For the Love of Pedro: Variety dedica la sua copertina di Cannes al nuovo film di Almodóvar

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For the Love of Pedro: Variety dedica la sua copertina di Cannes al nuovo film di Almodóvar

I film che verranno presentati in concorso al Festival di Cannes che si aprirà di qui a pochissimi giorni, il 14 maggio, con la proiezione di The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch, sono tutti prime mondiali. Tutte, tranne una.
Perché Dolor y Gloria, che è il nuovo film diretto da Pedro Almodóvar, con Antonio Banderas e Penélope Cruz nel cast, è in realtà uscito a marzo nelle sale spagnole.

Sono rarissimi i casi in cui Cannes ha concesso il concorso a film già usciti in sala, e usciti da così tanto tempo: in anni recenti, questa deroga è stata concessa solo a Nanni Moretti con Habemus Papam e con Mia Madre, e prima ancora con La stanza del figlio.
Ma si sa quanto i francesi amino uno dei nostri migliori registi, molto più di quando non lo amino certi connazionali, e di certo lo stesso amore viene provato in Francia e a Cannes per il regista madrileno e per il suo cinema.
Presidente di Giuria nel 2017 - con una Palma d’oro assegnata a The Square di Ruben Östlund -, Almodóvar non presentava un film in concorso a Cannes dal 2011, quando fu presente con La pelle che abito: protagonista, proprio Banderas. Ma la “prima volta”, tra Cannes e Pedro, fu quella del 1982, quando sulla Croisette venne presentato Labirinto di passioni, opera seconda dello spagnolo.
Insomma, considerata la lunga storia di frequentazioni con Cannes, un film in concorso non in prima mondiale, e il fatto che Almodóvar non è solo il più grande e famoso tra i registi spagnoli in attività, ma anche uno dei nomi più amati dai cinefili di tutto il mondo, non dovrebbe stupire più di tanto che la copertina del numero speciale di Variety per Festival francese sia stata dedicata proprio a lui e al suo Dolor y Gloria.

All’interno della rivista, c’è una lunga e interessante intervista ad Almodóvar e Banderas firmata da Henry Chu, che Dolor y Gloria l’ha ovviamente già visto, e che evidentemente, come molti tra quelli che l’hanno già visto, lo ritiene un film più che riuscito.
Si tratta delle stessa intervista da cui erano state estratte le dichiarazioni su Netflix del regista e del suo attore feticcio (Almodóvar e Banderas sono giunti con questa alla loro ottava collaborazione) che vi abbiamo riportato, e che tocca numerosissimi altri argomenti. A partire da se considerare Dolor y Gloria - è ritenuto una sorta di 8 1/2 del madrileno, e che come noto racconta la storia di un regista in crisi, il cui nome, Salvador Mallo, è quasi un anagramma di Almodóvar - un film autobiografico.
“Non è un film autobiografico, e nemmeno un ritratto,” sostiene il madrileno. “Certo è un film che parte da me, io sono alla radice del copione che ho iniziato a scrivere. Ma quando sono andato avanti, è diventato come qualsiasi altro film che ho scritto. Non puoi prenderlo alla lettera, ma è anche vero che io stesso ho affrontato tutti quei percorsi lungo i quali si spinge il personaggio di Antonio nel film, e li conosco molto bene. Pensa alla prima inquadratura del film,” prosegue il regista. “Il personaggio di Antonio è sospeso nell’acqua, galleggia, in totale assenza di gravità. Quell’immagine viene dalla mia vita, perché era il mio posto preferito durante l’estate, amavo entrare in acqua e rimanere lì fermo, senza peso, senza sentire il mio corpo o alcuna tensione. Subito dopo aver scritto la scena della piscina, mi è arrivato per associazione un altro ricordo della mia infanzia, che ho anche incluso nel film, il ricordo di mia madre e delle sue vicine che lavavano i panni al fiume. Si tratta di un ricordo luminoso, del tutto opposto del periodo buio che il personaggio principale si trova ad affrontare.”

Il regista continua poi descrivendo lo stile di Dolor y Gloria “più controllato e austero” rispetto a quello del suo cinema più famoso, una “continuazione di quello che ho fatto con Julieta”, anche se i colori sono “vibranti e intensi.” E racconta di essere stato rimasto molto sorpreso dalla calda accoglienza ricevuta in patria e altrove per questo suo nuovo film: “È sempre una sorpresa quando fai un film in grado di toccare il pubblico. Quando avviene, è una specie di miracolo.”
A questo punto sale l’attesa per vedere Dolor Y Gloria, che nelle sale italiane debutterà il prossimo 17 maggio, in contemporanea con la presentazione a Cannes.
E chissà che questo 2019 non sia l’anno buono per Almodóvar: che, a dispetto del lungo rapporto col festival, non ha mai portato a casa una Palma d’Oro. Ma, anche in questo caso, il regista gioca di understatement, parlando del successo che ebbe sulla Croisette, nel 1999, Tutto su mia madre: “Credo che quella sia stata la volta in cui sono andato più vicino a vincere la Palma d’oro. I francesi pensano che io sia completamente ossessionato dalla Palma d’oro, ma non è così.”



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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