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Hors-la- loi, il film di Rachid Bouchareb in concorso al Festival di Cannes 2010

Il cammino che ha portato all'indipendenza algerina dalla Francia è stato lungo, violento e doloroso. E Hors la loi si propone di raccontarlo attraverso la vicenda di tre fratelli. Cacciati dalla loro terra bambini alla metà degli anni Venti

Hors-la- loi, il film di Rachid Bouchareb in concorso al Festival di Cannes 2010

Hors-la-loi, il film di Rachid Bouchareb in concorso al Festival di Cannes 2010


Il cammino che ha portato all’indipendenza algerina dalla Francia è stato lungo, violento e doloroso. E Hors-la-loi si propone di raccontarlo attraverso la vicenda di tre fratelli. Cacciati dalla loro terra bambini alla metà degli anni Venti, li ritroviamo circa alla metà degli anni Cinquanta, quando da una decina di anni almeno hanno preso il via i moti indipendentisti. I tre si ritrovano a Parigi: uno appena uscito di prigione dove la sua coscienza politica si è accresciuta e sedimentata; uno reduce dalla guerra in Indocina che ha visto vittorioso Ho Chi Min; il terzo, che era sempre rimasto con la madre, da sempre lontano dalla politica e interessato ai soldi, meglio se facili.

È sulle loro vicende, parallele e incrociate, che Rachid Bouchareb imbastisce un racconto che alle ambizioni di ricostruzione storiografica affianca quelle di presa di posizione politica.
Apertamente schierato, il film di Bouchareb lascia intuire infatti fin dal titolo come la lotta per l’indipendenza dell’Algeria è stata condotta al di fuori della legalità perché quello era l’unico spazio a disposizione contro un colonialismo francese ingannatorio e violento, che non esitava a giocare sporco a sua volta per reprimere e mantenere lo status quo. Cercando allo stesso tempo di farsi questione privata vibrante e coinvolgente, dramma personale e familiare che vede protagonisti tre uomini che la vita ha spinto in direzioni uguali e contrarie.

Se le intenzioni di Hors-la-loi sono chiare ed evidenti, sono le sue modalità declinazione a penalizzare un film che cerca costantemente di farsi grande affresco epico, ma che confonde grandeur, magniloquenza e logorrea e non agguanta mai la modalità adatta per effettuare quello scarto in grado di garantire emozione e spessore.
Quella narrata da Bouchareb è una vicenda che non riesce mai a decollare e a coinvolgere del tutto, forse anche perché l’ansia di ricostruzione e la voglia di impegno sono portate avanti infatti attraverso schematismi un po’ banali (come nella tripartizione che assegna ai fratelli i facili ruoli di ideologo, braccio armato e di materialista che si pentirà del suo distacco dalla politica), seguendo una struttura narrativa basilare e uno sguardo che non sublima mai, né scavando nel basso né guardanto in alto.

E Hors-la-loi rimane così eccessivamente legato alla concretezza degli eventi e negando(si) la costruzione di momenti e psicologie che avrebbero arricchito una storia che se in partenza di passione politica ne ha tanta, di passione - soprattutto cinematografica - ne trasmette proprio poca.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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