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Festival di Roma - Beautiful Creatures e Sly nel quinto e sesto giorno

Un nuovo Twilight all'orizzonte. Sylvester Stallone e Walter Hill, veterani con stile.


Un nuovo Twilight all'orizzonte



E' sufficiente osservare il trailer per capire quanto è stato ribadito nella presentazione di Beautiful Creatures – La sedicesima luna: l'intenzione è quella di proporre un epigono di Twilight. In un incontro che ha visto protagoniste le due scrittrici della saga fantasy sentimentale, Kami Garcia e Margareth Stohl, abbiamo potuto ascoltare brani del romanzo e vedere anche alcune scene del film firmato Richard LaGravenese e tratto dal primo volume (edito in Italia da Mondadori), in uscita in Italia a febbraio del 2013 su distribuzione Eagle. I ruoli consolidati dalla Meyer sono invertiti: la lei di turno, Lena Duchannes, è l'elemento sovrannaturale della coppia, oggetto d'amore di un ragazzo medio, Ethan Wate. Sullo sfondo suggestivo della Carolina del Sud (ma in realtà il film è stato girato in Louisiana, a Baton Rouge) i due scoprono di poter ascoltare l'uno i pensieri dell'altra, in virtù di una sintonia magica chiamata “metapensiero”. Discendente della famiglia maledetta dei Caster, dotata di incredibili poteri, Lena dovrà affrontare un cruciale rito di passaggio mentre si apre a Ethan. I due attori protagonisti, Alice Englert e Alden Ehrenreich, proveranno l'anno prossimo a scalzare Stewart & Pattinson nei cuori di tutti, nel frattempo si godono la possibilità di recitare al fianco di mostri sacri come Emma Thompson e Jeremy Irons. Atmosfera e tematiche seguono la scia di Twilight anche più di quanto abbiano fatto altre operazioni del filone “young adult”, come Hunger Games: in quel caso la sinergia letteratura-cinema non ha funzionato in Italia come in America. Tra qualche mese il verdetto.

Sylvester Stallone e Walter Hill, veterani con stile



Se nuove star cercano i riflettori, vecchie star li catalizzano con poco sforzo. L'applauso caloroso che accoglie in sala Petrassi Sylvester Stallone, interprete dell'ironico action Bullet to the Head di Walter Hill, è un tributo per chi non ha più bisogno di dimostrare nulla (anche se l'interessato, “motivazionale” a oltranza, non sarebbe d'accordo). Prima di rispondere alle domande, incassa un'altra ovazione con un condivisibile e doloroso appello per il salvataggio di Cinecittà. Reduce dal suo giro nelle aree più difficili di Roma, tra cui Tor Bella Monaca, Sly sostiene di aver rivissuto la sua difficile gioventù: “L'importante è insegnare a non aver paura di fallire, di fallimenti uno nella vita ne colleziona tanti, servono a crescere.” E in materia di momenti nodali, ne ricorda due. Uno è l'incontro con Woody Allen per Il dittatore dello stato libero di Bananas, in cui per essere preso nel miniruolo di un teppista nella metropolitana si sporcò con della terra, presentandosi a uno scettico Woody tanto minaccioso da farlo capitolare: “Mai mollare”. L'altro episodio è lo scontro con un dirigente che gli negò un premio in denaro per il grande successo di Rocky: “Mi disse: non ci frega niente di te, ci interessa solo che tu faccia quello che ti chiediamo. A posteriori lo ringrazio, mi fece capire che il cinema è un'industria, non una relazione sentimentale!”
Il suo killer Jimmy di Bullet to the Head è per Stallone una fusione umoristica di Rocky e Rambo, personaggi con i quali ha ora un rapporto differente: Balboa è un capitolo chiuso in bellezza, il veterano John invece forse meriterebbe un commiato consono, ma non promette nulla. Ascoltando Sly, Walter Hill e lo sceneggiatore italiano Alessandro Camon si capisce che la direzione del film è stata molto ponderata: una riproposizione del buddy movie, liberata dall'impasse di una differenza solo stilistica tra i due protagonisti. Il Jimmy di Stallone e il Taylor di Sung Kang sono sì diversi nell'approccio alla violenza (un luogo comune del genere), ma sono in più sulle due sponde opposte della legge. Per Sly personalità e conflitto tra i protagonisti possono confluire in dialoghi che abbiano la stessa forza e lo stesso ritmo delle scene d'azione, di cui invece non bisogna abusare. Hill sostiene di aver imparato molto sul genere osservando la tecnica dei film western classici: calibrare con accortezza l'astrazione. Le implausibilità e le forzature, che pure devono esserci per costruire i personaggi in modo adeguatamente drammatico, non devono mai superare il livello di guardia tanto da spezzare l'immedesimazione. Volontà di regista e protagonista era proporre un film d'azione vecchio stile che, a differenza delle pellicole ultraepiche su scala apocalittica dell'ultima Hollywood, potesse funzionare anche tra i confini angusti di semplici storie private. In un certo senso, il puro “Sly touch”. Non per niente il veterano Hill ammette di aver avuto qualche timore: “Era la prima volta che dirigevo un attore che è anche un regista.”
L'accordo tra i due è nato su una massima: “Per far funzionare le scene d'azione, devi divertirti mentre le fai.” Indiscutibile.

Vi segnaliamo la presenza online delle nostre recensioni di Breaking Dawn Parte II, E la chiamano estate e ovviamente Bullet to the Head!


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