Guillermo del Toro analizza Roma del suo amico Alfonso Cuarón

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Guillermo del Toro analizza Roma del suo amico Alfonso Cuarón

Guillermo del Toro, vincitore l'anno scorso dell'Oscar per la migliore regia di La forma dell'acqua, non ha mai nascosto la sua ammirazione per il conterraneo Alfonso Cuarón, di cui è amico da anni. Ora che Cuarón ha vinto il Golden Globe per la regia con Roma e forse si avvicina a un altro Oscar dopo Gravity, Guillermo non è riuscito a trattenersi e ha riempito il suo account Twitter non tanto di complimenti, quanto di una vera e propria analisi che andiamo qui sotto a riassumervi. Del Toro non è nuovo a questo tipo di scomposizione delle opere dei colleghi: l'anno scorso lodò sia Baby Driver di Edgar Wright sia Logan di James Mangold.
Per capire quello che segue si dà per scontato che abbiate visto il film Netflix, tra l'altro Leone d'Oro all'ultimo Festival di Venezia. Vi sconsigliamo di proseguire se avete intenzione di vederlo. Ecco cosa ci dice Guillermo.

I titoli di testa riassumono già una chiave di lettura dell'opera: la sporca terra e il cielo rimangono separati e inarrivabili, ma è l'acqua, detonatore di tutte le emozioni del film, ad unirli (in questo caso nel riflesso). Analogamente, nell'inquadratura finale è Cleo che ascende verso il cielo: non lo tocca, ma è l'unico personaggio del film ad avere la grazia necessaria per l'ascesa. L'idea che l'acqua sia un detonatore di significato e emozioni ritorna nel climax del salvataggio dei bimbi dal mare in tempesta e nella rottura delle acque durante l'acquisto della culla.
Per conferma esterna di questa simbologia, Guillermo ricorda la cocciutaggine di Alfonso nel pretendere, nel finale di Gravity, che il personaggio di Sandra Bullock fosse del tutto sola, senza le squadre di salvataggio che la produzione suggeriva, in un recupero contrario della stessa connessione tra Cielo e Terrra (passando guardacaso dall'acqua)

Il silenzio di Cleo per quasi tutto il film è significativo, specialmente in funzione della sua rottura disperata dopo il salvataggio, contenente l'ammissione drammatica: "Non volevo che nascesse". E' una comunicazione reale generalmente negata, che di rado riesce a esplodere. Così come terra e cielo sono separati, le classi sono distinte: non solo servitori e padroni (il cui rapporto non viene mai del tutto meno anche quando c'è calore), ma anche tra Cleo e il suo amante traditore Fermin. I contatti sembrano essere transitori: solidarietà, amore... la quantità di personaggi non cancella l'idea della solitudine.

Roma non è un ritratto ma un affresco. L'inquadratura [peraltro quasi sempre in grandangolo e senza profondità di campo, com'è usanza di Cuarón, ndr] ospita, tra piani sequenza, inquadrature. movimenti di macchina e suono, un testo da leggere, che lo spettatore deve abitare attivamente per ricavarne senso, con l'osservazione e l'ascolto. Da quest'ultimo punto di vista, il sound design è sottile e curato, concepito per pilotare l'attenzione in modo elegante. Del Toro coglie anche l'occasione per celebrare il lavoro dello scenografo Eugenio Caballero, che ha ricostruito in studio diversi isolati della Mexico City degli anni Settanta.





Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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