Gli asteroidi nella provincia metafisica, il cinema italiano in concorso a Locarno 2017

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Gli asteroidi nella provincia metafisica, il cinema italiano in concorso a Locarno 2017

Il Festival di Locarno si avvia a conclusione con gli ultimi giorni in tono decisamente minore, cosa non rara in queste manifestazioni. Dopo i calibri maggiori del primo fine settimana, c’è spazio però per l’unico film italiano presente nel concorso internazionale: Gli asteroidi di Germano Maccioni. Un’opera prima che ha coinvolto regista, produttori e location, tutti della zona di Bologna, una provincia meccanica piena di capannoni dismessi, di un benessere negli ultimi anni meno diffuso, e con la crisi che ha assunto molteplici forme.

Il regista ha spiegato così le premesse del suo esordio. “Ho cercato una chiave favolistica e semplice, seppur con dei significati profondi che ho elaborato, l’ho fatto a cuore aperto in un territorio che si prestava benissimo. La storia si svolge su macerie economiche; ideologiche, con il maggiore Partito comunista europeo; e spirituali. Chissà poi cosa nasce dalle macerie? Vengo dal teatro e dovendo pensare a un orco in questa favola, ho subito pensato a Pippo Delbono, alle sue mille sfaccettature. Ha un modo animale di recitare e ho cercato una strana alchimia con i tre ragazzi protagonisti, esordienti e inesperti”.

Tre ragazzi e una ragazza vivacchiano in una provincia assolata e un po’ noiosa, fra genitori assenti (“padri inadeguati e figli che fanno i conti con questo”), piccola criminalità, scuola e università che preparano un futuro incerto; il tutto mentre un asteroide sta per passare vicino alla terra come non mai. Una parte del film è girato nei pressi di Medicina, nel bolognese, dove un’imponente parabola segnala a chilometri di distanza la presenza di un centro molto importante, una radio stazione astronomica. “Ho scoperto solo dopo che era lì che Monica Vitti si aggirava in Deserto rosso di Antonioni”, aggiunge il regista. “La mia ricerca è sempre guidata da qualcosa di metafisico; ho il tarlo della filosofia esistenzialista, solo che non potevo fare un film da La nausea di Sartre, ma qualcosa di più semplice; con alla base quei significati. Solo Antonioni con la fine de L’eclisse è riuscito a raggiungere quella perfezione, e sarebbe stato l’unico che avrebbe potuto girare un adattamento de La nausea”.

Pippo Delbono si è dimostrato schietto e torrenziale come al solito, con il suo stile sfrontato alla ricerca della provocazione, anche quando non c'è. “Il film non l’ho visto e la sceneggiatura non l’ho letta, non lo faccio mai, mi fido del mio assistente che le legge per me da 35 anni. Non credo serva, se faccio l’attore mi concentro su quello, non mi frega di cosa succede. Devo solo stare nell’azione in ogni attimo, ho studiato con grandi maestri, l’attore lo so fare. Trovo che la spiegazione di ogni sfumatura della psicologia dei personaggi sia una degenerazione borghese novecentesca. L’attore cammina sul filo, il rapporto con il lavoro è quasi sciamanico. C’è una generazione di giovani autori interessanti, e Maccioni mi ha rotto le palle come uno stalker, allora l’ho fatto, perché ho ritrovato una passione forte. Ormai non le scrivo più le sceneggiature, quando faccio l’autore, se vuoi produrre il mio film lo fai, punto. Devi essere incosciente, come i bambini, farlo come fosse la prima e ultima volta.“

Gli asteroidi sarà distribuito da Istituto Luce Cinecittà fra fine ottobre e novembre.


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