boop, Max e Dave Fleischer decisero di sfruttare al massimo una licenza già acquisita nel 1932 per l'uso di Popeye in cortometraggi.


Popeye the Sailor Man del '33, ancora ufficialmente un cartoon della serie "Betty Boop", è il debutto di Braccio al cinema. La trasposizione cinematografica semplifica moltissimo lo humor e gli intrecci piuttosto elaborati di Segar, in favore di mille variazioni sul tema della "damigella in pericolo" (ovviamente Olivia, concupita da Bluto). Rispetto a Disney, i Fleischer ignorano il rigore narrativo, partono volentieri per la tangente con gag visive del tutto surreali e lasciano gli animatori liberi di rendere i corpi come tubi di gomma passibili di ogni sollecitazione fisica. L'incredibile voce roca e canterina di Braccio è del caratterista Jack Mercer, che improvvisa senza remore per la sincronizzazione labiale, spesso non rispettata a favore della risata immediata. La qualità tecnica è comunque alta, specialmente quando qualche anno dopo arriva il colore.


Popeye the Sailor Meets Sindbad the Sailor del 1936 è per un anno, prima che esca Biancaneve e i Sette Nani, il cartoon in tecnica tradizionale più lungo della storia del cinema: due rulli (poco più di un quarto d'ora) di avventure musicali, con l'uso in diverse inquadrature di un sistema inventato dai Fleischer, il Tabletop: immaginate una moderna combinazione di un personaggio 2D su un ambiente in computer grafica. Ecco, il Tabletop combinava il personaggio 2D su una ripresa di un modellino dal vero dello scenario, per un effetto tridimensionale e affascinante.


Dopo il fallimento dei Fleischer nei primi anni Quaranta, Popeye continuò in forma di cortometraggio prodotto dai Famous Studios, reincarnazione della ditta dei Fleischer. Il 1957 vede l'ultimo cartoon del ciclo cinematografico arrivare in sala, Spookey Swabs. Oltre vent'anni lasciano il segno, e non c'è da stupirsi se nei primi anni Sessanta il King Features tenta un rilancio in tv, con una qualità molto più bassa e 220 episodi prodotti in soli due anni (!!!).


Tra gli ultimi anni Settanta e i primi anni Ottanta, complice anche un musical dal vivo poco fortunato di Robert Altman, Popeye viene rilanciato da Hanna & Barbera e dall'emittente CBS, con The All-New Popeye Hour. Elemento di massima tenerezza: in tutto questo tempo Jack Mercer è rimasto stoicamente la voce di Braccio, e continuerà a esserlo fino alla sua morte, avvenuta nel 1984.


Giunti agli anni 2000, per ritrovare Braccio in animazione dobbiamo aspettare il goffo 3D di Il viaggio di Natale di Braccio di Ferro (Popeye's Voyage : The Quest for Pappy), uno special di tre quarti d'ora in cui il veterano fantasista Billy West cerca di riprodurre la particolare parlata definita da Mercer.


Perché l'appassionato dovrebbe sperare nel film della Sony? Perché incaricato della regia è Genndy Tartakovsky, che tra Samurai Jack, le Star Wars Clone Wars e il gusto visivo di Hotel Transylvania potrebbe possedere la stessa qualità cara ai Fleischer: la passione per la comicità grafica fine a se stessa.

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