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Festival di Torino: fra thriller trattenuti, cospirazioni e preti pedofili in chiave ironica

Variegata e abbondante l'offerta di film nella prima giornata di TFF31


Dopo la serata di gala di ieri è partito oggi il 31° Torino Film Festival, che invece è da sempre caratterizzato da una cornice spartana, ma entusiasta. File ai botteghini e tantissimi film (forse troppi) già a disposizione del pubblico competente della città.

Il concorso è partito con il thriller indipentente americano Blue Ruin, già ben accolto a Cannes e Locarno. Girato con 1 milione di dollari in 30 giorni, con l’aiuto e la partecipazione di famigliari e l'impegno ad adattarsi di tutti, è scritto e diretto da Jeremy Saulnier, giovane direttore della fotografia, insieme al suo migliore amico fin da bambino, l’attore Macon Blair. Una storia di vendetta. Mentre il responsabile della morte dei suoi genitori esce di prigione il protagonista abbandona la sua vita solitaria di homeless ai margini, si fa forza, si ripulisce e cerca vendetta tornando nelle terre della sua infanzia. Il film è come una danza macabra sospesa nella Virginia rurale, in un mondo white trash, intorno a predatori e preda, che continuamente si scambiano di ruolo. Proprio l’atmosfera è una delle cose migliori del film, che mette in scena la vendetta dell’uomo comune, dall’aspetto ordinario dell’impiegato, che si veste da (anti)eroe con le sue goffaggini architettando trappole, piste criminali, senza sembrare improvvisamente un soldato delle forze speciali, magari finendo al pronto soccorso per togliersi una freccia dalla gamba. Pur in sospeso fra situazioni ironicamente folli e altre drammatiche Saulnier riesce a mantenere l'equilibrio senza far perdere la tensione. Ritmo dilatato, ma ansia assicurata, Blue Ruin è una variazione/negazione originale del revenge movie.


L’altro film del concorso di oggi è il canadese Le Démantèlement di Sébastien Pilote, già presente nel 2011 a Torino con il suo film d’esordio Le vendeur. La storia di un uomo in là con gli anni che manda avanti un fattoria. Ha due figlie femmine, nessuna delle quali sembra minimamente interessata a mandare avanti l’attività di famiglia. Anzi, una delle due sta per separarsi e chiede un aiuto economico al padre. Quest’ultimo, per amore, non esiterà a vendere la sua adorata fattoria e trasferirsi in un appartamento. Il protagonista è Gabriel Arcand, fratello del Denys regista de Le invasioni barbariche.

Tra le novità di quest’anno c’è la sezione After Hours, idealmente piazzata in tarda serata, con una selezione di film di genere intesi in maniera piuttosto ampia. Lo dimostrano i due primi titoli presentati.

Il primo, il più interessante, viene dal Belgio, si intitola Au nom du fils ed è diretto da Vincent Lannoo, che al festival è già stato, nel 2010 con Vampires. Il tema è delicato: i preti pedofili, anche se in realtà sarebbe limitativo definire questo corrosivo film solo in questo modo. Sicuramente il tema principale è quello legato all’insabbiamento dei tanti casi di pedofilia nella Chiesa belga, ma lo svolgimento è davvero inusuale. Cercando una chiave originale il film dimostra come non ci si debba per forza limitare a una pedissequa denuncia quando si affrontano temi di questa portata, ma usa il genere, con le armi dell’ironia sulfurea e del paradosso. La vicenda è quella di una donna profondamente religiosa, conduttrice di un seguito programma in una radio cattolica, che perde le proprie certezze dopo la morte del marito e soprattutto a seguito del suicidio del figlio adolescente, che scoprirà molestato da un prete a lei molto vicino.
Un film che racconta una fede cieca e irrazionale, si interroga sui concetti di morale, violenza e vendetta. Spiazzante e scorretto, imperfetto e rigoroso. Un oggetto misterioso di notevole interesse.


Il secondo film in After Hours è stato il mockumentary The Conspiracy. Si tratta di un meccanismo a incastri multipli che racconta cosa accade agli autori di un finto documentario su un teorico del complotto, si avvale di un buon ritmo, interessa lo spettatore proprio giocando sui nervi scoperti, sull’impatto violento e diretto di queste teorie che prima dell’intervento dell’analisi razionale mettono a segno qualche colpo sullo spettatore. Cosa è vero e cosa finto? Chi è veramente libero in un mondo in cui ogni gesto, azione, post di facebook, è costantemente monitorato? In epoca di anniversario Kennedy e con le intercettazioni della NSA ancora nelle agende della politica internazionale The Conspiracy arriva nel momento giusto. Se si esclude una deriva nella seconda parte alla Blair Witch Project evitabile, il film resta un prodotto particolarmente inquietante, ansiogeno come i nostri tempi iper connessi.

In Festa mobile c’è stato poi l’omaggio di Torino al grande James Gandolfini con la presentazione del suo film postumo: Enough Said, che uscirà in Italia distribuito dalla Fox con il titolo Non dico altro. Una storia sull’amore a 50 anni con il compianto attore italo americano protagonista insieme a Julia Louis-Dreyfus e Toni Collette.

Presentato anche, nel corso della serata, il film di Noah Baumbach Frances Ha, con la musa indie Greta Gerwig. Ve ne parleremo domani, quando incontreremo l’attrice.

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