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Festival di Giffoni: il giorno di Pierfrancesco Favino

L’attenzione della giornata di ieri al Giffoni Film Festival è stata totalmente canalizzata sulla presenza di Pierfrancesco Favino, venuto a presentare il suo nuovo lavoro, la mega-produzione hollywoodiana Le cronache di Narnia: il principe Caspian, in uscita il prossimo 14 agosto i Italia con uno sforzo distributivo di ben 700 copie.

Festival di Giffoni: il giorno di Pierfrancesco Favino

Favino a Giffoni: "Serve un cinema di impegno civile"

L’attenzione della giornata di ieri al Giffoni Film Festival è stata totalmente canalizzata sulla presenza di Pierfrancesco Favino, venuto a presentare il suo nuovo lavoro, la mega-produzione hollywoodiana Le Cronache di Narnia: il principe Caspian, in uscita il prossimo 14 agosto in Italia con uno sforzo distributivo di ben 700 copie. Più che adoperarsi per il lancio di un blockbuster che probabilmente non ha bisogno di enorme sostegno pubblicitario, Favino ha dimostrato grande disponibilità sia durante la conferenza stampa che nell’intervista che ci ha concesso, affrontando una notevole disparità di temi, molto dei quali sicuramente non scontati.

L’argomento più interessante che l’attore ha esplicitato quando gli è stata posta una domanda sul suo prossimo lavoro tv su Giuseppe Di Vittorio - uno dei fondatori del sindacalismo italiano - è la necessità di sviluppare nel nostro paese un cinema che abbia come interesse principale un tipo di impegno che sia civile, etico prima ancora che politico. Quando abbiamo approfondito il discorso, chiedendogli quanto fosse importante per lui veicolare questo messaggio ad un pubblico giovane e ricettivo come quello del Giffoni, Favino ha immediatamente sottolineato la responsabilità di farlo nella maniera adeguata: “Prima di tutto serve la massima onestà intellettuale. Avere di fronte un pubblico di giovani rappresenta una responsabilità ulteriore, e la freschezza mentale ed emotiva con cui i ragazzi si avvicinano al mondo del cinema aumenta di certo questo tipo di dovere nei loro confronti.”

Passando poi al discorso che riguardava la sua neonata carriera internazionale – ricordiamo che oltre al secondo episodio de Le Cronache di Narnia Favino ha anche girato Miracle at St.Anna di Spike Lee, ed è attualmente sul set di Angeli e Demoni di Ron Howard – l’attore ha immediatamente sottolineato le diverse dinamiche che corrono tra il tipo di produzione americana e quello dell’industria cinematografica italiana: “La differenza principale è nell’atteggiamento mentale. Sicuramente l’aspetto economico è importante sotto il profilo delle possibilità tecniche e successivamente distributive di un film. La mancanza di budget molto spesso può far scemare l’amore e l’accuratezza nel lavoro, ma io credo che questi aspetti vadano sempre tenuti alti e vivi. L’accuratezza nel lavoro è quello che mi ha colpito più di tutto, mentre altrettanto sorprendente è invece il fato che durante il ciak, nel periodo di tempo che va dall’azione allo stop, le differenze invece si assottigliano molto, praticamente non ci sono.”

Attore dalla carriera ormai più che decennale, Pierfrancesco Favino ha un personaggio da lui interpretato che considera più degli altri una svolta sotto il punto di vista professionale? “Ci sono alcuni personaggi che più di altri sono stati comunicativi, in cui quello che avevo imparato è riuscito ad arrivare al pubblico in maniera più fluida. Ce ne sono tre o quattro; uno è stato un film poco visto, Correre contro di Antonio Tibaldi in cui interpretavo un handicappato, dove ho scoperto che il lavoro fatto sul fisico dava dei risultati. Poi anche El Alamein, sicuramente Romanzo criminale, Bartali in Tv per molti aspetti. Io aggiungerei anche Saturno contro perché è stato l’inizio di un altro tipo di attitudine e di lavoro. Comunque in ogni lungmetraggio tento di trovare attraverso il personaggio la maturazione di un percorso espressivo”.

Infine Favino ha affrontato uno degli aspetti più contraddittori della situazione odierna del nostro cinema, e cioè il disequilibrio tra gli incassi che salgono e la qualità media dei prodotti che invece, purtroppo, sta scendendo: “Il cinema italiano deve smettere di essere episodico. Come avviene ad esempio in Francia, lo Stato dovrebbe riconoscere che il cinema è una delle espressioni artistiche del paese. Come mai i giovani artisti, non sono nel mondo del cinema, non vivono in Italia ma sparsi per il mondo? Più che continuare a dare i soldi all’industria, lo Stato dovrebbe preoccuparsi di proteggere il cinema, ad esempio difendendo il suo diritto di rimanere in sala anche più di mezza giornata se un film non incassa immediatamente. Parliamo chiaramente: Gomorra e Il divo, che sono comunque due ottimi prodotti, sono diventati un caso perché hanno incassato, e lo hanno fatto perché hanno avuto risonanza all’estero. La stessa cosa è accaduta ad esempio per La meglio gioventù. Insomma, si deve sviluppare una politica di orgoglio nei confronti del nostro prodotto, che deve andare di pari asso con la ricerca di qualità. A me dispiace vede un bacino di talento così ampio ed eterogeneo come il nostro massacrato da dinamiche economiche e politiche che non lo proteggono. Se ci organizzassimo meglio potremmo tornare a primeggiare, basta volerlo”.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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