News Cinema

Festival di Berlino 2014: recensione di Stratos, film greco in concorso

Un noir mediterraneo che funge da metafora della disperata Grecia di oggi, ma che manca di spunti e originalità.

Festival di Berlino 2014: recensione di Stratos, film greco in concorso

In Stratos, l’omonimo protagonista è un silenzioso, sofferente e dignitoso ex galeotto. Lavora in un panificio per rigare dritto, ma anche una doppia vita come killer: perché con quei soldi sporchi di sangue contribuisce a finanziare l’evasione di un amico fraterno.
Non è tutto, però. La vita di Stratos è dura: continua a perseverare nel crimine solo per saldare il debito di riconoscenza che ha nei confronti dell’incarcerato, mentre si prende cura di una famiglia di vicini, lei prostituta un po' per necessità un po' per passione, lui gobbo e compiacente, la bambina tranquilla e trascurata. E come se non bastasse deve contenere l’invadenza di un boss emergente si vuole assicurare ad ogni costo i suoi servigi (lo stesso boss con cui sono in debito i vicini), e si ritrova a scoprire che i suoi complici nella progettata evasione lo stanno raggirando.

Insomma, il mondo in cui vive e manovra Stratos è complesso.
Complesso e decadente: i personaggi del film sembrano spesso una cosa e si trasformano in un’altra, il tradimento è sempre dietro l’angolo, il senso dell’onore e la dignità sono rovine del passato. Rovine come quelle dei panorami periferici del film, che alterna cimiteri di vecchi autobus a casette dai muri scrostati, bar malfamati e parchi giochi abbandonati, appartamenti disadorni e anonimi ristoranti. E le parole sono sempre vuote, violente, aggressive, fasulle: ripetute a loop da chi pronuncia, sfogando rabbia cieca e distruttiva o cercando di convincere sé stesso o gli altri di quel che dice.
Per questo, forse, Stratos tace. Per questo, forse, il suo sguardo e la sua andatura sono quelli di un uomo devastato dal peso della desolazione che vede e che attraversa: una desolazione che sa essere anche sua.
In un simile contesto, a un personaggio come Stratos rimane poco da fare: inutile sperare nella salvezza di chicchessia, figuriamoci la sua, tanto vale compiere ogni sacrificio possibile per preservare il futuro a chi è ancora giovanissimo e innocente.

Non sbaglierebbe chi, leggendo, pensasse di vedere in questa vicenda, che il regista definisce “un noir mediterraneo”, una chiara metafora della situazione sociale ed economica della Grecia di oggi. Perché si trarra di un chiave di lettura quasi sfacciata, per quanto è ovvia.
Ovvia e non propriamente originale, come originale non è lo stile di Yannis Economides, che ricalca modelli recenti e non, dalla figura dell’antieroe stanco e laconico alla descrizione di un sottobosco criminale nel quale sono andati perduti gli antichi codici d’onore. Che gira scimmiottando la ripetitività delle parole dei suoi protagonisti o mettendo in scena la desolazione interiore di Stratos alternando lunghe fasi laconiche a momenti più concitati.

E allora, proprio come il suo protagonista, Stratos è un film che ha forse intenti nobili, che cerca di trovare la chiave per guardare al futuro, ma che è condannato dal suo passato, dal suo presente, dal suo essere, tutto sommato, vecchio e stanco.
 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming