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Fritz Lang: recensione del film (quasi) biografico sul grande regista tedesco presentato alla Festa di Roma

La preparazione di M - Il mostro di Düsseldorf diventa spunto per raccontare i lati oscuri e travagliati della vita del regista.


Fritz Lang ha sempre negato ufficialmente che il suo straordinario M - Il mostro di Düsseldorf fosse stato ispirato alla vicenda del serial killer Peter Kürten, noto anche come il Vampire of Düsseldorf, che aveva seminato morte e terrore nella città tedesca sul finire degli anni Venti, che venne processato durante le riprese del film, e che venne giustiziato poco dopo il debutto dello stesso nelle sale tedesche, avvenuto l'11 maggio del 1931.
Gordian Maugg, regista e sceneggiatore di un film che del suo illustre predecessore porta il nome, e che mira a raccontarne almeno una parte della vita, non prende minimamente in considerazione questa versione ufficiale, e anzi fa di Lang un uomo ossessionato dal caso di cronaca, che lo usa come calco per M e che, mentre è sulle tracce dell'assassino e quando poi ci si confronta, rivive momenti oscuti e traumatici della sua esistenza: dal mistero legato alla morte violenta della prima moglie, Lisa, a questioni legate alla sua infanzia, a pulsioni suicide.

Scelte decisamente opinabili, quelle di Maugg, che però non gli hanno fatto negare l'utilizzo, nel suo Fritz Lang, di sequenze tratte da M, che mescola - assieme a spezzoni filmati d'epoca - in maniera pseudo-mimetica al suo girato, alla sua ricostruzione: che, ovviamente, è in bianco e nero e in 4:3, e che abbonda - non senza svariate goffagini - di ammiccamenti allo stile espressionista e ricalca (quando non sovrappone) a quello del film con Peter Lorre.
Difficile capire esattamente cosa abbia voluto fare Maugg con il suo film, che mescola a una specie di racconto poliziesco procedurale (tutta la parte che precede l'arresto di Kürten) un ritratto mediamente acido ma anche un po' supino della figura di Lang, ridotto a un artista travagliato, con anche riflessioni superficiali sul processo di creazione, cinematografica e non.

Giocando con malizia con la ricostruzione d'epoca, e sfruttando la forza del nome e dell'immagine del suo protagonista e oggetto d'indagine, Fritz Lang è anche dignitoso, dal punto di vista strettamente cinematografico, ma non si solleva molto al di sopra del livello medio di una produzione commerciale che potrebbe benissimo essere stata realizzata per il piccolo schermo, divertissement utile al più per incuriosire il pubblico sulla storia del Vampiro di Düsseldorf e sulla vita privata di Lang, ma di certo non all'altezza di essere documento polemico e credibile sulla realizzazione di un capolavoro e sulle irrequietudini di un grande artista.

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