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Happy Birthday, miss Monroe

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Per celebrare il 90° anniversario della nascita di un'icona del cinema, abbiamo immaginato di festeggiarla da viva.


Happy Birthday, miss Monroe.
La più grande icona cinematografica del Ventesimo secolo compie novant'anni, gli ultimi venticinque circa dei quali trascorsi quasi sempre lontani dalle scene e dai riflettori. Ma noi, negli occhi e nella mente, la vediamo ancora e di continuo: giovane e bellissima, o matura e affascinante, protagonista dei tanti film meravigliosi che, in quasi cinquant'anni di carriera, ha interpretato per Howard Hawks, Billy Wilder, George Cukor, François Truffaut, Mike Nichols, Woody Allen, Steven Spielberg e tanti ancora.
E chissà con quanti altri maestri della storia del cinema avrebbe lavorato ancora, Marilyn, se non avesse deciso, una quindicina di anni fa, di seguire tardivamente l'esempio della sua grande amica Brigitte Bardot, e di ritirarsi a vita privata nella sua villa nel Sud di quella Francia che divenne la sua patria adottiva quando, dopo le velenose polemiche sul suo presunto tentativo di suicidio nel 1962, e l'omicidio di J.F. Kennedy nel 1963, la diva decise di lasciare gli Stati Uniti, e pensava di abbandonare anche il cinema.

Fu proprio grazie a Truffaut che Marilyn continuò a recitare, nonostante, dopo Gli spostati, sembrava decisa a lasciare i set e a non cedere alla corte spietata di Billy Wilder, che la voleva in Irma la dolce e Baciami... stupido. Quei film non li interpretò mai, ma nel 1964 diede vita a uno dei suoi personaggi più intensi e memorabili: quello di Marnie nell'omonimo film di Alfred Hitchcock, convinto dal regista francese a scritturare la diva, di cui parlò diffusamente nel corso di quelle interviste divenute poi il più famoso libro della storia della letteratura cinematografica.
Il pressing di Truffaut, su Hitchcock e sulla Monroe,cambiò la storia del cinema: un pressing senza il quale l'attrice non avrebbe continuato a recitare, interpretando negli anni poche parti, ma memorabili, in film entrati di diritto nella storia della Settima Arte: non solo Marnie (che per la Monroe funzionò quasi come una seduta d'analisi, e che le permise di superare molte sue debolezze), ma anche La sposa in nero, Due o tre cose che so di lei, Sette volte donna, Il laureato, Oltre il giardino, Gli ultimi fuochi, Un'altra donna, Always – per sempre; con l'aggiunta delle piccole apparizioni nei film di quello che considerava l'erede di Billy Wilder, John Hughes.
Nel 2002 la sua ultima apparizione cinematografica, quel piccolissimo cammeo costruito apposta per lei da Brian De Palma in Femme Fatale, a più di dieci anni dal ruolo in Taxisti di notte di Jim Jarmusch.

Nonostante sia sempre stata un'icona adorata in tutto il mondo, Marilyn ha guardato con distacco e col sorriso a quel suo status, ai quadri di quell'Andy Warhol che incontrò una volta sola, al leggendario party organizzato per lei dove suonarono i Rolling Stones e i Velvet Underground. Anche la sua vita privata, dopo le turbolenze della della prima fase della sua carriera, cambiò in maniera radicale: solo un breve flirt con Warren Beatty, tenuto sotto silenzio e lontano dai paparazzi. E perfino il riavvicinamento con l'ex marito Arthur Miller, avvenuto alla fine degli anni Settanta, fu gestito dalla coppia con una discrezione di cui non era stata capace vent'anni prima. Anche perché, da Inge Morath, Miller non divorziò mai.

Al di la di quelle di scena, pochissime le foto che circolano di Marilyn, che non è mai voluta andare in televisione e nemmeno a ritirare l'Oscar alla carriera tributatole da un'Academy che non amava, e che non ha mai voluto accettare.
A garantire la privacy di Villa Zucchero, oltre alla security privata, ci sono gli alti roseti, di quella varietà rosa creata per lei da un botanico belga negli anni Ottanta, e la dinastia di cani da guardia che, da decenni, la diva chiama tutti con lo stesso nome, Clark, che i maligni vorrebbero essere una frecciata al compianto Gable.

Ben nota, ma non per voglia di ostentare, è invece l'attività della Marilyn Monroe Foundation, nata negli anni Ottanta, e attiva in tutto il mondo a supporto dell'infanzia e dell'istruzione: di quei bambini che Marilyn ha sempre desiderato e non ha mai avuto, e che amava come li amava l'amico del cuore, quel Micheal Jackson che se n'è andato prima di lei e col quale ha inciso memorabili duetti entrati nella storia della musica.
Le uniche, e sporadiche dichiarazioni pubbliche della Monroe hanno riguardato sempre solo e soltanto le attività della sua Fondazione: su tutto il resto, l'attrice ha tenuto il massimo riserbo. E non c'è da credere nemmeno alle voci che vorrebbero un'autobiografia pronta alla pubblicazione: le memorie di Marilyn Monroe sono tutte lì, nei suoi film, nel suo lavoro, nel suo essere un'icona suo malgrado.

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