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Gipi e Gero Arnone al MantovaFilmFest 2019: "siamo due scemi che amano fare cose che fanno ridere"

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La coppia artistica nota per i video satirici della trasmissione Propaganda Live di La7 hanno presentato al festival il loro Il ragazzo più felice del mondo.

Gipi e Gero Arnone al MantovaFilmFest 2019: "siamo due scemi che amano fare cose che fanno ridere"

Quando, un anno fa, Il ragazzo più felice del mondo venne presentato al Festival di Venezia (e poi inspiegabilmente gettato alle ortiche con una distribuzione ai limiti del demenziale: sole 8 copie in giro per la penisola), Gipi lo conoscevano già tutti, ma Gero Arnone era sostanzialmente un illustre sconosciuto. In molti, allora, si chiesero chi fosse quel ragazzo che nel film maltrattava in quel modo il povero Gipi, e che del film era anche co-sceneggiatore. Nel giro di pochi mesi, grazie alle stralunate pillole video satiriche realizzate per Propaganda Live, il programma condotto da Zoro su La7, Gero si è fatto conoscere e apprezzare da un pubblico ancora più vasto di quello del film (che aveva rappresentato la prima collaborazione artistica con Gipi), prima insieme all'amico fumettista, e poi da solo.
"Gero ed io faremmo volentieri a meno della politica," ci racconta Gipi, al Mantova Film Fest con Gero Arnone per presentare proprio Il ragazzo più felice del mondo, e incontrare il pubblico. "A noi piace fare cose che fanno ridere, comiche, e se ci riusciamo sperimentali. Ma lo facciamo all'interno di un programma che si occupa di politica e quindi ci adeguiamo. Ma inventiamo una quantità tale di cazzate che alla fine la parte politica viene un po' sminuita."
"La parte che più ci diverte è quella dello scrivere scemenze che non abbiano a che fare col contingente fatto politico," aggiunge Arnone, "ma lì dentro non possiamo parlare dei massimi sistemi. E allora procediamo per link e parole chiave, cercando di collegare le nostre cose con qualche avvenimento attinente alla politica.La nostra passione rimane comunque ipotizzare format che non nasceranno mai, serialità varie, e godiamo del lusso di poter far del gioco un lavoro."

Quella per Propanda Live, quindi, per Gipi e Gero Arnone, non è semplice satira politica: "La satira è arrivata perché col film ci avevamo preso gusto a lavorare insieme," spiega il fumettista. "Il primo video per Propaganda l'ho fatto da solo perché me lo aveva chiesto Makkox, e io avevo un bisogno incredibile di far vedere il mio film, avendo speso tutti i soldi che avevo per farlo. In più mi giravano i coglioni da morire per come andavano le cose in Italia, per come le migrazioni vengono trattate, il montare del nazismo, e allora ho unito le due cose, l'utile al dilettevole, utilizzando quelle pillole come strategia di promozione alternativa e al tempo stesso sfogando la rabbia che avevo in corpo. Ma a noi," aggiunge, "non basterebbe proprio fare satira in sé. Non abbiamo qualità né voglia per fare imitazioni o robe simili: ci piace l'idea del gioco e dell'invenzione pura."
"La satira poi assume sempre quella posizione un po' antipatica di fustigatrice della morale, e questa cosa non era nelle nostre corde," spiega Arnone. "Mi piaceva più l'idea che Gianni si travestisse da prostituta, che non quella di parlare di questo o quel politico."
Satira o non satira, quel che è certo è che i lavori di Gipi e Gero Arnone, sono divertentissimi e felicemente anarchici, ma anche che riescono a riflettere con le armi dell'intelligenza e del paradosso su un mondo sempre più difficile da gestire. "Uno dei problemi più grossi che sento nel mio lavoro è che oramai siamo nell'irraccontabile," riflette Gipi. "Far satira in questo contesto è impossibile, richiede una base strutturata di realtà e una dignità istituzionale da andare a rompere, e oramai quella base e quella dignità non ci sono più. La situazione italiana e il mondo moderno sono sfuggenti al limite dell'irracontabile."
Anche per questo, forse, Gipi dedica tanto tempo ed energie a contrastare i pensieri razzisti o antidemocratici su Twitter: "Mi dicono che ho una pazienza infinita, ma la mia non è pazienza: io m'incazzo da morire di fronte al computer. E sento in dovere di non permettere che la gente dica certe cose impunita, se io ho la possibilità di rispondere."

Come noto, Gipi e Arnone si sono conosciuti quando il fumettista, legge alcune cose di Gero sul suo blog, lo ha contattato per conoscerlo, gettando le basi per quello che è un rapporto di amicizia prima ancora di uno professionale. "Col film abbiamo iniziato a giocare con una telecamera in mezzo," spiega Gipi. "Abbiamo pensato senza troppe sovrastrutture che magari qualcosa nel nostro rapporto d'amicizia, nel nostro essere naturalmente un po' scemotti, due coglini che amano fare cose stupide, ci potesse essere qualcosa che poteva passare come divertimento per lo spettatore. La sfida era riuscire a scansare pose e costruzioni e essere più "autentici" possibile, sapendo che in realtà è una sfida persa, quella dell'autenticità."
"In quel film sono arrivato in realtà in corso d'opera," aggiunge Gero. "Gianni mi ha trascinato per i capelli a fare qualcosa che amo ma che per preconcetti e forse mancanza di coraggio non pensavo potesse essere considerato un lavoro: fare il deficiente. Sono stato fortunato a incontrare una persona come lui. Gianni è spesso accusato di essere narcisista, di fare qualcosa che è sempre gipicentrico, ma in questo film ha dato spazio a tre amici, e spazio creativo a me."

Lo stesso spazio Gipi lo ha lasciato ad Arnone quando ha lasciato i video di Propaganda Live per concentrarsi sul suo prossimo libro a fumetti: "Quello a cui sto lavorando è un libro particolare, e ho scelto di chiudere con tutto il resto mentre ci lavoravo," dice. "Due giorni dopo la morte di mia mamma mi sono chiuso in casa e ho iniziato a scrivere e disegnare, non lo facevo da un po', e allora ho detto a Gero 'vai te', e lui l'ha fatto."
In più di una occasione, nel corso della nostra chiacchierata, Gipi ha sottolineato in maniera positiva la differenza anagrafica tra lui e Gero Arnone: "Da lui e dalla sua giovinezza ho preso tutto quello che ti può dare chi ha la fiamma dell'esistenza che brucia più forte della tua," spiega Gipi. "Chiunque racconti storie è un vampiro dell'energia umana degli altri, ma è anche una questione di sguardo sul mondo. A 56 anni non capisco più un cazzo di quello che accade attorno a me. E quindi o divento un vecchio brontolone che dice che un tempo era tutto meglio, o mi affido a chi ha ancora un collegamento con la contemporaneità ed è in grado di dirmi com'è quella roba che io non capisco. Io ho solo amici più giovani di me: faccio una vita molto casalinga e solitaria, e questi amici sono finestre che si aprono sul resto del mondo."

E del film che Claudio Cupellini sta realizzando a partire dal suo "La terra dei figli", Gipi cosa ne pensa? "Claudio da subito ha voluto parlare con me, discutere con me la sua sceneggiatura e le sue idee. Abbiamo parlato tanto, ci siamo anche gridati addosso, perché io ho visto la mia storia diventare un'altra, ma ho anche capito tutte le sue scelte e che questo sarà il suo film, e sono lusingato che la mia storia gli sia stata d'ispirazione.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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