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Ghost, il trionfo di Demi Moore fidanzata d’America

L’apice della carriera di una delle attrici romantiche e affascianti del cinema americano fra anni ’80 e ’90.

Ghost, il trionfo di Demi Moore fidanzata d’America

Indimenticabile. Come definire diversamente lo sguardo intenso e gli occhi commossi, bagnati delle lacrime, di Demi Moore nei momenti cruciali di Ghost, uno dei film di culto in assoluto del cinema americano di fine XX secolo? Uno struggente racconto, fra romanticismo un po’ lacrimevole e fantascienza, in cui l’amore riusciva a superare le barriere del tempo e della morte. Pensare che è un film diretto da Jerry Zucker, che con il sodalizio Zucker- Abrahams- Zucker si è fatto conoscere per il cinema comico e demenziale, con film di culto come L’aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata e Top Secret!.

Ghost, un successo presto diventato di culto

Ghost fu proprio il primo lavoro solista di Zucker e consacrò Demi Moore come una delle grandi star del cinema americano di quegli anni. Al suo fianco Patrick Swayze, protagonista pochi anni prima del culto Dirty Dancing. Non mancarono riconoscimenti e premi, con cinque candidature e due vittorie agli Oscar, per la sceneggiatura e l’attrice non protagonista, Whoopi Goldberg.

Ambientato a New York, location per molte delle scene cruciali, è rimasto nell’immaginario per le musiche di Maurice Jarre, ma soprattutto per la canzone Unchained Melody, tema principale del film, composto da Alex North e Hy Zaret nel 1955, portato poi al successo dieci anni dopo dai The Righteous Brothers. Chi non ricorda la sensuale scena iconica, tante volte citata e parodiata, in cui la coppia protagonista modella un vaso direttamente dalla creta, Demi in primo piano e Patrick alle spalle che l’aiuta, incurante dello sporcarsi ma non del contatto fisico fra i due?

Il taglio di capelli corto e androgino di Demi Moore, diventato di moda e copiato da milioni di donne per anni, venne ideato dal parrucchiere John Sahag. Il film fu un enorme successo di pubblico in tutto il mondo, con oltre mezzo miliardo di incasso a fronte di un budget di 22. 

Demi Moore, una delle dive della Hollywood degli anni Novanta

Roswell è una cittadina del New Mexico nota per i presunti segreti militari americani che nascosero la presenza aliena, ma un’extraterrestre sicuramente è venuta da quelle parti: Demi Moore, nata nel novembre 1962 sotto il segno dello scorpione. 

A soli 18 anni sposò un musicista, di cui mantenne il cognome Moore anche dopo il divorzio nel 1985. Due anni dopo fu festeggiato il matrimonio da sogni, uno dei più invidiati e omaggiati a Hollywood, con Bruce Willis, durato fino al 2000. Terzo matrimonio nel 2005 con l’attore Ashton Kutcher, molto più giovane di lei, da cui ha divorziato nel ’13. Ha tre figlie nate dalla relazione con Willis: Rumer Glenn, Scout LaRue e la più piccola, Tallulah Belle, nata nel 1994.

Molto giovane, Demi Moore apparì nella soap di culto General Hospital, facendosi poi notare con ruoli in St.Elmo’s Fire (1985), A proposito della notte scorsa… e Non siamo angeli di Neil Jordan, nel 1989. Come detto, con Ghost arrivò la popolarità planetaria, che la rese una delle icone di bellezza e carattere della Hollywood degli anni Novanta. Fece molto parlare, per esempio, il suo servizio di copertina nel 1991 per Vanity Fair in cui posò nuda, incinta della sua seconda figlia.

Dopo Codice d’onore di Rob Reiner, in cui recitava al fianco di Tom Cruise e Jack Nicholson, iniziarono una serie di ruoli sexy come quelli in Proposta indecente e Rivelazioni, che crearono molte polemiche intorno alla sua figura di (ex) fidanzata d’America. La sua risposta, chiaramente ritenendosi vittima di un vociare negativo immeritato, è stato il ruolo di protagonista nell’adattamento de La lettera scarlatta diretto da Roland Joffé, che racconta di una donna bollata con la A di adultera nel New England di fine XVII secolo.

Nonostante questo, il suo carattere di ferro venne confermato da ruoli come Soldato Jane, in cui nel 1997 dimostrò la sua forma fisica perfetta e muscolosa già mostrata un anno prima in Striptease. Nello stesso anno la consacrazione di Harry a pezzi, lavorando in un film di un autore come Woody Allen, ma il nuovo secolo presto portò la Moore a concentrarsi sulla sua vita familiare, sulle figlie, e a dover fare i conti con lo spietato mondo di Hollywood che, specie all’epoca, regalava pochi ruoli interessanti a donne di oltre quarant’anni. Demi Moore non sarà stata una campionessa di longevità fra le attrici più amate del cinema americano, ma il suo carisma e i suoi ruoli ce la fanno ricordare ancora oggi come una delle icone degli anni Novanta.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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