Festival di Cannes 2016: bilancio, auspici e previsioni del nostro inviato

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Festival di Cannes 2016: bilancio, auspici e previsioni del nostro inviato

Sui social network, croce e delizia dei cinefili del Terzo Millennio, è già iniziata una diatriba interna che nemmeno la sinistra italiana: ma è stato meglio il Concorso di questa edizione 2016 del Festival di Cannes, o di quella del 2013?
Come sempre nella vita, ognuno ha la sua verità e ognuno ha la sua risposta, ma fatto sta che quest'anno Thierry Freamaux ha messo assieme un programma dalla qualità media davvero molto elevata: non che, per un festival dove più o meno fatto tutti a gara per andare, il compito sia particolarmente difficile per il direttore di Cannes
Certo, c'è stato Sean Penn, che nella storia dei pagellini pubblicati dai dailyes della rivista Screen Internazional ha segnato un record negativo, un voto medio di 0,2 laddove il ranking va da 0 a 4.
Ma per un The Last Face ci sono stati tanti film che, per Screen come per Comingsoon.it, sono andati ben oltre la semplice sufficienza. 

PROMOSSI Doveva essere l'anno della Romania, e lo è stato. Con il Sieranevada di Cristi Puiu, vera e propria sorpresa d'apertura, ancor più forse che col pur buono Bacalaureat del Cristian Mungiu che a Cannes ha già vinto la Palma d'Oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Bene hanno fatto anche il coreano Park Chan-Wook con The Handmaiden, Alain Guirodie con Rester Vertical, Asghar Farhadi con The Salesman e Olivier Assayas con Personal Shopper. Più che promossi, laureati con lode e bacio accademico, Jim Jarmush e Paul Verhoeven, che hanno firmato due veri capolavori con Paterson da un lato e Elle dall'altro. 

RIMANDATI -  In un concorso che contrapponeva venerati maestri e giovani promesse, Ken Loach e Pedro Almodovar hanno firmato con I, Daniel Blake e Julieta due film solidi ma piuttosto di maniera, senza picchi particolari. Da rivedere anche il brasiliano di Aquarius, l'ex critico Kleber Mendonca Filho, mentre Brillante Mendoza con Ma' Rosa conferma pregi e difetti del suo stile, che però da queste parti non amiamo particolarmente. Da rimandare, a malincuore, anche il francese Bruno Dumont: ma solo perché il suo Ma Loute (comunque buono e molto divertente) segna un passo indietro rispetto al bellissimo P'tit Quinquin.

BOCCIATI -  Ed eccoci al tasto dolente, che per un caso o chissà cos'altro, è rappresentato dal cinema dei registi più giovani e più “di culto” in concorso. Nonostante le file chilometriche che hanno generato, sono due delusioni i nuovi film di Xavier Dolan e Nicolas Winding Refn, Juste la fin du monde e The Neon Demon, entrambi a loro modo peccanti di arroganza seppur proiettati verso il futuro. Decisamente fiacchi, e vecchi come idea e linguaggio di cinema, Loving di Jeff Nichols (che a questo punto sospetto sia un sopravvalutato) e Mal de Pierre di Nicole Garcia, nonché La fille inconnue, che è un mediocre film dei Dardenne. Bocciati anche i due film che, però, hanno avuto grandi estimatori anche tra i critici e (si dice) la giuria, entrambi firmati da donne: Toni Erdmann di Maren Ade (che sul citato pagellino di Screen ha ottenuto una media soprendetemente alta, 3,7, ed è piaciuto a Donzelli) e American Honey di Andrea Arnold. Di Sean Penn, abbiamo già detto tutto.

Resta ora da stabilire che cosa deciderà la giuria, che è guidata da un personaggio piuttosto insondabile come George Miller e che è ovviamente eterogenea al suo interno. L'impressione è che si girerà attorno a un gruppo piuttosto ristretto di titoli: da Toni Erdmann e American Honey, appunto, a Paterson, Elle, The Salesman, Personal Shopper e Aquarius, più i due rumeni, Sieranevada e Bacalaureat.

AUSPICI - Ovviamente, piacerebbe veder premiati con Palma d'oro e Grand Prix Paterson e Elle, in quest'ordine (ma va bene anche l'inverso). Difficilmente sarà così, ma la speranza è che i film portino a casa comunque qualcosa: magari per i loro registi, o per gli attori (Adam Driver da un lato e Isabelle Huppert dall'altro, che però dovrà vedersela con Sonia Braga, Sandra Huller e Sascha Lane). Un premio importante sarebbe d'obbligo anche per quello che nella lista dei nostri film preferiti di Cannes 2016 è al terzo posto, Sieranevada: una meritatissima sceneggiatura, o una regia?

PREVISIONI - Non sono il mio forte, raramente ci azzecco, per anni sono riuscito a saltare proprio il film che poi si è portato a casa Palme, Leoni, Orsi. Come già detto, a giudicare da Screen e dalle voci che già giravano in Croisette qualche giorno fa, Toni Erdmann e American Honey sembrano tra i favoriti. Scommetterei anche su Aquarius, con Sonia Braga che prima dell'irrompere di Isabelle Huppert e di Elle era la candidata numero uno al premio per la migliore attrice. Proprio il film Paul Verhoeven, e quello di Farhadi, potrebbero aver cambiato le carte in tavola all'ultimo momento: e sono entrambi film che portano ben impresso un marchio d'autore ma che sono capaci di ammiccare al genere, e di non portare addosso l'etichetta un po' scomoda e tutto sommato insulta di “film da festival”.
Staremo a vedere.

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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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