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Gemini Man, come la Weta ha ricreato Will Smith in versione ventenne

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Credevate che nel film di Ang Lee si fosse usato solo il deaging digitale? Sbagliato, la realtà è molto più estrema.

Gemini Man, come la Weta ha ricreato Will Smith in versione ventenne

Vedere Will Smith che combatte contro un se stesso ventenne in Gemini Man potrebbe non stupirvi: se seguite il mondo del cinema recente, ricorderete il Peter Cushing resuscitato in Rogue One: A Star Wars Story, oppure Jeff Bridges, Michael Douglas e Samuel L. Jackson ringiovaniti in Tron Legacy, Ant-Man e Captain Marvel. Attenzione: nessuno di questi esempi si può applicare al lavoro svolto dalla WETA Digital su Gemini Man, sotto il coordinamento del veterano Bill Westenhofer, che già aveva vinto un Oscar lavorando proprio con Ang Lee sulla tigre digitale di Vita di Pi. Non parliamo del "deaging" digitale.
Il giovane Will Smith in Gemini Man è un modello in CGI dell'attore, che in post-produzione lo ha mosso in performance capture, mesi dopo aver girato invcece di persona il suo ruolo da normale cinquantenne, nelle inquadrature in cui interagisce con lui. Sembra un passo scontato per la tecnologia attuale, ma come lo stesso Westenhofer ha detto a Wired, ricreare da zero un attore digitale credibile è stato il "Santo Graal degli effetti visivi" da quando lui è entrato nell'ambiente, ben 26 anni or sono. Era il 1993, il mondo scopriva i dinosauri digitali credibili dell'Industrial Light & Magic in Jurassic Park.

Il team della Weta ha analizzato, scannerizzato e riprodotto decine e decine di foto e filmati delle performance di Will Smith da ragazzo, cercando di applicare al modello virtuale le sue caratteristiche e finanche le imperfezioni, simulando fino a pelle, pori, cornee, iridi. E' noto tra gli appassionati di queste simulazioni il rischio dell' "uncanny valley": il concetto è stato elaborato dall'esperto di robotica Masahiro Mori, il quale sosteneva che una riproduzione imperfetta di un essere umano suscitasse un effetto di disturbo in chi guarda, tanto più alto quanto più l'imperfezione sia minima ma visibile. I tecnici e artisti della WETA sostengono che per evitarlo sia necessario lavorare in parallelo su più fronti: realismo della riproduzione, attenzione ai movimenti impercettibili, replica dell'imperfezione e via discorrendo. Tutto ciò può non bastare, tanto che il team di Westenhofer ha dovuto anche operare ritocchi manuali sulla performance dello "Smith virtuale".
Con The Irishman alle porte, dove Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino "indossano digitalmente" i loro volti giovani, il mondo del cinema si sta aprendo a frontiere inimmaginabili fino a poco tempo fa. Secondo Will Smith, un attore potrebbe anche riprendere in considerazione ruoli che prima avrebbe scartato per incompatibilità d'età.
Fantascienza?



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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