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Ghost: da 30 anni "Ti amo", "Idem"

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ll 13 luglio del 1990 usciva il film Ghost - Fantasma. Vi raccontiamo le curiosità, i personaggi, le battute memorabili e l'origine del fantasy romantico con Patrick Swayze, Demi Moore e Whoopi Goldberg.

Ghost: da 30 anni "Ti amo", "Idem"

"Tutti noi possediamo un'anima che continua a vivere dopo la morte del nostro corpo” - dichiarava Jerry Zucker a pochi anni dall'uscita di Ghost, che fu il film dall’incasso più alto del 1990 e ottenne 5 candidature all'Oscar e due vittorie.
Jerry Zucker… che strano trovarlo a dirigere il sentimentale fantasy che ha reso immortale lo scambio di battute "Ti amo", "Idem". Che strano che uno dei registi-produttori-sceneggiatori dell'impareggiabile terzetto a cui dobbiamo commedie travolgenti come L'aereo più pazzo del mondo e Top Secret! abbia deciso di guardare altrove, innamorandosi di una sceneggiatura di Bruce Joel Rubin che, sì, recuperava la tradizione del fantasma intrappolato in una dimensione intermedia fra la terra e the great beyond, ma che anticipava in qualche modo il revival della spiritualità New Age senza rinunciare a elementi thriller e noir. Ecco, Ghost - Fantasma è anche una commistione di generi e senza Zucker avrebbe probabilmente conservato quel coté dark e forse sconsolato che rendeva la prima versione del copione così diversa da quella attuale. L'avventura cominciò più di 30 anni fa e sorprende dover annoverare il film fra i blockbuster dell'epoca, perché oggi i blockbuster sono altri, e qualunque sia loro categoria di appartenenza, difficilmente abbandonano una velocità di racconto ai limiti della schizofrenia e del videogame per crogiolarsi in una piacevole lentezza che per noi è invece sinonimo di un necessario approfondimento di temi, situazioni e personaggi.
E’ patinato Ghost, certo, e gli effetti speciali magari sono un po’ datati perfino per l'epoca, ma il film con Demi Moore, Patrick Swayze e Whoopi Goldberg è comunque diventato mito, archetipo, elemento imprescindibile di quella cultura pop che, non solo per chi ha superato i primi anta, è della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, sogni cinematografici, s’intende. Il nostro si è infranto con la morte prematura di Patrick Swayze nel 2009. Ci manca Patrick Swayze, e anche se sorridiamo a ricordarlo girare per casa di notte a torso nudo e con i jeans, la sua performance in Ghost e i suoi duetti comici con Whoopi Goldberg non li dimenticheremo mai. Ghost arrivò in sala il 13 luglio del 1990 e quindi festeggiamo con gioia i suoi primi 30 anni, cominciando con il trailer.

Ghost: l'idea del film

Ad avere l'idea di Ghost è stato lo sceneggiatore Bruce Joel Rubin e questa idea si è rivelata geniale, perché puntuale è arrivato l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale (oltre a quello per la migliore attrice non protagonista). In realtà il fantasma senza requie di Sam Wheat aveva un suo illustre predecessore in un personaggio della tragedia forse più famosa di William Shakespeare: l'Amleto, quindi non era interamente farina del sacco di Rubin. Una volta Bruce Joel vide (o meglio rivide) l'Amleto e rimase colpito dalla figura del padre del Principe di Danimarca che appariva di notte al figlio dicendogli di vendicare il suo assassinio. "Cosa succederebbe se una cosa del genere accadesse nel XX° secolo?" - si chiese lo sceneggiatore. Questa domanda è stata la prima pietra del film, che apre la porta a diversi fenomeni paranormali: la possessione demoniaca, i medium e i poltergeist. Un'altra fonte di ispirazione di Ghost, almeno secondo i Trivia di imdb, è il libro Life After Life (scritto dal Dottor Raymond Moody e pubblicato nel 1975), che parlava di diverse persone morte per breve tempo e poi tornate in vita chiamate NDE o Near-Death Experience. Dal testo la sceneggiatura riprende l'idea degli spiriti neri che afferrano i morti che sono stati cattivi per portarli nel cosiddetto Lower Space, l’ipotesi che gli amici e congiunti di chi lascia il nostro mondo per entrare nell'Afterlife (la vita dopo la morte) lo accolgano affettuosamente, e infine quel "tunnel" di luce bianca che solitamente appare subito dopo la morte di qualcuno e che prefigura il viaggio nell'aldilà. In realtà a mostrare il tunnel, ben prima di Moody, era stato il pittore Hieronymus Bosch (nel 1490) nel dipinto Ascesa all'empireo. Tornando a Rubin, il poveretto sperava che a trasformare in un film la sua sceneggiatura sarebbe stato uno Spielberg, uno Scorsese o un Kubrick. Immaginate la faccia che fece quando i produttori gli comunicarono che avrebbe invece dovuto interagire con Jerry Zucker. Rubin decise di dare una possibilità al regista: lo invitò a cena chiedendogli di parlare di tutto fuorché di Ghost. La serata fu piacevolissima, nacque una bella amicizia e il copione venne rimaneggiato 19 volte. La battuta più difficile da scrivere? Quella pronunciata da Sam a fine film: "E’ meraviglioso, Molly, l'amore che hai dentro, portalo con te".

Gli attori e i personaggi di Ghost

Patrick Swayze è Sam

Quando è stato preso per Ghost, Patrick Swayze era già una celebrità. A renderlo tale era stato Dirty Dancing - Balli proibiti, uscito nel 1987.  L'attore aveva appena interpretato il protagonista de Il duro del Roadhouse, che non era esattamente 2001: Odissea nello spazio o Il settimo sigillo. Ecco perché, quando Bruce Joel Rubin propose Swayze a Zucker, il regista gli rispose lapidario: "Over my dead body" (neanche morto). Però il bel Patrick aveva talento da vendere, e quando si presentò ai provini e recitò ben 6 scene, Zucker disse : "Lo voglio". Ma perché Rubin desiderava così tanto Patrick Swayze? Perché era rimasto profondamente colpito da un'intervista in cui l'attore, parlando di suo padre, che era morto addirittura 8 anni prima, era scoppiato a piangere. Lo sceneggiatore si era detto: "Se un macho del genere può versare fiumi di lacrime per una persona cara che lo ha lasciato, allora significa che è perfetto per il ruolo". Swayze pensò effettivamente al suo papà durante il film, in particolare nel finale, e nell'ultima scena si commosse non poco. Più tardi spiegò: "Dovevo fare Ghost per la mia anima", aggiungendo: "Non volevo più essere considerato solo un attore da action movie". Ghost, tuttavia, non fu per lui una passeggiata. Interpretare un personaggio che invece di agire reagisce è sempre compito assai arduo per un attore, così come recitare in una "love-story con un morto". Sam Wheat diede un'ulteriore impennata di popolarità a Patrick, e ovunque andasse, il nostro si sentiva chiedere da qualche signora con l'aria sognante di ripetergli la parola "idem".

Demi Moore e quel caschetto mozzafiato

Quando venne ingaggiata per il ruolo di Molly, una ragazza normale innamorata di un ragazzo normale, Demi Moore aveva qualche perplessità. Innanzitutto la spaventava la prospettiva di dover piangere per metà film, cosa che sapeva fare benissimo, tanto che a Hollywood era rinomata proprio per la sua capacità di versare lacrime a comando. E poi temeva che il film si sarebbe rivelato un fallimento al boxoffice. Nel periodo immediatamente successivo all'uscita di Ghost dichiarò infatti: "Quando lessi la sceneggiatura pensai: wow, questa è davvero la ricetta per un disastro. Questo film o diventerà qualcosa di veramente speciale e straordinario, oppure sarò un fiasco colossale". Per fortuna tutto andò per il meglio, anche per via di quel caschetto sfoggiato il primo giorno di riprese. La Moore, che dopo il film divenne l'attrice più pagata di Hollywood, aveva i capelli lunghi, poi andò da un super stylist, e quando Jerry Zucker la vide, trasalì, salvo poi convincersi che quell'acconciatura era perfettoa per Molly. E Molly, in tutto il film, ha un look favoloso: abiti di taglio maschile (in particolare pantaloni) alternati a canottiere sexy e a quella salopette che per noi resterà iconica almeno quanto la felpa grigia di Jennifer Beals in Flashdance, Con quest'ultimo film Ghost ha in comune anche lo stile dell'abitazione della protagonista, che è un invidiabile loft newyorchese inondato di luce. Demi mise tutta se stessa nell'interpretazione di Molly e, per rendere la celeberrima scena del vaso di ceramica credibile, fece un corso di scultura. A quella sequenza abbiamo dedicato tempo fa l'articolo Ghost: tutto sulla scena cult del vaso di ceramica e le sue esilaranti parodie.

Whoopi Goldberg: una medium da Oscar

Com'è possibile concepire Ghost senza la croccante presenza di Whoopi Goldberg? La sua Oda Mae, prima sensitiva cialtrona e poi medium di notevole livello, è l’elemento di vivacità e di umorismo del film. Quando qualcuno propose l'attrice a Jerry Zucker, il regista disse no. Temeva che la sua roboante presenza potesse rendere troppo sopra le righe il film, limitando la sua capacità di commuovere ed emozionare. Ma c'era qualcuno che voleva a tutti i costi Whoopi e che disse: "O prendete lei, o io me ne vado". Questo qualcuno non era una semplice comparsa ma l'attore protagonista. Molte attrici afroamericane erano state passate in rassegna e regista e sceneggiatore ambivano a Oprah Winfrey o Tina Turner. "Ogni donna di colore faceva il provino" - ha raccontato Whoopi Goldberg. "La gente usciva dalle tombe, qualcuno si pitturava addirittura la faccia". La Goldberg alla fine fu presa e riuscì sia a scatenare la sua travolgente energia che a puntare su una recitazione più quieta e realistica nelle scene dolorose. La sua interpretazione fu magnifica, tanto che si aggiudicò sia l'Oscar come miglior attrice non protagonista, sia il Golden Globe, sia il BAFTA. A consegnarle l'Academy Award, nel 1991, fu Denzel Washington. Ecco il video della premiazione e del discorso di ringraziamento.

Tony Goldwyn e il cattivo che lo ha reso antipatico al mondo

Tony Goldwyn non è uno dei volti del cinema anni degli ultimi 50 anni che ricordiamo di più, anche se suo nonno era il celeberrimo produttore Samuel Goldwyn. Oltre a recitare, è stato anche regista: del film con Diane Lane e Viggo Mortensen A Walk on the Moon, per esempio, oltre che di alcuni episodi di rinomate serie tv (Grey's Anatomy, Dexter, Justified). All'inizio, nessuno lo voleva in Ghost perché aveva l'aria troppo perbenino, ma lui era convinto che la faccia pulita e i lineamenti sottili avrebbero dato al personaggio di Carl la giusta ambiguità. L'attore comunque è passato alla storia come il cattivo di Ghost e il personaggio gli ha creato diversi grattacapi. Una volta, per esempio, la cameriera di un bar si rifiutò di servirgli da bere, e per la strada erano in molti a guardarlo male. Goldwyn ha mal sopportato un simile fardello, e ha confessato di aver trovato la propria redenzione solo quando ha prestato la voce a Tarzan nel film d'animazione del '99 Tarzan.

Ti amo, idem

Di battute romantiche che sono passate alla storia ne è pieno il cinema di tutto il mondo e di tutti i decenni. Però quel "Ti amo" detto da Demi Moore a cui Patrick Swayze risponde "Idem", facendo infuriare Molly, ha qualcosa di speciale ed è un po’ lo slogan del film. Quando Bruce Joel Rubin lo scrisse, pianse come un vitellino. Pianse perché gli ricordava la sua gioventù, precisamente le giornate in cui, a scuola, era solito dire proprio "idem" alla sua fidanzatina dell'epoca, che lo stordiva di "I love you". Il "Ti amo", "Idem" ritorna varie volte, ad esempio a metà film, quando il fantasma di Sam Wheat, attraverso la sensitiva Oda Mae, cerca di convincere Molly della sua esistenza. Una variazione sul tema arriva anche alla fine. Ecco una delle scene in cui lo scambio viene pronunciato.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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