News Cinema

Festival di Cannes 2008 - la nona giornata del Festival

Il concorso di Cannes prosegue con opere molto diverse fra loro come toni e risultati. Convince – a sorpresa – il fluviale Che di Steven Soderbergh, mentre il nuovo film di Philippe Garrel, La Frontière de l’aube, viene accolto bipolarmente da una salve di fischi e da convinti applausi. Divertente e originale è invece il norvegese O...

Festival di Cannes 2008 -  la nona giornata del Festival

Festival di Cannes 2008: la nona giornata del Festival

Prima delle proiezioni stampa ed ufficiali – tenutesi contemporaneamente ieri alle 18 e 30 – grandi erano i timori che circondavano la visione di Che, la double feature che Soderbergh ha voluto dedicare a Ernesto Guevara.
Timori che riguardavano prima di tutto la durata dell’opera (in tutto 4 ore e 28 minuti), la capacità di resistenza dopo lunghe giornate di festival ma anche l’effettiva qualità che il film poteva offrire. Soderbergh è un regista assai discontinuo, capace di discrete o buone prove come di altre fallimentari: ed è con sollievo che si è constatato che Che non rientra in questa seconda categoria. Anche grazie ad una fluidità di racconto che hanno reso più che sopportabili le ore passate in sala.

La prima parte del film – quella che dovrebbe essere intitolata L’argentino – racconta della rivoluzione cubana, delle lunghe marce sulla Sierra del Che, di Fidel e di tutti i loro uomini; la seconda – che invece si chiama Guerrilla – racconta appunto del movimento rivoluzionario armato che Guevara tentò di far crescere in Bolivia, fallendo e trovando la morte.
Appare evidente che Soderbergh ha in qualche modo trovato ispirazione e riferimento da quelli che sono probabilmente i due dei libri più noti di Ernesto Guevara: “Sulla Sierra con Fidel” ed il notissimo “Diaro del Che in Bolivia”, sia per quanto riguarda l’accurata ricostruzione degli eventi, sia per il modo sottile ma efficace con il quale racconta la psicologia ed i mutamenti interiori e caratteriali di un protagonista che riesce allo stesso tempo a situarsi tangenzialmente eppure al centro della narrazione.
Nella prima parte del film di Soderbergh (che alterna gli avvenimenti della rivoluzione con il viaggio compiuto dal Che a New York quasi 10 anni dopo per tenere un discorso all’ONU) assistiamo alla cresciuta di un giovane uomo che da medico idealista impara a diventare combattente e comandante; nella seconda (la più “ostica” per la secchezza della narrazione) incontriamo invece un Che più maturo e probabilmente disincantato, sempre combattivo e colmo di ideali ma che in qualche modo appare cosciente del fatto che il suo destino si compirà proprio nel corso della missione boliviana.

Lontano da ogni stereotipo riguardante le biografie hollywoodiane
così come dalla militanza - e ancor di più dall’essere l’ennesimo prodotto-santino che usa e abusa dell’immagine fisica ed ideologica di Guevara - Che è un film che trova in una regia attenta e accurata la chiave per un ritratto dalla personale oggettività, più attento all’uomo che al simbolo o alla politica, pronto anche a demitizzare ove fosse necessario per mantenere il suo difficile equilibrio.
Molti hanno accusato Che di una eccessiva piattezza, di una certa ripetitività degli eventi: non sono critiche del tutto campate per aria, ma non bisogna confondere per mancanza di dinamica narrativa una struttura che si mantiene per quanto possibile neutra e descrittiva, riuscendo grazie ad uno stile visivo affascinante e sospeso ad arrivare ai temi e ai sentimenti in maniera nel complesso efficace e convincente.
Se a questo assommiamo la performance di Benicio del Toro - trattenuta, ma carica di passione e sofferenza – e le ottime scelte di regia di Soderbergh, si può tranquillamente affermare che Che sia un film riuscito ben oltre la sufficienza, che ci auguriamo non venga giudicato attraverso criteri di valutazione politici.

Discorso completamente diverso quello relativo a La Frontière de l’aube
, altro film francese in concorso diretto da Philippe Garrel. Protagonista del film è il figlio del regista, Louis, nei panni di François, un giovane fotografo che inizia una passionale relazione con Carole, un’attrice coetanea. La ragazza è però instabile emotivamente e psicologicamente, e quando la sua instabilità porterà alla rottura fra i due, prima verrà ricoverata in una clinica psichiatrica e poi, uscitane, si suiciderà. A un anno di distanza ritroviamo François assieme ad una nuova ragazza, Eve, incinta di lui, che invece incarna tutta la sicurezza e la tranquillità di una relazione sentimentale. Ma dopo aver deciso di sposare questa nuova compagna, François inizierà ad essere tormentato da visioni della ex defunta che gli chiede di suicidarsi per riunirsi al lei, l’unica che abbia davvero amato.

Come già nel film di Allen e in quello di Gray, ancora una volta Cannes offre quindi la storia di un personaggio diviso tra l’amore romantico e passionale (l’amour fou dei francesi…) e quello più rassicurante e – per dirla con Garrel – “borghese”: e c’è da dire che quella di La Frontière de l’aube è la trattazione meno riuscita.
E questo in primo luogo per via di uno sguardo politico e formale sulla vicenda che è troppo ancorato ai modelli ideali ed ideologici di quel ’68 che sarebbe ora Garrel riconoscesse essere trascorso da quarant’anni.
In secondo luogo, se la prima parte del film è tutto sommato quel che ti aspetti da un regista come il francese, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti, i problemi de La Frontière de l’aube si aggravano nella seconda parte, dove Garrel introduce goffamente (e gestisce ancora peggio, cadendo nel ridicolo involontario) l’elemento visionario e “sovrannaturale”, con il protagonista che dialoga attraverso gli specchi con il fantasma della sua defunta compagna.
Restano poi incomprensibili due isolatissime parentesi dove brevemente Louis Garrel si trova a parlare di ebraismo e anti-semitismo con due differenti personaggi.
Nel complesso quindi La Frontière de l’aube non può non essere definito un film anacronistico del suo ossessivo rifarsi a modelli nouvellevagueschi, e che affonda inesorabilmente sotto il peso di ambizioni eccessive che la sua struttura non è in grado di reggere, non riuscendo a nascondere con la coperta corta dell’intellettualismo pretenzioso ed autoriale la sostanziale banalità della sua storia.

Delusione in concorso anche per Adoration, atteso nuovo film di Atom Egoyan, che attraverso una complessa storia che vede protagonista Simon, ragazzo alle prese con la ricostruzione fittizia di un passato drammatico, mira ad illustrare le tante difficoltà di rapporti tra “occidentali” e musulmani.
Complesso e ricercato dal punto di vista della struttura formale e narrativa, Adoration è un film che solo a sprazzi riesce a convincere nei suoi intenti emotivi ed allegorici, e che troppo spesso rimane vittima di una pedanteria logorroica ed eccessivamente esplicativa. Oltre che di alcune esagerate ricercatezze e di un errato bilanciamento di toni e registri in molte delle intricare relazioni che descrive.

Piacevolissimo è invece il norvegese O’Horten, film con il quale il regista Bent Hamer sbarca per la quarta volta a Cannes.
Il titolo del film è una contrazione del nome del suo protagonista, Odd Horten, un uomo che dopo una vita trascorsa a condurre treni nelle ferrovie di stato norvegesi arriva al momento della pensione. E già dalla vigilia del giorno in cui smetterà di lavorare, Odd inizierà ad imbattersi in una serie di situazioni surreali e bizzarre, che affronterà con un impeccabile aplomb.
Commedia divertente e stralunata ed al tempo stesso allegoria delle difficoltà di adattamento che si devono affrontare al momento di andare in pensione e più generalmente nell’abbracciare la vecchiaia, O’Horten è un film che conferma i talenti di Hamer, talenti che si esprimono attraverso una forma curata, pulita e geometrica ed uno stile narrativo obliquo e personale. Con O’Horten non solo Hamer compie un netto passo avanti rispetto all’ultimo, deludente Factotum, ma riesce esprimere in maniera più matura e completa lo stile che già aveva fatto conoscere al pubblico in Kitchen Stories.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming