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Festival di Cannes 2008 - sui FILM del quarto giorno

Mentre sulla Croisette iniziano a fare inevitabilmente capolino i film “da festival”, quelli artistoidi e punitivi, ci si consola con un altro esordio di tutto rispetto: quello del coreano Na Hong-Jin, che Fuori Concorso presenta l’ottimo noir The Chaser. A Cannes sono poi sbarcati due personaggi antipodici ma ugualmente attesi: Mike T...

Festival di Cannes 2008  - sui FILM del quarto giorno

Festival di Cannes 2008: sui FILM del quarto giorno

Era prevedibile ma è sempre un duro colpo: come ad ogni manifestazione di questo tipo, anche a Cannes iniziano a fare capolino i primi film “da festival”, ovvero quelle pellicole artistoidi, pseudorealiste e soprattutto inutilmemente punitive che mettono a dura prova la resistenza dello spettatore e che invece fanno la felicità dei cosiddetti “cinefili duri e puri”, spesso in odore di masochismo.

A questo gruppo appartiene sicuramente Soi Cowboy, film diretto dal regista inglese Thomas Clay e presentato in Un Certain Regard. Difficile sintetizzarne la trama, data la sua assoluta inconsistenza: ambientato in Thailandia, per oltre due terzi della sua durata propone una visione statica e ripetitiva del rapporto tra un britannico obeso ed una ex prostituita bambina tailandese che vive con lui ed è anche incinta. Poco importa poi che per il suo segmento il film cambi improvvisamente registro e ambientazione: innanzi tutto è troppo tardi, è l’attenzione di chi guarda è stata più che fiaccata da interminabili minuti di vuoto totale riempiti con immagini e situazione che vorrebbero evocare “l’Arte”; secondo, il cambio in questione è sostanzialmente apparente e non in grado di giustificare tutta la parte precedente.

Sempre in Un Certain Regard, il tedesco Wolke 9 diretto da Andreas Dresden mira invece al realismo e al ritratto sociale. Il film può essere riassunto come una storia di amore, sesso ed adulterio nel mondo della terza età: una donna sposata si fa l’amante e rimane a lungo sospesa tra i due uomini.
Sfugge quale possa essere il punto per Andreas Dresden, se non quello di dimostrare – anche con scene relativamente esplicite – che persino gli anziani posseggono una libido e una sessualità e sono in grado di vivere gli stessi dilemmi sentimentali di chi è più giovane di loro. Preso atto di questo, viene da chiedersi se c’era realmente bisogno di raccontare qualcosa di oramai ovvio e scontato in un film che peraltro pecca di ritmo ed efficacia e è l’ennesimo paupero-naturalismo che troppo cinema ci sta proponendo in questo periodo.

Note positive non arrivano nemmeno dal Concorso, dove è stato protagonista Linha de passe, diretto a quattro mani da Walter Salles e da Daniela Thomas. Ancora una volta duole constatare che questa storia di quattro fratelli provenienti da un quartiere povero di San Paolo del Brasile che cercano di trovare attraverso diverse forme (chi il calcio, chi la religione, chi il lavoro) un riscatto sociale si appoggia su una forma di realismo naturalista che non lascia troppo spazio al cinema in quanto narrazione (e, perché no, evasione), con l’aggravante di risultare l’ultima in ordine di tempo di innumerevoli storie analoghe raccontateci da diversi anni a questa parte.

In questo quadro una boccata di leggerezza e di svago l’ha offerta Woody Allen con la commedia Fuori Concorso Vicky Cristina Barcelona: due nomi ed una location che aiutano ad inquadrare la trama del film. Le due ragazze del titolo – interpretate rispettivamente da Rebecca Hall e da Scarlett Johnasson – sono due studentesse americane che passano l’estate nella città catalana: uguali in tutto, le due amiche sono l’una l’opposto dell’altra riguardo le questioni sentimentali. Tanto Vicky ama la stabilità e la sicurezza (ed è fidanzatissima), quanto Cristina è perennemente insoddisfatta e convinta che amore debba far necessariamente rima con passioni e sofferenze. Va da sé che quando il pittore Juan Antonio, bohemien e passionale, propone alle due un weekend a Ovidedo non nascondendo le sue mire sessuali su entrambe, sarà Cristina l’entusiasta e Vicky quella più che restia. Ma le cose non saranno così facili: sarà Vicky a cedere momentaneamente a Juan Antonio, anche se a lungo andare sarà invece Cristina a dare il via ad una relazione col pittore, che diverrà a tre con l’apparire sulla scena dell’ex moglie Maria Elena (Penelope Cruz).

Piacevole, il film di Allen lo è – pur con qualche limite. Ma è anche sostanzialmente sterile, poco alleniano e - come purtroppo accade di recente al regista di New York – piuttosto senescente nei discorsi che porta avanti. Esplicitamente un film sull’amore e i rapporti di coppia, che nel corso della narrazione vengono descritti e declinati secondo le più disparate modalità, Vicky Cristina Barcelona non solo non aggiunge nulla di nuovo sull’argomento, ma - con un pizzico di malignità – sembra voler quasi essere una sorta di presa di posizione sulla libertà in campo sentimentale che mira a “giustificare” certe scelte della vita privata del regista.
Malignità a parte, resta il fatto che lo sguardo sulla Spagna è turistico e stereotipato (magari volutamente, ma solo in parte) e che non c’è traccia degli scoppiettanti e rinomati dialoghi alleniani. Se il film dimostra a tratti verve e vis umoristica, lo fa grazie ai bravissimi Cruz e Bardem, irrefrenabili nel loro ritratto di “personaggi tipo” di un certo immaginario sulla Spagna e gli spagnoli.
E, per rimanere in campo attoriale, c’è da segnalare come Rebecca Hall vinca su tutta la linea (qualità dell’interpretazione e appeal fisico-sessuale) il match con una Scarlett Johansson sempre più rigida e prigioniera di un certo tipo d’immagine.

Grande clamore c’è stato attorno a Tyson, il documentario di James Toback dedicato all’ex campione dei pesi massimi noto come Iron Mike e presentato in Un Certain Regard: clamore sostanzialmente dovuto alla presenza in Croisette del massiccio protagonista.
Vero e proprio monologo del campione che scosse alle fondamenta il mondo del pugilato dalla seconda metà degli anni Ottanta, Tyson associa immagini di repertorio alle interviste in cui l’ex pugile parla di sé stesso e della sua vita dentro e fuori dal ring, dall’ascesa al declino, traversie giudiziarie comprese. Ne emerge il ritratto di un uomo spaventoso dal punto di vista fisico ma fragile e pieno di problemi a livello di personalità; un ritratto che non offre molto di particolare dal punto di vista cinematografico e che può sostanzialmente risultare interessante solo per i fan di Iron Mike.

Dulcis in fundo, spazio ad una nota positiva, ed una nota positiva non indifferente. Fuori Concorso è stato presentato oggi The Chaser, noir coreano scritto e diretto dall’esordiente Na Hong-Jin.
A Seoul un ex poliziotto riciclatosi come protettore di prostitute vede alcune delle sue ragazze sparire misteriosamente, scoprendo che sono state vittime di un serial killer psicopatico. Ma a dispetto da quel che il cinema di questo genere solitamente racconta, The Chaser non parla della caccia al killer, che viene catturato quasi subito dal protettore e che viene assicurato alla giustizia, quanto alla caccia all’ultima delle vittime, che potrebbe essere ancora viva, e parallelamente di alcune prove sostanziali che potrebbero confermate l’arresto dell’assassino, peraltro reo confesso.
Lungi dall’essere solo un thriller, The Chaser è un film complesso e sfaccettato, capace di amalgamare con successo registri che vanno dal poliziesco al dramma lirico, passando perfino per la commedia.
Ottimo dal punto di vista della struttura visiva e narrativa, il film di Na colpisce soprattutto per la profondità mai pedante con la quale riesce a raccontare tematiche non facili, su tutte quelle relative ai ruoli e alle modalità/possibilità di reagire al Male: nel film è infatti un protagonista dalla moralità dubbia e bizzarra il vero motore della reazione al killer, mentre la polizia – tradizionalmente simbolo dell’ordine e della morale – è costretta a giostrarsi tra incapacità, opportunismi politici e vincoli burocratici.
Violento e romantico al tempo stesso, The Chaser conta anche su un finale cupo e stratificato, che dubito Hollywood (che si è già aggiudicata i diritti dell’ennesimo remake) avrà il coraggio e la capacità di eguagliare.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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