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Howard e il destino del mondo, è su Amazon Prime Video il film che causò la nascita della Pixar

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Uno dei più sonori flop della carriera da produttore di George Lucas, Howard e il destino del mondo, in streaming su Amazon Prime Video, non smette di stupire... in tutti i sensi.

Howard e il destino del mondo, è su Amazon Prime Video il film che causò la nascita della Pixar

Howard e il destino del mondo (1986) con la Lea Thompson di Ritorno al futuro e Jeffrey Jones, disponibile in streaming su Amazon Prime Video , è uno dei cult anni Ottanta... suo malgrado. A differenza di tanti lungometraggi di quegli anni magici, come La storia infinita, Gremlins, I Goonies, Labyrinth, fu immediatamente giudicato - concedeteci termini tecnici - una delle più grosse schifezze che Hollywood avesse mai partorito. Una sorta di incidente stradale creativo e produttivo, patrocinato da un George Lucas per la prima volta amaramente ridimensionato, un obbrobrio che avrebbe meritato per sempre l'oblìo. A quasi 35 anni di distanza, abbiamo provato per voi a rivederlo e a imbastire un piccolo processo, lasciando la sentenza a voi, ma per onestà vi forniamo un contesto.

Howard e il destino del mondo, la trama e l'origine del cinecomic Marvel ante-litteram

Howard the Duck (questo il titolo originale) è l'adattamento del fumetto omonimo creato nel 1973 da Steve Gerber (testi) e Val Mayerik (disegni) per i tipi Marvel. Il protagonista è un papero umanoide arrivato da un'altra dimensione direttamente sulla Terra: è vagamente paperinesco nel suo aspetto fumettistico, tanto che la Disney concorda con la Marvel (all'epoca non sono una cosa sola) un redesign del personaggio per differenziarlo maggiormente da Donald. Innamoratosi del comic book, George Lucas reduce dal Ritorno dello Jedi decide di ricavarne un lungometraggio, affidandolo agli sceneggiatori Willard Huyck & Gloria Katz, con i quali aveva già scritto American Graffiti e Indiana Jones e il tempio maledetto: affiderà ai due la regia (Hucyk) e la produzione (Katz), intercettando l'interesse della Universal, con la coda di paglia per aver rifiutato altri progetti di successo di Lucas, tra cui Star Wars. "Questo non sbaglia mai", si saranno detti. Una serenità del tutto compromessa al termine del primo test screening: la leggenda narra di due capi della Universal che vengono addirittura alle mani, accusandosi reciprocamente di aver approvato la porcheria alla quale hanno appena assistito.
Scartata malauguratamente l'ipotesi di un cartoon, Howard e il destino del mondo è diventato un film dal vero pieno di effetti visivi, con una trama a grandi linee simile a quella del fumetto: Howard giunge sulla Terra, diventa amico della bella ma sfortunata cantante Beverly (Thompson) e con l'aiuto dell'imbranato ricercatore Phil (Tim Robbins) ha la meglio su altri visitatori interdimensionali, molto più mostruosi e cattivi di lui, dai quali è per un attimo posseduto lo scienziato Walter Jenning (Jeffrey Jones).
Howard the Duck, uscito negli Usa il 1° agosto 1986 e in Italia a Natale, per un budget di 37 milioni di dollari ne porta a casa appena altrettanti, uscite internazionali incluse: una batosta devastante. Vincerà un Razzie Award come peggior film, nonché per peggiore sceneggiatura, peggior nuovo personaggio e peggiori effetti visivi, conquistando nomination per peggiore non protagonista (Tim Robbins), peggiore regia e peggiore canzone originale omonima. Addirittura Gloria Katz sarà nominata nel 1990 a un Razzie per il peggior film del decennio appena trascorso (lo conquisterà Mammina cara, per la cronaca).

Howard the Duck, la parola all'accusa

Vostro onore, signori della giuria: chi scrive ha posticipato per anni la visione di Howard e il destino del mondo, per una semplice ragione: il protagonista. Non eravamo ancora nell'epoca della CGI (con la quale Howard si è reincarnato in un cammeo in Guardiani della galassia), perciò il papero fu interpretato sul set da svariati attori nani, in particolare Ed Gale, con cinque burattinai a telecomandare le espressioni del suo viso. Ebbene, è orrendo. Goffo, solo parzialmente espressivo, sproporzionato, Howard nel film è una presenza trash davanti alla quale la sospensione dell'incredulità è un'impresa impossibile. Anche storicizzando, le Tartarughe Ninja del 1990 sono meno inguardabili.
Cosa più grave, Howard e il destino del mondo è un film dal registro contraddittorio e confuso, forse dovuto alla divergenza sull'interpretazione del materiale e alla consapevolezza di quanto diventasse automaticamente imbarazzante portarlo sul set, con la tecnologia disponibile: saltare dalla fantascienza al comico demenziale, passando per l'horror vero e proprio (la metamorforsi di Jenning non è buffa, è disturbante sul serio!), richiederebbe un approccio più libero anche sul piano formale, un tocco di metalinguismo, un'atmosfera più anarchica. Invece Howard e il destino del mondo ha una costruzione della sceneggiatura ingenua, spiegona, tradizionale, nella quale specialmente il personaggio di Lea Thompson si rapporta al papero senza scomporsi più di tanto, come se fosse in una delle più scontate produzioni per famiglie in live action. Salvo poi rinvenire un preservativo nel portafogli del palmipede (mamma mia!), che a un certo punto sembra non insensibile alle sue grazie e sbarca per poco il lunario in un locale a luci rosse. Insomma, Howard e il destino del mondo è un raro caso di film per bambini non per bambini.
Colpo di grazia, il montato finale ammonta a 111 minuti, che in termini assoluti non sarebbero nemmeno tanti, se non fosse che alcune sequenze (come quella dell'inseguimento sull'ultraleggero) sono coreografate e montate senz'alcun senso della misura: una ventina di minuti di sforbiciate sarebbe stata ben accetta! L'incapacità di asciugare il montaggio, combinata ai cambi di registro di cui sopra, in più di un caso può materializzare l'iconico punto interrogativo sulle nostre teste. Di fronte a un disastro del genere, vi invito a mettervi una mano sul cuore e a emettere una sentenza d'aspra condanna.

Howard e il destino del mondo, la parola alla difesa

Signori della giuria, vostro onore, il mio cliente Howard e il destino del mondo è un film sgangherato, è vero, ma chi potrebbe escludere che in questo risieda la sua identità, la sua libertà creativa? L'accusa si accanisce sulla povera Beverly, interpretata peraltro da una Lea Thompson che i fan di Ritorno al futuro non hanno mai visto così sexy, meticolosa nel creare un "incrocio tra Madonna e Cyndi Lauper". Ma l'accusa dimentica di dire che Tim Robbins e Jeffrey Jones sembrano aver abbracciato in modo più uniforme la scemenza dell'operazione, tanto che la loro recitazione tradisce una consapevolezza goliardica, condivisa dagli autori. Non va nemmeno dimenticato che almeno in una sequenza la miscela di quei registri si amalgama perfettamente: ci riferiamo alla scena nel diner. [Obiezione vostro onore! E' proprio quando il film si sfalda del tutto!, ndAccusa] [Respinta, è bene non soffocare alcuna sensazione, ndr]. Una sequenza in cui non si capisce proprio quale film si stia guardando: non è forse un risultato liberatorio e inaspettato per un "film per famiglie"? Davvero vi infastidisce tanto sapere che l'effetto è con ogni buona probabilità involontario? Non conta il risultato, abituati come siamo a minestre riscaldate?
Che dire poi degli effetti visivi? Non avrete di sicuro visto molti b-movie trash con gli effetti curati dall'Industrial Light & Magic, all'altezza delle migliori produzioni coeve, il non plus ultra del fotomontaggio analogico del periodo? Andiamo, il mostro finale è persino animato in stop motion da un genio veterano come Phil Tippett! [Obiezione vostro onore, gli effetti visivi hanno vinto un Razzie!, ndAccusa] [Respinta, lo sanno tutti che i Razzie son bravi a saltare sul carro dei perdenti, ndr]
Signori della giuria, vostro onore, vi chiedo di mettervi la mano sul cuore e vi lascio con questa riflessione: se Howard the Duck non fosse stato realizzato, forse la Pixar non sarebbe mai esistita, è un fatto. In seguito al flop del film, George Lucas, indebitato per la costruzione dello Skywalker Ranch, accettò un'offerta a prezzo stracciato da Steve Jobs, interessato alla sua divisione sperimentale di CGI, il Lucasfilm Graphics Group... che Steve avrebbe poi ribattezzato Pixar. Se nemmeno questo vi basta per un'assoluzione, aggiungiamo che la carriera di Willard Huyck come regista, al secondo costoso flop di fila, terminò qui. Volete emettere un'altra condanna, per infierire ancora? Assolviamo Howard e il destino del mondo, derubrichiamolo a testimonianza di un tempo che fu.

A questo punto non rimane che lasciare a voi l'arduo fardello del giudizio finale, magari rivedendo il film anche in lingua originale con sottotitoli su Amazon Prime Video (nel panico, i nostri responsabili dell'adattamento edulcorarono diverse espressioni pesanti). Deluso e ferito, George Lucas commentò che Howard e il destino del mondo sarebbe stato giudicato un capolavoro solo dopo vent'anni: ha sbagliato il calcolo di quattordici? Come giuria, avete una grande responsabilità. Guarda Howard e il destino del mondo su Amazon Prime Video



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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