Festival di Cannes 2018: il pagellone con i voti ai film della Selezione Ufficiale dei nostri inviati

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Festival di Cannes 2018: il pagellone con i voti ai film della Selezione Ufficiale dei nostri inviati

Tutti i voti (accompagnati da sintetici giudizi) ai film del concorso e del fuori concorso e delle varie sezioni del Festival di Cannes 2018 assegnati dei nostri inviati Federico Gironi e Mauro Donzelli.

Concorso:
Everybody Knows
Gironi: 2
Farhadi fa quello che fa di solito ma questa volta lo fa male, tra Muccino, Boris e un tv movie giallo per la prima serata di Rai2.
Donzelli: 2
Molto livore per nulla. Premesse e stile tipico di Farhadi, ma questa volta gli svelamenti sono poca cosa e molto forzati.

Yomeddine
Gironi: n.v.
Donzelli: 3
Melodramma on the road visivamente piacevole, fra il naif e il furbetto, un lebbroso e un ragazzino che inteneriscono senza coinvincere fino in fondo

Leto
Gironi: 2 1/2

Favoletta rock-sentimentale su una generazione segnata. Doveva durare 30 minuti di meno, ed essere meno formalista.
Donzelli: 3 1/2
Il rock e l'amore a Leningrado negli anni '80, appassionante triangolo sulla libertà di alzarsi in piedi e ballare alla vita.

Plaire, aimer et courir vite
Gironi: 3
Onesto, a tratti intenso, troppo ostentatamente e letterariamente snob in alcuni dettagli, ma nel complesso da promuovere.
Donzelli: 4
Una formazione all'amore e una alla morte, in un sincero e personale viaggio toccante brutale e a tratti divertente.

Cold War
Gironi: 3
La fotografia è straordinaria, anche troppo, visto che dalla seconda parte in avanti il film pare lo spot di un profumo di marca. La storia d'amore c'è, ed è scritta abbastanza bene, risparmiando allo spettatore spiegoni e ovvietà.
Donzelli: 4 1/2
Una storia d'amore lungo i decenni e i due lati della cortina di ferro, struggente e sontuosamente diretta senza sbrodolature, una sequenza magistrale dopo l'altra. Che attori!

Le livre d'image
Gironi: 3

Un’appendice alle sue Historie(s) du Cinéma, questo nuovo/vecchio/eterno film di Godard. Il cinema, la musica, i libri, la parola, le mani, utilizzati per raccontare a modo suo la crisi dell’Occidente, il suo crepuscolo, e l’alba di qualcosa di nuovo che sta (?) sorgendo in Oriente. Per ricominciare uguale a prima, a sempre.
Donzelli: n.v.

Ash is purest white
Gironi: 3 1/2
Gangster story, storia d'amore, affresco su una Cina in continua e perenne trasformazione, come la vita delle persone, e dei protagonisti. Qualche lungaggine di troppo, ma un film potente con una protagonista indimenticabile.
Donzelli: 3 1/2
Come al solito il grande regista cinese stratifica le sue storie eludendo la censura, ma mettendo a segno dei colpi durissimi sulla perdita di valori e amore del territorio del proprio paese.

Les filles du soleil (Girls of the Sun)
Gironi: 1 1/2

Eva Husson prende una storia bellissima - quella delle donne curde diventate guerrigliere contro lo Stato Islamico dopo essere state loro prigioniere e schiave sessuali - e la svilisce con una scrittura approssimativa e retorica (il personaggio della giornalista francese poteva non esistere) e con scelte formali estetizzanti di dubbio gusto.
Donzelli: 1 1/2
Più che omaggio alle combattenti curde è un pastrocchio retorico che lava le coscenze e non appassiona.

Three Faces
Gironi: n.v.
Donzelli: 3

Panahi ci ha preso gusto a guidarci per il paese, questa volta racconta di tre donne, tre generazioni, fra una provincia sempre uguale a se stessa e il tentativo di guardare al futuro ampliando le proprie vedute. Atmosfera placida, garbo e l'amore per le piccole storie che diventano universali.

Lazzaro felice
Gironi: 2 1/2

Alice Rohrwacher insegue con coraggio e caparbietà la sua idea di cinema e di racconto, con un'estetica e una poetica che stanno a cavallo tra il naturalismo, il realismo magico e la fiaba morale. Lo fa buttandosi a capofitto, e così facendo non evita di commettere errori anche grossi, e di peccare di qualche grossolaneria, ma anche riuscendo, in molti punti, a trasmettere allo spettatore la sua placida e sognante euforia.
Donzelli: 2 1/2
La chiave del relismo magico è ancora quella scelta dalla Rohrwacher, che costruisce un mondo sospeso in un passato tutto proprio, semina la via di premesse e allegorie promettenti, ma le esplicita poi con alcune banalità perdendosi nella proiezione cittadina di quel mondo rurale e realistico che sa ben raccontare.

Asako I & II
Gironi: 2
Filmetto giapponese onesto, ma anonimo e ripetitivo. Che ci fa un film così in concorso al Festival di Cannes?
Donzelli: 3
Ogni storia d'amore ha un proprio passato da risolvere, a parte il primo amore, a cui tutti gli altri si riconducono. Quotidianità ed eccezionalità, nelle scelte di una ragazza e del Giappone post tsunami.

Shoplifters
Gironi: 4

Di nuovo, ma non in maniera uguale a sé stessa, Hirokazu Kore-Eda continua a riflettere sul senso dei rapporti umani e familiari, ostinandosi a cercare la luce laddove ci potrebbe essere il buio, e portando avanti una rivoluzione dolce, dolcissima nei confronti della morale comune. Sfidando e conquistando
Donzelli: n.v.

BlackKklansman
Gironi: 4

Con BlacKkKlansman Spike Lee fa la cosa giusta. Magari didascalico ma potente, con la rabbia per quello è che l'America di oggi mascherata ma non stemperata da un umorismo feroce. All the power to all the people.
Donzelli: 3 1/2
L'ironia e una storia appassionante aiutano Spike Lee a guidare la sua proverbiale rabbia sociale verso il migliore film da anni.

En guerre
Gironi: 4

È contro ogni mia inclinazione cinematografica, ma la potenza di quello che dice e di come lo dice è innegabile. Lindon bravissimo.
Donzelli: 4
La coppia Brizé Lindon torna a fare centro con un film secco e affilato, senza distrazioni si racconta una trattativa sindacale dall'inizio alla fine. Autopsia di un dialogo sociale, ma anche inno alla democrazia come estenuante opera di convincimento col dialogo.

Under the Silver Lake
Gironi: 2
Under the Silver Lake sta a David Robert Mitchell come Southland Tales sta a Richard Kelly. Ma Southland Tales era meglio. Che delusione.
Donzelli: 2 1/2
Pastrocchio discontinuo fra omaggi a Hollywood, alla cultura pop analogica, con venature hipster come il quartiere trendy di L.A. Divertente a tratti, da consumare senza inseguire troppi collegamenti fra sinapsi. Colonna sonora da mettere in playlist.

Burning
Gironi: 4
Da un racconto di poche pagine di Murakami, Lee Chang-dong trae un film di due ore e mezza, ma riesce lo stesso a essere minimalista. E sorprattutto riesce a tenerti incollato allo schermo raccontando quello che in apparenza è pochissimo, e solo una storia gialla, ma in realtà è tantissimo, e molto di più.
Donzelli: 4

Dogman
Gironi: 4
Garrone azzecca tutto: la storia, le facce, gli attori, i luoghi, la fotografia. Fa una scelta intelligente e dribbla la truculenza delle sevizie per raccontare qualcosa di ancora più tremendo. Il suo è un film potente, che ti prende alla gola e allo stomaco e ti toglie il fiato per la violenza, l'abbandono, la solitudine e la mancanza di speranza che racconta. E riesce a tenerti con gli occhi incollati allo schermo anche quando vorresti girare lo sguardo, e scappare via.
Donzelli: 4

Capharnaüm
Gironi: 2
Poi dicono di Von Trier: ma questo film di Nadine Labaki sulla tragica vicenda di due bambini nelle aree più povere e degradate delle periferie di Beirut pone seri problemi morali per l'uso ricattatorio che fa della storia e dei suoi giovanissimi protagonisti. Il problema è che la regista è probabilmente in buona fede, il che è anche peggio.
Donzelli: 2

Knife + Heart
Gironi: 1
Come se Boogie Nights fosse stato girato in salsa slasher e ultra-queer da un Dario Argento al nadir della sua ispirazione registica.
Donzelli: 1

Ayka
Donzelli: 2
Estenuante sequela di sfortune e tragedie piombano su una povera immigrata kirghika a Mosca. Cinema della sofferenza: claustrofobico, greve e irritante.

Ahlat Agaci
Donzelli: 4
Ceylan è ormai un garanzia, ipnotico e visivamente sontuoso affresco sul tempo che passa, i rapporti famigliari e il coraggio o la paura dei giovani turchi di cambiare, loro stessi e chissà, anche il Paese.
 

Fuori concorso:

The House That Jack Built
Gironi: 4

Mai così sospeso tra paraculaggine e sincertità quasi commovente, Von Trier prosegue nel suo percorso di autoanalisi, scandalizzando per il pensiero, più che per la violenza, e mandandosi all'inferno da solo.
Donzelli: 4
Torrenziale viaggio nelle viscere e nella psiche del geniacco folle danese, trovate visive da brividi, prosegue la sua seduta pubblica di psicanalisi non privandosi e privandoci delle sue solenni prese per i fondelli. Fra Hitler e le citazioni dei suoi film, prevale più la tenerezza di una tigre senza artigli, esposta e nuda, che la provocazione o la violenza.

Solo: A Star Wars Story
Gironi: 2

Gli ingredienti giusti sono tutti lì, ma il mix in qualche modo non riesce bene, e il soufflé di Howard si affloscia quasi subito. Due ore abbondanti di azione ininterrotta che maschera però l'assenza di un racconto forte che regga in piedi la baracca di un film che è troppo rispettoso, troppo preoccupato di fare e dire tutte le cose giuste per coinvolgere veramente. La scelta di Alden Ehrenreich è stata fose un po' avventata, e le traversie produttive non hanno aiutato.
Donzelli: 1 1/2
Se Solo Han adulto sapesse che noiosa storia di fondazione del suo personaggio gli hanno riservato probabilmente penderebbe Chewbecca e se ne andrebbe in pensione anticipata. Battaglie timbrate col cartellino, noia e l'attesa inutile di qualche guizzo. Il nuovo Solo, poi, ha il carisma di una spada laser, spenta.

Un Certain Regard:
Donbass
Gironi: 2,5

Loznitsa partigiano e propagandista. Con intelligenza e abilità cinematografiche, ma non basta.
Donzelli: 3
Potente sguardo sulla guerra civile dell'Ucraina di oggi, spara talvolta nel mucchio senza troppa grazia, ma colpisce allo stomaco.

Rafiki
Gironi: 2,5
Colorato, onesto ma poco incisivo Romeo&Giulietta in salsa lesbo-kenyota.

À genoux les gars (Sextape)
Gironi: 3
Un'adolescente ricattata dal ragazzo col video fattole durante una fellatio. Drammone con dibattito incorporanto? Nemmeno per idea. Finalmente si parla di sesso, adolescenza e nuove tecnologie in maniera divertente ma non incosciente, senza pruderie ma inneggiando alla libertà sessuale delle ragazze. #meetoo approverebbe (credo).

Girl
Donzelli: 3 1/2
Esordio di un belga di 26 anni su un adolescente che sogna di diventare un étoile della danza contemporaneamente cambiando sesso. Memorabile protagonista alle prese con due rivoluzioni nel suo corpo, in doloroso contrasto con se stesso per l'espressione piena della sua identità. Il lavoro sul disperato controllo del proprio corpo è commovente.

Euforia
Gironi: 2
Scamarcio e Mastandrea sono anche bravi, ma il film è paternalista e autoindulgente.

Séance de Minuit:
Arctic
Gironi: 1 1/2
Banale, ripetitivo e un po' risibile survival movie. Mads Mikkelsen del tutto sprecato, ma senza di lui sul red carpet il film non sarebbe stato qui a Cannes.

Gongjak (The Spy Gone North)
Gironi: 4

La complessità della Storia (in tutti i sensi visto che si parla di fatti realmente accaduti, e politicamente scottanti) declinata con la forza e la passione del miglior cinema d'intrattenimento. Quello che il cinema coreano sa fare meglio di chiunque altro, oggi come oggi.

Fahrenheit 451
Gironi: 2 1/2
Ramin Bahrani (e Amir Naderi che co-firma il copione) cercano di aggiornare la storia scritta da Ray Bradbury all'era del digitale, di internet, delle fake news e dei commenti su tutto e tutti. Trovano spunti interessanti, che però nonvengono approfondidi, in un film che punta forte sul versante dell'azione più che del pensiero, ma che da quel punto di vista è un po' goffo.



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