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Hollywood e gli attentati presidenziali: da The Dramatic Life of Abraham Lincoln a Prospettive di un delitto

Prospettive di un delitto è solo l'ultimo di una lunga lista di film che - prendendo spunto dalla Storia o dall'attualità sociopolitica - raccontano di attentati alla vita del Presidente degli Stati Uniti


Tra i tanti primati che detengono, gli Stati Uniti d’America ne possono annoverare uno alquanto discutibile: nessun altra democrazia occidentale ha infatti avuto nella Storia tanti capi di stato assassinati e/o oggetto di attentati alla loro vita.
La lunga storia di assassinii presidenziali negli USA ha infatti inizio il 14 aprile del 1865, quando l’attore sudista John Wilkes Booth sparò ad Abramo Lincoln durante una rappresentazione di Our American Cousin al Ford Theatre di Washington. Il 2 luglio del 1881 fu invece la volta di James A. Garfield, colpito due volte alla schiena dalle pallottole sparate da Charles J. Guiteau, che si era visto rifiutare dal presidente un incarico diplomatico. Il Presidente William McKinley fu ucciso il 6 settembre del 1901 per mano di dell’anarchico Leon Czolgosz, mentre nota pressoché a tutti è la data della morte di John Fitzgerald Kennedy, ucciso a Dallas il 22 novembre del 1963. Noto è anche il nome dell’assassino “ufficiale” di Kennedy, Lee Harvey Oswald, ma altrettanto risaputo è che intorno la morte di Kennedy c’è tutt’ora un grande mistero che potrebbe nascondere complesse cospirazioni.
Se quattro sono stati i Presidenti degli Stati Uniti assassinati, molti di più sono quelli che sono stati vittime di attentati: da Andrew Jackson nel 1835 fino a George W. Bush (contro il quale il 10 maggio del 2005 a Tblisi, in Georgia, fu gettata una granata che però non esplose), passando per i due Roosevelt, Truman, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush padre e Bill Clinton – molti dei quali vittime di più di un attentato.E come se tutto questo non bastasse, intorno alla morte apparentemente per cause naturali di altri due presidenti, Taylor e Harding, ci sono ipotesi di complotto che parlano di omicidi attentamente mascherati.

Una storia sanguinosa, quindi, quella della Presidenza americana, che non poteva non influenzarne il cinema, che della storia e della società degli States è uno degli specchi più fedeli ed attenti. Senza contare opere alla J.F.K. o come The Dramatic Life of Abraham Lincoln, film biografico del 1924 dedicato al sedicesimo Capo di Stato americano, sono numerosissimi infatti i film di finzione che vedono al centro della loro trama thrilling tentativi (riusciti o meno) di uccidere quello che da molti è considerato come l’uomo più potente del mondo o candidati ad esserlo, e Prospettive di un delitto è quindi solo l’ultimo in ordine di tempo di una lungo elenco di titoli, che - per una serie di circostanze legate all’attualità e non solo - si sono particolarmente concentrate nell’arco delle ultime stagioni. E quello diretto da Pete Travis è un film che fa tesoro dei titoli che lo hanno preceduto, mescolando al suo interno, in maniera anche piuttosto armonica, numerosi temi e figure ricorrenti del filone di cui è il più recente esponente.

Ma andiamo per ordine: tra i primi a parlare di (tentati) assassinii politici in un contesto thriller è stato John Frankenheimer, quando nel 1962, con Va’ e uccidi, adattò un celebre romanzo di Richard Condon nel quale un reduce dalla guerra di Corea veniva sottoposto ad un lavaggio del cervello e fatto diventare un killer che doveva eliminare un candidato alla presidenza. Stessa trama, attualizzata alla situazione politica contemporanea, per l’ottimo remake del 2004 firmato da Jonathan Demme, The Manchurian Candidate. Nel 1993, con Nel centro del mirino, Wolfgang Petersen introduce una figura centrale nei film del genere a venire: quella della guardia del corpo del Presidente che deve sventare un elaborato piano mirato all’eliminazione del capo di stato americano. Nel film di Petersen il ruolo era affidato a Clint Eastwood, agente dei servizi segreti tormentato dalla morte di Kennedy (della cui scorta faceva parte) che cerca riscatto difendendo dalle minacce di John Malkovich il presidente interpretato da Jim Curley. In realtà già nel 1987 Charles Bronson aveva interpretato un ruolo simile nel thriller di Peter R. Hunt Assassination, ma in quel caso la persona da proteggere non era il presidente ma la sua First Lady.

Sempre nel 1993 il cinema metteva a rischio la vita dell’inquilino della Casa Bianca ne Il rapporto Pelikan, film diretto da Alan J. Pakula basato sull’omonimo romanzo di John Grisham, mentre nel 2002 viene da un libro di Tom Clancy Al vertice della tensione, il film di Phil Alden Robinson in cui è l’analista della CIA Jack Ryan – interpretato da Ben Affleck – a dover difendere un presidente neo-eletto dalla minaccia di alcuni terroristi che mirano a riportare Usa e Russia ai tempi della Guerra Fredda o peggio. Nel 2003 Michael Haussman prende il tema parecchio alla larga nel suo Blind Horizon – Attacco al potere, nel quale Val Kilmer interpreta un ruolo di un personaggio in preda ad un’amnesia che lentamente si convince di essere una pedina fondamentale di un complotto destinato all’eliminazione del Presidente.
Pedina inconsapevole di un simile complotto – o meglio, capro espiatorio – è anche l’ex cecchino interpretato da Mark Wahlberg nel recente Shooter di Antoine Fuqua, mentre le guardie del corpo e/o agenti dei servizi segreti tornano prepotentemente alla ribalta non tanto a film come The Sentinel di Clark Johnson (dove Michael Douglas è parte della scorta presidenziale e viene sospettato di essere la talpa di un gruppo di complottandi, ma grazie alla serie tv 24, dove fin dalla prima stagione il protagonista Jack Bauer deve difendere il candidato alla Presidenza da un attentato, tema che ricorrerà anche nelle stagioni successive. Da sottolineare poi che l’idea strutturale sottostante a 24, quella degli eventi che si svolgono in tempo “reale”, è debitrice del thriller del 1994 Minuti contati: diretto da John Badham, il film vedeva Johnny Depp nei panni di un uomo che aveva 90 minuti di tempo a disposizione per eliminare una Governatrice e salvare così la figlioletta rapita da dei terroristi che in questo modo lo ricattano.
Infine va sicuramente ricordato l’importante mockumentary di Gabriel Range Death of a President - Morte di un Presidente, nel quale si ipotizzava l’assassinio del Presidente attualmente in carica George W. Bush e le conseguenze che il gesto aveva sui singoli e sulla collettività statunitense (e mondiale).

Prospettive di un delitto sembra quindi aver mescolato al suo interno molte parti e caratteristiche dei film che abbiamo appena citato: tra i protagonisti c’è infatti la guardia del corpo interpretata da Dennis Quaid (appena rientrata in servizio dopo essersi ripresa fisicamente ed emotivamente dalla pallottola che si era beccato proprio per salvare il Presidente); l’attentato al Presidente è figlio di un complesso complotto terroristico; da Death of a President - Morte di un Presidente si riprendono poi alcune tematiche esplicitamente politiche legate alla contemporaneità ed uno stile che inizialmente ricalca quasi la docu-fiction, mentre lontanamente mutuata da 24 è una struttura che s’ispira al real timing e che fa sì che il film sia diviso in diverse sequenze che raccontano sempre lo stesso arco di tempo, tante quante sono i personaggi attraverso i cui occhi “vediamo” svolgersi i fatti immediatamente precedenti ed immediatamente successivi all’attentato al Presidente interpretato da William Hurt.
Un cocktail, quello di Prospettive di un delitto, concettualmente abbastanza interessante, sia nella rielaborazione degli stilemi del genere, sia nel tentativo abbozzato di guardare a linguaggi altri da quelli puramente cinematografici, ma che soprattutto colpisce per l’idea di ripetizione insita nella formula con la quale viene sviluppato. Una necessità di rivedere e rivivere da diverse angolature e prospettive che pare indubbiamente figlia più di inconsce riflessioni sul mutamento che la forma film sta subendo per via dell’irrompere dei formati digitali e delle nuove modalità di fruizione extra sala cinematografiche che dalla volontà di rappresentare la frammentazione caotica del reale e l’impossibilità di cogliere una verità unitaria come era invece in Death of a President - Morte di un Presidente. Purtroppo non tutte queste implicazioni teoriche vengono adeguatamente sviluppate, e nel finale poi il film di Pete Travis si appiattisce sui peggiori cliché dell’action thriller hollywoodiano: ma questa è un’altra storia, nel complesso assai meno interessante di quel che è venuto prima.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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