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Flash Gordon: su Amazon Prime Video il cult movie ultra-pop che è il film preferito della Regina Elisabetta II

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Compie quarant'anni quest'anno il film prodotto da Dino De Laurentiis basato sull'omonimo fumetto di Alex Raymond e musicato dai Queen. E ancora oggi Flash Gordon rimane un film di culto per il modo spericolato e scanzonato con cui gioca con l'estetica camp, col technicolor, con la matrice fumettistica e con un ridicolo tutto volontario.

Flash Gordon: su Amazon Prime Video il cult movie ultra-pop che è il film preferito della Regina Elisabetta II

Da bambino a casa di mia nonna c'erano dei volumoni rilegati che contenevano tutte le avventure a fumetti di Flash Gordon, il personaggio inventato da Alex Raymond nel 1934.
Mentre sfogliavo quelle pagine, e mi perdevo nellle storie avventurose di questo eroico e biondo terrestre, nella perfidia galattica dell'imperatore Ming, nei boschi magici di Arboria e nella città volante degli uomini falco (che sono sempre stati i miei preferiti), non sapevo ancora quanta importanza avesse avuto il fumetto di Raymond, e quanta influenza avesse avuto sulla cultura popolare del Novecento.
Iniziai ad averne un'idea quando, per il compleanno di un compagno di classe, ci portarono in un cinema romano a vedere un film coloratissimo e ricco d'avventura che raccontava proprio i personaggi e i mondi di quel fumetto. Il film era ovviamente il leggendario Flash Gordon voluto da Dino De Laurentiis, uno dei film più camp della storia, diventato di culto anche per via delle sue (molte) ingenuità. Un film che, se volete fare come me e rivedere dopo tanti anni, o come la Regina Elisabetta II che lo rivede ogni Natale con la famiglia, trovate ora disponibile su Amazon Prime Video.

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Flash Gordon: il trailer del film

Flash Gordon all'inseguimento di Guerre stellari. O il contrario?

A vederla da qui, da dove siamo noi adesso, potrebbe sembrare che quel volpone di Dino De Laurentiis si fosse accaparrato di corsa i diritti di Flash Gordon nel tentativo di emulare lo straordinario successo internazionale di Guerre stellari e L'impero colpisce ancora. Eppure, le cose non stanno esattamente così.
Il produttore aveva acquistato i diritti cinematografici del fumetto di Raymond all'inizio degli anni Settanta, con l'intenzione di realizzarne un film diretto da Federico Fellini. Il quale, però, ondivago come spesso gli accadeva di essere, dopo un iniziale interesse non ci si dedicò mai.
De Laurentiis si rivolse allora a un altro grande regista come Nicholas Roeg, per rimanere però insoddisfatto dal taglio eccessivamente serioso e artistico dato a quello che, per il produttore, doveva essere un fumettone cinematografico prima di tutto ricco di humor e divertimento.
Fatto sta che, prima di trovare la combinazione produttiva giusta, e aver incassato anche un "no grazie" da parte di Sergio Leone, Dino De Laurentiis si trovò anche a rifiutare proprio a Lucas la cessione dei diritti del fumetto. Come sappiamo, Lucas reagì a modo suo, inventandosi un universo e dei personaggi che sono chiaramente debitori a quelli di Raymond, e destinati a superarli in successo e popolarità.

Un po' di Batman dentro Flash Gordon

Sul finire degli anni Settanta, stanco delle bizze degli autori blasonati cui si era rivolto fino a quel momento, Dino De Laurentiis decide di tagliare la testa al toro e di velocizzare i processi di produzione. Come regista sceglie il più anonimo Mike Hodges, inglese che aveva diretto film come Get Carter con Michael Caine e il vagamente fantascientifico The Terminal Man (tratto da un libro di Michael Crichton), e che si sarebbe piegato senza troppi problemi alle esigenze del vulcanico produttore.
Per il copione, invece, De Laurentiis volle uno suo abituale collaboratore fin dai tempi di I tre giorni del Condor, Lorenzo Semple Jr.: che è lo sceneggiatore di quel bellissimo film con Robert Redford, certo, ma anche del King Kong del 1976 e che, guarda caso, prima di dedicarsi al cinema è stato la mente creativa dietro la leggendaria serie televisiva di Batman degli anni Sessanta, quella - per l'appunto - iper-fumettistica, con gli SBAM! e gli SMASH! che apparivano a tutto schermo, e l'indimenticabile estetica ultra-camp.
Non sorprende, quindi, che anche Flash Gordon sia un film dove, a dispetto dell'ingente budget (circa 35 milioni di dollari, che hanno dovuto coprire  14 settimane di lavorazione supplementare rispetto alle 17 inizialmente previste), storia e impianto visivo sono così smaccatamente e spericolatamente pop da farlo (oggi, ma anche allora) sembrare un b-movie, e che è legato in maniera quasi sperimentale alla sua matrice fumettistica.

Flash Gordon: il poster del film

Flash Gordon: kolossal o B-Movie? Entrambe le cose

Di certo dal punto di vista produttivo De Laurentiis non si risparmiò. Specie, come è nella tradizione italiana, per quanto riguarda costumi e scenografie, che portano entrambi la firma di Danilo Donati. Nel cast, poi, il produttore mise assieme una leggenda come Max Von Sydow (sempre serissimo nei panni dell'imperatore Ming, a dispetto di tutto ciò che avviene attorno a lui), attrici di casa nostra come Ornella Muti e Mariangela Melato, comprimari di grande solidità come Topol, il futuro 007 Timothy Dalton, l'inglese Brian Blessed. Curioso che proprio per i due ruoli principali, quelli di Flash e della fidanzata Dale Arden, De Laurentiis si fosse dovuto accontentare di due nomi di secondo piano o addirittura terzo piano: lui è Sam J. Jones, che era noto per le sue apparizioni in déshabillé sulla rivista Playgirl, e che ha una faccia da tonno insuperabile (l'ha notato perfino mia figlia di sei anni); lei, Melody Anderson, una canadese che veniva dalla tv e che dopo questo film non fece mai più nulla di particolarmente rilevante.
Flash Gordon, anche da questi punti di vista, è un film di contrasti estremi, ingegnoso e ingenuo assieme, ambizioso e invece pronto ad abbracciare il ridicolo volontario in quasi ogni scena, desideroso di competere con Star Wars ma allo stesso tempo consapevole di quando cheap i suoi effetti speciali apparissero di fronte a quelli di Lucas, e di quanto fosse esagerato il technicolor sparatissimo della fotografia di Gilbert Taylor.
Il suo essere al tempo stesso kolossal e b-movie ha in qualche modo aperto una strada nuova nei modi produttivi del cinema americano e dei blockbuster, che da quel momento in avanti, anche per un'insieme di altri fattori, hanno sempre più ibridato gli alti valori produttivi con una serie di elementi provenienti dal cinema più povero e di genere.
C'è chi sostiene, tanto per fare un esempio, che senza Flash Gordon non ci sarebbero stati film come Guardiani della Galassia.
Ora, a parte il fatto che sarà pure stata suggestione, ma qualcosa nei titoli di testa di Flash Gordon mi ha fatto venire alla memoria certi rulli introduttivi dei film Marvel, facendo un passo indietro di un bel po' di anni rispetto al presente del MarvelVerse, è piuttosto impressionante notare una serie di analogie narrative (l'eroe in un altro mondo; la sua bella che viene bramata come nuova sposa da un cattivo dai tratti e dall'abbigliamento orientale) ed estetiche (il look del protagonista, in canotta, pantaloni attillati e stivali, per dirne una; ma anche il trucco, o l'occhio volante al servizio del cattivo, da una parte tecnologico e dall'altra organico) tra Flash Gordon e Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter.
E curioso è pensare che, prima di scritturare il tonno Jones, De Laurentiis si era rivolto, per il ruolo di Flash, ad Arnold Schwarzenegger ma anche a Kurt Russell, che è proprio il protagonista del film di Carpenter.

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Flash Gordon: un cult dai Queen a Queen Elizabeth II

Una delle mosse geniali e spiazzanti di De Laurentiis per questo Flash Gordon, fu quella di rivolgersi a una rock band (oltre che al compositore Howard Blake) per realizzare la colonna sonora del film, diventando un apripista anche sotto questo aspetto. A rendere Flash Gordon il cult pop-trash che è oggi è anche la musica dei Queen (che qualche anno più tardi bisseranno l'esperienza cinematografica con Highlander - L'ultimo immortale), da tutti identificata con la canzone intitolata, appunto, "Flash"

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Una canzone che, a quanto pare, piace anche a the Queen, quella vera: alla Regina Elisabetta II d'Inghilterra, il cui film preferito, ci hanno rivelato da poco, è proprio Flash Gordon.
Pare sia abitudine della sovrana inglese di rivedere Flash Gordon ogni Natale, con la famiglia e tutti i nipotini: a raccontarlo è stato Brian Blessed, l'attore oggi 83enne che in Flash Gordon interpreta Voltano, il re degli uomini falco, quello che pronuncia la frase mitica "Gordon è vivo?", che gli viene richiesta da quarant'anni a questa parte da tutti i fan del film che incontra. Compresa Sua Maestà britannica, che ha voluto fargliela pronunciare mentre era coi i suoi nipotini per farli contenti.

Nuovi Flash Gordon in arrivo?

De Laurentiis volle un finale aperto per il suo film, per avere la possibilità di realizzare dei sequel. Né dal punto di vista degli incassi né da quello della critica i risultati di Flash Gordon, però, furono tali da spingere il produttore a mettere in cantiere un nuovo film.
Nel corso di questi quarant'anni, in ogni caso, ogni tanto è riemersa la possibilità di portare nuovamente al cinema il personaggio di Alex Raymond. Attualmente sono due i possibili progetti di un nuovo Flash Gordon: il primo è quello di un film scritto e diretto da Julius Avery, il regista di Overlord, il film che mescolafa film di guerra e zombie; il secondo è quello di un film d'animazione che potrebbe essere diretto da Taika Waititi, che al momento, però, appare impegnatissimo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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