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Freaks Out, le persone speciali alle prese col mondo: Gabriele Mainetti in concorso a Venezia 2021

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Uno dei film più attesi da anni, con una lavorazione non semplice, un vero kolossal italiano. Freaks Out è stato presentato oggi, in concorso, al Festival di Venezia 2021. La parola al regista, Gabriele Mainetti, e al protagonista Claudio Santamaria.

Freaks Out, le persone speciali alle prese col mondo: Gabriele Mainetti in concorso a Venezia 2021

"So’ successe delle cose assurde”. Poche parole per sintetizzare una lavorazione lunga, tormentata e di proporzioni mai viste negli anni recenti nel cinema italiano. Parole di Gabriele Mainetti che, dopo il successo della scommessa Lo chiamavano Jeeg Robot, ha alzato la posta con Freaks Out, quattro fenomeni da baraccone di un circo nell’Italia occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

Gabriele Mainetti ha incontrato la stampa a Venezia, commentando più di tre anni di produzione. “Con il mio cosceneggiatore, Nicola Guaglianone, dopo Lo chiamavano Jeeg Robot ci siamo detti: cosa facciamo ora? Ci siamo visti e abbiamo buttato giù un elenco dei film che ci piacevano e delle idee che avevamo. A un certo punto siamo usciti con l’idea di fare un film ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Ci divertiva l’idea di accostare a una natura fisica unica un elemento conflittuale come il nazismo, e vedere cosa succedeva. Da questo conflitto importante è nata la storia di Freaks Out. Idea ambiziosa e molto costosa. Il produttore, Andrea Occhipinti, mi ha risposto che sarebbe stata perfetta per il quarto, o quinto film. Fai almeno 300 mila spettatori con Jeeg Robot e ne riparliamo, mi ha detto. Ne ha fatti un milione, ed eccoci”.

Il titolo rimanda, inevitabilmente, al classico Freaks, diretto da Tod Browning nel 1932. “È un maestro e il film è meraviglioso. Non venne accolto come avrebbe meritato, distruggendogli la vita. Il titolo però rimanda al significato inglese, impazzire, poi perché i freak, che si trovano nel grembo del circo che li protegge, sono costretti a fare i conti con il mondo, una volta che il tendone viene distrutto. Sono quindi ‘out’. Spero sia un film per tutti, come ha anche decretato la censura. Racconto storie con polifonie di strati, sperando che chi ha gli strumenti possa poi andare più a fondo. Sono personaggi che si muovono all’interno di una pagina oscura come la guerra, con il peso ulteriore dato dalla loro diversità. Si fronteggiano con onore, ma all’inizio sono figli e nipoti di Age e Scarpelli, di De Bernardi. Sono idiosincratici, impauriti, vigliacchi. Poi, grazie ai rapporti con gli altri e sé stessi, tirano fuori la parte più bella, il loro superpotere. Matilde da ragazzina diventa Angelo più bello, che nel finale illumina tutti. Si stacca dalla figura paterna, diventando donna. Non può toccare nessuno, una forzatura innaturale che purtroppo ultimamente conosciamo bene. Fino a che si libera, con un abbraccio, che tutti rincorriamo o ci manca tanto”.

Dopo la sinergia felice in Lo chiamavano Jeeg Robot, Claudio Santamaria torna anche in Freaks Out. “Ho letto la sceneggiatura e, come la prima volta, mi ha trasmesso grandi emozioni. Se Jeeg era lo scavo preliminare, questa è la diga. Ha sancito lo spartiacque verso un cinema che sappia divertire, spettacolare, ma anche raccontare con credibilità vicende umane che ci toccano tutti. Una commistione di generi. C’è anche la commedia all’italiana, con questa Armata Brancaleoine con dei poteri che sa usare solo nel mondo infantile del circo che li protegge. Le circostanze li lanciano in pista, fino a diventare straordinari eroi, aiutando gli altri. È costruito con forte personalità. Con Gabriele Mainetti costruiamo un passato del personaggio, non raccontato nel film, ma che esiste nel presente, esplicitato nel suo comportamento. Dietro al pelo bisognava ci fosse sostanza, rischiava altrimenti di essere una specie di Chewbecca. Un buono su cui fare affidamento, ma monodimensionale. Abbiamo allora sviluppato una figura mostruosa, ma che legge e viene da una famiglia ricca. È stato sbattuto in gabbia per dieci anni. Con Gabriele si lavora per sostenere quella maschera con dietro un’anima complessa e stratificata.”

Mainetti cita Spielberg e Sergio Leone, come suoi riferimenti per il film. Più del Tarantino di Bastardi senza gloria o altri autori. “Perché raccontare la guerra oggi è importante e fa riflettere”, aggiunge il regista, “ma oggi il passato deve funzionare nel presente, altrimenti è solo un elemento nostalgico. Poi non è che ogni elemento fantastico debba essere figlio dei cinecomic, o un superpotere. Film così non li facciamo, per cui manca semplicemente il know how. Bisogna oliare gli ingranaggi e aggiornare le produzioni a come vengono fatti oggi questi film spettacolari, con effetti speciali. Sono laboriosi, ogni volta risettare una scena e girare un nuovo ciak richiede molto tempo. È stata la tigna produttiva a far sì che questo film si facesse. Certo che so’ successe delle cose assurde, come una tigre che ha morso una persona del circo, una controfigura di Matilde. È stata bucata da parte a parte a una gamba. Non sono stati momenti facili”.

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