Hugh Jackman: Wolverine compie 50 anni e per noi è sempre the greatest showman

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Hugh Jackman: Wolverine compie 50 anni e per noi è sempre the greatest showman

Da estimatrice della bellezza maschile, rimasi molto colpita da Hugh Jackman la prima volta che mi capitò di vederlo di persona in occasione della presentazione della commedia sentimentale con Meg Ryan Kate & Leopold. All'epoca, l'attore aveva 33 anni e il cinema USA già lo aveva notato e ingaggiato, facendogli interpretare Wolverine nel primo X-Men, impresa che l'uomo venuto dagli Antipodi aveva abbracciato con entusiasmo, ma anche con timore, faticando ad assorbire la rabbia frustrata e l'aggressività del mutante artigliato, ma trovando una valida ispirazione nella performance di Clint Eastwood in Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, guardato più e più volte. Il ruolo, come ormai è leggenda, l'artista di origini inglesi e perfino greche e scozzesi l'aveva ottenuto quasi subito, rendendo felice in primis Patrick Stewart, che lo aveva trovato immediatamente amabile ed empatico.

Ma torniamo a Kate & Leopold. In Italia, l'australiano felicemente sposato dal '96 con la stessa donna (l'attrice Deborra Lee-Furness) non aveva mai messo piede, e quindi ci colpì tutti con il suo charme, il suo garbo e il suo sorriso smagliante. Ebbi la fortuna di intervistarlo cinque anni dopo per The Prestige - e l'emozione fu grande e i discorsi sull'appeal del palcoscenico assai stimolanti - e nel 2008 ci chiacchierai di nuovo per Australia, il "polpettone" di Baz Luhrmann con Nicole Kidman nel quale era il mandriano Drover innamorato della bella Lady Sarah Ashley. Il film non mi convinse, soprattutto se paragonato all'impareggiabile Moulin Rouge!, ma come dimenticare quel fisico perfettamente scolpito sul quale la macchina da presa del composto regista aveva indugiato forse un po’ troppo? Hugh, che nel frattempo era assurto al rango di star, ovviamente non si ricordava di me, ma finse con educazione di rammentare il nostro meeting "volante" e rispose amabilmente alle mie domande, che poi, come sempre succede quando si hanno cinque o sei minuti di intervista, sono le stesse di quasi tutti gli altri giornalisti.

L'ultimo mio incontro con Jackman risale al 2013, anno di Prisoners, ottimo thriller di Denis Villeneuve su un padre alla disperata ricerca del furfante che gli ha rapito la figlia insieme a un'amichetta. Per l'occasione mi feci furba, e con l'uomo dalla voce profonda e gli occhi buoni parlammo poco del film e molto di diverse altre cose, in primis di un premio appena ricevuto, e se vi interessa ascoltare la nostra conversazione, potete sempre vedere e sentire l'intervista a Hugh Jackman per Prisoners. Altrimenti, continuate tranquillamente a leggere: d'ora in poi parleremo solo del favoloso Hugh, lasciando completamente da parte chi scrive. Certo, nel testo che segue non troverete alcuno scoop, anche perché l’attore ha ormai preso l'abitudine di raccontarsi nel dettaglio attraverso i social, Instagram in particolare, dove posta foto della sua famiglia e dei suoi adorati cagnolini, in primis il bulldog francese Dali, immortalato di continuo.

Dovete sapere che James Mangold, che ha diretto Hugh Jackman in tre film (Kate & Leopold, Wolverine: L'immortale e in Logan) lo ha paragonato a uno strumento musicale di nobile fattura, capace di suonare qualsiasi melodia. L'osservazione è appropriata, perché il presentatore degli Oscar edizione 2009 padroneggia perfettamente la commedia leggera, i film romantici, gli action-movie, i cine-comic e i musical, genere che predilige senza ombra di dubbio, perché "quando un musical funziona, non esiste splendore più grande". Jackman, non a caso, ha pensato di diventare attore proprio guardando il compagnuccio di liceo Hugo Weaving esibirsi in "Man of La Mancha". E’ dagli spettacoli accompagnati da canti e coreografie di ballo che è partita la sua carriera, cominciata nel Nuovo Mondo e proseguita nel West End londinese grazie al ruolo di Curly in "Oklahoma"!. Di musical per il grande schermo l'attore ne ha fatti due: il "classicone" Les Misérables e il coraggioso The Greatest Showman, coraggioso perché, al contrario del film di Tom Hooper, non ha avuto uno show di Broadway da cui prendere ispirazione. La dedizione di Hugh al progetto è stata assoluta e, soprattutto adesso, molti preferiscono l'avventura dell’imprenditore circense P.T. Barnum all'opera in costume che rimanda al romanzo-fiume di Victor Hugo. Non che Jean Valjean non sia un personaggio tormentato e sfaccettato, ma il reclutatore di freak da esibire in The Greatest Show on Earth ha qualcosa di veramente affascinante, forse perché ha delle "crepe", diviso com'è fra l'amore incondizionato per la moglie e le figlie e la voglia di far soldi affrancandosi da un passato di miseria e umiliazione. In questo Barnum somiglia un po’ al mago Robert Angier di The Prestige, che cede al lato oscuro per via di un dolore e si bea della gioia dell'apparire.

Hugh Jackman ha adorato il film di Christopher Nolan sulla rivalità fra due prestigiatori, anche se al primo posto, nella sua personale classifica di personaggi a cui ha dato vita, c'è il sopracitato Wolverine. Il Van Helsing dell'omonimo film di Stephen Sommers è stato in sua compagnia per 17 anni, e per il cinecomic in salsa western del commiato ha imposto alla Fox la sua personalissima visione di James "Logan" Howlett, e del suo mutante invecchiato e sdrucito ha amato ogni singola cicatrice, e ha ammesso di averne catturato in pieno l'essenza solo alla fine, e di aver pianto l'ultimo giorno di riprese, non di gioia ma di felicità, la felicità di aver chiuso degnamente un ciclo e di aver avuto la forza di dire addio a qualcuno di caro che era arrivato il momento di relegare nel passato.

A proposito di passato, che altro c'è in quello di Mr. "la meditazione risolve ogni cosa?" Per cominciare, il "gran rifiuto" al personaggio di James Bond, per la paura di rifare in qualche modo Wolverine e per un lieve disappunto nei confronti alla saga dell’agente con licenza di uccidere, giudicata "folle e priva del giusto realismo e della giusta drammaticità". Inoltre non bisogna dimenticare che, nel corso di una frequentazione con i set iniziata da quasi 20 anni, ci sono altri cinecomic gentilmente declinati da Jackman: Superman Returns, Fantastic 4 - I Fantastici Quattro, uno dei vari Hulk, Daredevil, Iron Man. Del resto, Hugh non è né un cultore dei fumetti né un artista interessato ai trilioni di dollari. No, a lui basta quello che ha, e se ha messo la propria fisicità ed energia al servizio degli X-Men senza esitazione è perché, fin dal principio, le avventure di Tempesta & Co. parlavano di diversità e tolleranza, con Magneto che ricordava Malcolm X e Xavier che rammentava Martin Luther King.

Con una laurea in giornalismo, una candidatura all'Oscar e un film preferito non da poco (I predatori dell'arca perduta), Hugh Jackman è l'uomo che tutti noi vorremmo avere come marito o amico: un estimatore delle donne nonostante un'infanzia e un’adolescenza trascorse solo con il padre e i fratelli maschi (sua madre era tornata in Inghilterra) e un family-man che, non potendo avere figli, ha adottato due bambini (un maschio e una femmina). Se fosse poco famoso e potesse andare in giro liberamente, di certo aiuterebbe le vecchiette ad attraversare la strada. E siccome più di ogni altra cosa ama cucinare i pancake la domenica mattina per Debbie, Oscar e Ava, siamo sicuri che, se lo avessimo come vicino di casa, ci inviterebbe a più di un barbecue. Lui che ha il suo supereroe preferito in Nelson Mandela, ha combattuto una battaglia più seria di quelle in cui si sono cimentati tanti suoi personaggi. Ha lottato contro il cancro alla pelle, e ne ha parlato lui stesso sui social. Il 12 ottobre, questo meraviglioso attore che quando recita torna bambino compie 50 anni. Invece di comportarci come quella donna che, tempo fatentò di colpirlo con un rasoio elettrico gridandogli: "Ti amo", gli facciamo semplicemente gli auguri, auguri calorosi e pieni di cuoricini. Felice compleanno, dear Hugh, festeggia degnamente e poi, mi raccomando, posta le foto delle celebrazioni su Instagram, così le vediamo subito subito.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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