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Festival di Toronto, si apre una 40° edizione all'insegna delle star

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Bryan Cranston, Benicio Del Toro e Kate Winslet risplendono nel primo giorno del festival

Festival di Toronto, si apre una 40° edizione all'insegna delle star

Anche se il New York Film Festival gli ha “rubato” tre titoli altisonanti quali Bridge of Spies di Steven Spielberg, The Walk di Robert Zemeckis e Steve Jobs di Danny Boyle, il Festival di Toronto propone anche quest’anno un cartellone che può comunque vantare dei titoli di assoluto rispetto. Pur non spiccando un lungometraggio già papabile per le prossime nomination all’Oscar – la scorsa edizione ad esempio tutti puntavano, con ragione, sul vincitore del premio del pubblico The Imitation Game – non è da escludere che molti degli attori che presentano qui in Canada i loro nuovi lavori si contenderanno un posto nelle cinquine nelle categorie di protagonisti e non. Primo tra tutti Bryan Cranston, il cui Trumbo ha soddisfatto la critica alla prima proiezione per la stampa. Il suo ritratto ironico e insieme umano del famosissimo sceneggiatore di Vacanze romane e Spartacus, inserito alla fine degli anni ’40 nella Black List dei “rossi” antiamericani e quindi costretto a vivere come un perseguitato, è uno di quei personaggi che consentono a un attore di esplicitare le sue capacità istrioniche al massimo, lavorando dentro gli stilemi classicamente codificati di un lungometraggio che non propone nulla di nuovo ma basa la propria riuscita sulla solidità di script e messa in scena. Opera perfettamente costruita per dare spazio ai caratteristi, Trumbo oltre a un ottimo Cranston mette in scena anche al consumata bravura di John Goodman, Michael Stuhlbarg, Louie C.K. e Diane Lane. Molto difficile che da questo grappolo di attori non escano fuori almeno un paio di nomi papabili per le nomination all’Oscar.

Altra star che non dovrebbe mancare la segnalazione agli Academy Award come non protagonista è il grandissimo Benicio Del Toro di Sicario (già passato a Cannes), ottimo film di genere realizzato però da artisti con una propria, solidissima idea di cinema. Su tutti ovviamente il regista Denis Villeneuve e il solito, folgorante direttore della fotografia Roger Deakins, che film dopo film riesce a rendere preziosa qualsiasi immagine senza usare il movimento. In un film nerboruto, elegante, capace di generare enorme tensione cinematografica pur non risultando nuovissimo, alla fine più di tutti svetta un Del Toro mellifluo e affascinante come non gli capitava da qualche anno. E’ lui la miglior cosa vista in questo inizio di Toronto 2015.

Dell’australiano The Dressmaker ci rimangono invece impressi i duetti stralunati e acidissimi tra Kate Winslet e Judy Davis, protagoniste di una commedia nera che mescola i toni del western con la commedia nera e pennellate di grottesco. Il risultato è alterno, spesso ondivago, ma comunque accattivante. Jocelyn Moorhouse ha costruito un puzzle sfaccettato che scricchiola spesso ma non si sfascia mai, e questo è già un merito.

Presentato in questi primi giorni anche l’ipnotico The Assassin di Hsiao-sien Hu, sinfonia visivamente elevata che riconduce il wu xia pian dentro i canoni estetici e narrativi di un autore il cui cinema continua a essere impervio eppure insieme affascinante.





  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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