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Giornata della Memoria: Cinque film premio Oscar per non dimenticare gli orrori del nazismo

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Tra i tanti e memorabili che esistono, in occasione del Giorno della Memoria, abbiamo scelto i cinque più rappresentativi.

Giornata della Memoria: Cinque film premio Oscar per non dimenticare gli orrori del nazismo

Questa non è una top come le altre, non è un invito a un binge watching celebrativo dedicato alle performance di un attore o ai film di un regista che amiamo. Stavolta infatti parliamo dei film che hanno cercato di raccontare l’inimmaginabile, i campi di sterminio, la Shoah, la più grande tragedia del Ventesimo secolo. Sono ormai decine, se non centinaia, le pellicole che hanno affrontato il tema, prima e dopo l’istituzione, nel 2005, del Giorno della Memoria il 27 gennaio, per ricordare la liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche nel 1945. Sono film che raccontano storie vere, collettive e individuali, illustrano gli effetti dell’esperienza sui pochi sopravvissuti, i rastrellamenti, le sadiche violenze, la lotta per la sopravvivenza, le finte docce di morte, l’ eroismo e la vigliaccheria, la crudeltà e l’indifferenza dei governi che seppero e non fecero niente e dei privati cittadini che rimasero a guardare, in silenzio, mentre si perpetrava uno dei più grandi crimini della storia dell’umanità.

Di quei tanti film, moltissimi ci sono rimasti nel cuore e stanno sicuramente tra i primi dieci, dagli italiani Kapò di Gillo Pontecorvo a La tregua di Francesco Rosi, dallo splendido e straziante L’uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet al gioioso Train de vie di Rade Mihăileanu, dal commovente Arrivederci, ragazzi di Louis Malle ad Amen di Costa Gavras, dall’Oscar per miglior film straniero del 1966 Il negozio al corso, alla Zona Grigia di Tim Blake Nelson a quelli che escono quest’anno. Impossibile anche solo pensare di citarli tutti. Per selezionarne 5 abbiamo allora ristretto la scelta a quelli più premiati, per capire se e perché gli Oscar e altri riconoscimenti prestigiosi abbiano riconosciuto in loro quel qualcosa in più che fa di un bel film un capolavoro e capire se eravamo o meno d’accordo con chi li ha votati. Anche tra questi, difficilissimo fare una classifica: solo i primi tre posti per noi sono certi, per i motivi che diremo, ma paragonare opere tanto diversi è davvero impossibile.

Partiamo con toni più “leggeri” grazie al film italiano vincitore di 3 Oscar nel 1998, La vita è bella. L’intuizione di Roberto Benigni e Vincenzo Cerami è geniale e azzardata (e infatti prima della consacrazione internazionale viene anche molto criticata): un padre amoroso e mattacchione che per proteggere il figlio, rinchiuso con lui ad Auschwitz, lo convince che sia tutto un gioco, riuscendo fino all’ultimo a salvaguardarne l’innocenza. Si tratta ovviamente di un film poetico e di una favola per niente realistica, anche se come consulenti ufficiali ci sono lo storico della Shoah Marcello Pezzetti e il sopravvissuto ad Auschwitz ed ex membro di Sonderkommando Shlomo Venezia. Oggi che la popolarità di Benigni è offuscata non sappiamo se i suoi detrattori abbiano svalutato anche questo suo film che con la sua stessa semplicità, dopo il sorriso iniziale, sprigiona grandi grandi momenti di commozione. Non è un caso se La vita è bella toccò allo stesso modo il pubblico di tutto il mondo.

Passiamo poi allo storico Il diario di Anna Frank, ricostruzione della vicenda della ragazzina tedesca catturata ad Amsterdam con la famiglia e morta in campo di concentramento, dopo due anni passati in un nascondiglio a scrivere il suo diario di adolescente, piena di sogni e speranze per sé e per il mondo, che purtroppo non si realizzeranno. La versione di George Stevens nel 1960 vince 5 premi Oscar e 2 Golden Globe ed è una rappresentazione di grande intensità, anche grazie agli attori, un classico che tutti dovrebbero vedere almeno una volta.

Al terzo posto c’è un film eccezionale e quasi insostenibile come Il figlio di Saul, la sconvolgente opera prima che nel 2016 vince l’Oscar come miglior film straniero, dopo il Grand Prix della Giuria del festival di Cannes e una marea di giusti riconoscimenti. Il regista ungherese Laszlò Nemes, attraverso la fissità dello sguardo e i movimenti frenetici del suo incredibile protagonista Géza Röhrig, ci conduce direttamente nell’orrore puro, quotidiano, dello sterminio, in un girone infernale senza via di scampo. In questo atroce capolavoro vediamo la vita di un membro del Sonderkommando, i prigionieri giovani e robusti scelti dai nazisti per il compito atroce di occuparsi della gestione delle vittime prima e dopo le camere a gas, eliminati a loro volta dopo pochi mesi. L’atroce routine di Saul si interrompe quando in un ragazzino sopravvissuto crede di riconoscere il figlio (che non ha) e decide di trovare un rabbino per seppellirlo secondo i precetti. Una ricerca che diventa un’ossessione pericolosa per tutti, ma che per lui è l’unico modo per tornare umano all’inferno, narrata in un film di incredibile potenza e maturità.

A pari merito infine, due capolavori assoluti del cinema sull’argomento. Di Schindler’s List, ancora oggi a parer nostro il film più bello e maturo di Steven Spielberg, che lo consacra come autore adulto, si è detto già tutto. 7 Oscar, 4 Golden Globe e un’immagine simbolo che fa il giro del mondo e diventa un’icona della memoria: la bambina (davvero esistita) col cappottino rosso, unica macchia di colore in un mondo in bianco e nero. Grandissime interpretazioni (fu il film che rivelò l’incredibile talento di Ralph Fiennes nel ruolo del sadico ufficiale nazista) e fiumi di lacrime per la storia di un uomo giusto, l’industriale Oskar Schindler, e della sua lista di vita. Anche l'altro è un film meraviglioso, autentico in ogni sua fibra: non solo perché ispirato alle memorie di Wladyslaw Szpilman, ma perché a dirigerlo è un ex ragazzo sopravvissuto al ghetto di Varsavia, dove la storia è ambientata. Con Il pianista, Roman Polanksi mette a nudo la sua anima, affrontando dopo tanti anni una storia che lo tocca dolorosamente da vicino e con atroci particolari aggiunti in base ai suoi terribili ricordi. Palma d’Oro a Cannes e 4 Oscar per questo film, con cui un grande artista ci fa capire che a certi orrori non si sopravvive mai del tutto e che le cicatrici dell’anima sono peggiori di quelle del corpo.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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