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Galantuomini - interviste al regista e al cast

Scroscianti applausi hanno accolto la proiezione stampa di Galantuomini, il quarto lungometraggio di Edoardo Winspeare, che torna indietro nel tempo per parlare di Sacra Corona Unita. A noi ha raccontato la genesi e gli altri temi del film. Insieme a lui abbiamo incontrato gli interpreti Beppe Fiorello, Fabrizio Gifuni e Donatella Fino...

Galantuomini - interviste al regista e al cast

Galantuomini - interviste al regista e al cast

Edoardo Winspeare è un regista che ama la sua terra d’origine, il Salento, in cui ha ambientato Pizzicata, Sangue Vivo e, adesso, Galantuomini, presentato al Festival di Roma nella sezione Anteprima. Il film, incentrato su una storia d’amore fra un magistrato e una donna della Sacra Corona Unita, nasce dall’indignazione e dallo stupore del regista di fronte a una Mafia tutta pugliese nata nei tardi alla fine degli anni Ottanta, un’organizzazione criminale che, a differenza della Mafia siciliana, non aveva una sua tradizione.“Le cosche si facevano guerra fra loro” – ha raccontato Winspeare – “perché non c’era una vera e propria organizzazione. Per me è stato uno shock sentire dei mafiosi parlare il nostro dialetto”.

Alla base di Galantuomini, o meglio dei personaggi di Ignazio (l’uomo di legge) e Lucia (la donna fuorilegge) ci sono anche due persone incontrate, diversi anni, fa dal regista: “un magistrato buono e giusto e una donna che ho conosciuto quando facevo volontariato in un carcere e che, invece di essere una vittima della Sacra Corona Unita, era una carnefice”. E’ l’amicizia e poi la passione fra Ignazio e Lucia il motore di un film che non è cronaca né documento, ma rientra nella tradizione di un certo tipo di melò squisitamente nostrano. “E’ proprio il melò una delle componenti che differenzia Galantuomini da altri film che hanno tracciato una linea di denuncia” – ha detto Beppe Fiorello, che fa la parte di Infantino, il compagno cocainomane e disonesto di Lucia. “Proprio questo lo fa somigliare ad alcuni film italiani degli anni ’60 e ’70 dove il melodramma si appoggiava a un tessuto sociale complesso. Galantuomini è una grande storia d’amore, che non mitizza un’organizzazione criminale, ma la utilizza, riducendola a una specie di scenografia”. Beppe Fiorello non difende il suo personaggio. “Infantino è un perdente e basta, per lui l’illegalità è la legalità, e sappiamo che negli anni ’90, l’illegalità, in certi paesi, era l’unico modo per sopravvivere”. L’attore ha preso spunto da persone incontrate nelle piccole province della Sicilia, la regione in cui è nato, uomini non certo dissimili dai salentini del film, anche se con un dialetto diverso, un diletto complesso che Fiorello ha dovuto imparare non senza sforzo.

A interpretare la “cattiva” Lucia, è Donatella Finocchiaro, anche lei siciliana. Le abbiamo chiesto di fare un confronto fra Lucia e Angela, il personaggio che interpretava nell’omonimo film di Roberta Torre. “Sono due donne che hanno qualcosa in comune” – ha risposto – “perché entrambe sono legate alla malavita, ma Angela è un personaggio più malinconico, ha sposato un uomo di potere ed è vittima di quella situazione. Lucia, invece, combatte con un compagno stupido e prende il suo posto. E’ una donna dura, che spara e si vendica”. Una donna che, però, si toglie la maschera e lascia venir fuori la sua fragilità, il suo essere “un passerotto abbandonato”. La colpa è dell’amore, che nel film fa vacillare il magistrato Ignazio, costretto a scegliere fra la legge dello Stato e la legge dei sentimenti.
Ignazio è un personaggio complesso, pieno di contraddizioni. Fabrizio Gifuni, che lo impersona, lo ha definito “lacerato all’interno, cognitivamente attrezzatissimo e molto capace, ma emotivamente un disastro, un magistrato coraggioso, però, perché si espone al dubbio”. Gifuni, che ama interpretare uomini in crisi (valga per tutti il parricida di La luce negli occhi di Andrea Porporati), ha paragonato Galantuomini a una tragedia greca. “Il tema tragico c’è quando manca una ragione, una soluzione, quando esplodono le contraddizioni sui grandi temi dell’uomo, in maniera plateale, furibonda”. Prima di salutarci, Fabrizio Gifuni ci ha svelato il più grande pregio di Galantuomini. “Qui non c’è giudizio morale. Il film di Edoardo, lo stesso Gomorra, sono film prepotentemente morali, etici, in cui però non c’è uno sguardo moralistico sulla realtà”.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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