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Festival di Cannes 2008 - Un BILANCIO CONCLUSIVO

Giunti alla conclusione del Festival di Cannes 2008, in attesa di conoscere il verdetto della giuria tiriamo le somme sui film della selezione ufficiale e sulla manifestazione tutta. Dopo 12 giorni di festival, innumerevoli spostamenti lungo la Croisette, file per entrare in sala ed ore di visioni, proviamo ad effettuare un bilancio se...


Festival di Cannes 2008: Un bilancio conclusivo alla fine del Festival

Dopo 12 giorni di festival, innumerevoli spostamenti lungo la Croisette, file per entrare in sala ed ore di visioni, proviamo ad effettuare un bilancio semi-serio della 61esima edizione del Festival di Cannes, dando voti a film, fatti e personaggi.

Dopo un inizio un po’ zoppicante, raggiunge e supera la sufficienza il livello generale del concorso, pur complessivamente inferiore a quella dello scorso anno; discorso uguale e contrario invece per Un Certain Regard, che partita meglio, ha visto però il suo livello medio calare nel corso delle ultime giornate di festival.

E parlando di Un certain regard, diamo un 4 al suo palmares: se è vero che la giuria presieduta da Fatih Akin ha assegnato un premio speciale a Tokyo Sonata, le altre decisioni sono più che opinabili, vista soprattutto l’assenza di film come Hunger ma anche O’Horten.

Voto 10 a Clint Eastwood, che alla veneranda età di 78 anni con The Exchange conferma la sua classe elegante e cristallina, regalando al pubblico presente a Cannes un film esemplare, rigoroso e splendidamente classico.

8 alla pattuglia italiana del concorso: che Sorrentino e Garrone fossero tra i nomi più interessanti del panorama cinematografico nostrano lo sapevamo, ma Il divo e Gomorra hanno convinto anche una platea internazionale ed esigente come quella cannense, uscendo per una volta a testa alta dal confronto con le altre cinematografie.

Come quella francese: i tre film transalpini del concorso invece non superano la media del 5, ed evitano di sprofondare più in basso solo grazie al bel film di Cantet, che gli ha alzato la media all’ultimo.

Nel suo difficile passaggio dal noir delle opere precedenti ad un film incentrato sull’amore e il romanticismo, James Gray ha dimostrato ancora una volta il suo talento, e si merita un bell’8 per la versatilità, così come Kurosawa Kyoshi, efficacissimo nell’abbandonare l’horror e abbracciare il melò socio-familiare.

Stesso voto per Steven Soderbergh: checché se ne pensi del suo Che, va riconosciuto il coraggio di un regista americano che potrebbe riposare su (non tanto meritati) allori e che invece con i tempi che corrono si prende la briga di realizzare un’opera su un eroe della rivoluzione cubana di 4 ore e mezza girato quasi esclusivamente in spagnolo.

Per quanto riguarda le capacità registiche, 9 d’incoraggiamento al talento dimostrato all’esordio da Steve McQueen e da Na Hong-Jin e 2 all’insistenza di Jennifer Lynch di voler tornare sul set dopo Boxing Helena.

Un bel 3 complessivo va invece alla spocchia autoriale arrogante e indisponente di una serie di registi che hanno flagellato gli spettatori con i loro deliri: della pattuglia fanno parte Mendoza, Ceylan, Lucrecia Martel, Garrel, Wenders ed il neoregista Kaufman. Si merita invece un secco 2 Atom Egoyan, che insiste nel voler far recitare nei suoi film la pessima moglie Arsinée Khanjian.

Altre prove attoriali da bocciare nettamente son quelle di Louis Garrel, di Bill Pullman e Julia Ormond, mentre da ricordare invece in positivo le interpretazioni di Angelina Jolie, Toni Servillo, Benicio del Toro, Guillaume Depardieu, Denis Lavant, Teruyuki Kagawa, François Bégaudeau, Martina Gusman.

Se Penelope Cruz e Javier Bardem ottengono un bell’8 per la bravura e l’autoironia dimostre in Vicky Cristina Barcelona, a Scarlett Johansson diamo un 4, visto che dietro la sua assenza in Croisette pare ci sia il fatto che non trovava concepibile che non gli venissero pagate le spese per i suoi inseparabili parrucchiere e truccatore personali.

E rimanendo in tema di dive e bellezze: 8 a Rebecca Hall e alle lentiggini di Julianne Moore, 9 alle forme esibite da Monica Wang in Ocean Flame, 7 ½ alla coppia Gwyneth Paltrow/Vinessa Shaw, 9 a Milla Jovovich (sia quella col pancione nel film di Wenders che quella in gran forma vista alla Montée dello stesso film), 7 al ritorno di Karen Allen.

3 invece alla moltitudine di signore e signorine superagghindate che passeggiano su e giù per la Croisette con la puzza sotto il naso (ma traballando su tacchi altissimi che spesso dimostrano di non saper indossare) sperando di farsi notare; e 2 ai vari personaggi che al volante di macchinone esagerate insistono giorno dopo giorno a creare un inutile traffico sul lungomare di Cannes.

Media del 6 al personale di sala del Festival: formato da ragazzi e ragazze simpatici e sorridenti che meriterebbero un 8 ma anche da energumeni che gestiscono le file e gli ingressi con il tatto di un elefante (chiedere conferma allo spintonato ed iratissimo Tullio Kezich), ai quali si assegna un 4.

Infine, 6 - alle condizioni meteo instabili di questi giorni, che hanno a volte reso poco agevole spostamenti e attese in fila per le persone presenti a Cannes.

PSzero spaccato a chi ha sottratto al sottoscritto e ad alcuni colleghi del contante nella stanza d’albergo.

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