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Festival di Berlino 2014: la recensione del film tedesco in concorso Zwischen Welten

Una storia ambientata nelle file dei militari tedeschi in Afghanistan.

Festival di Berlino 2014: la recensione del film tedesco in concorso Zwischen Welten

“Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”.
Questa frase detta nel film tedesco Zwischen Welten (Tra due mondi) da un comandante tribale a un ufficiale della forza tedesca di intervento in Afghanistan è una buona sintesi della differente realtà delle forze in campo in quella parte del mondo. Da una parte gli abitanti, abituati da decenni a guerre continue e con il tempo in pugno, visto che non hanno certo nessun luogo in cui andare; dall’altra i militari occidentali, che ragionano in temini di turni di servizio, per cui i giorni si possono ancora misurare come belli o brutti, in attesa di poter finalmente tornare a casa.

Nella già cospicua filmografia dedicata alla guerra in Afghanistan il film di Feo Aladag si pone l’obiettivo duplice, come il titolo, di raccontare un paese nella fase delicata in cui la Nato sta abbandonando la gestione dell’ordine pubblico dopo quella amministrativa, e il fragile equilibrio fra comandanti tribali e talebani che devono reggere uno stato fragile col rischio di implosione.

Una fase di passaggio, un cubo di Rubik difficile da risolvere, che ormai vede tutte le parti in causa devastate da lutti e feriti non più rimarginabili. Come il capitano dell’esercito tedesco protagonista, Ronald Zehrfeld, il sosia tedesco di Russell Crowe, che arriva per un secondo turno in Afghanistan, nonostante la morte recente del fratello in un attentato. Il suo idealismo sembra ancora intatto, il suo compito ora è di curare i rapporti con un comandante militare afgano, ora alleato, prima talebano.

Mentre si stabilisce in un gruppo di edifici in una zona sempre più presa di mira dai ribelli talebani, e inizia la convivenza con le forze locali, viene aiutato da un interprete, un giovane maestro di inglese rimasto orfano, che vive con la sorella, studentessa di ingegneria all’Università. Il dialogo fra chi pretende di aiutare un popolo e quest'ultimo da cui viene piuttosto visto come invasore, è chiaramente una delle tematiche affrontate da Zwischen Welten, che dissemina qua e là molti dei luoghi comuni del genere: dall’incidente con un animale che mette in luce le incomprensioni culturali allo sport come dialogo più immediato fra culture.

L'opera seconda della regista Feo Aladag regala un notevole grado di autenticità visto che le riprese sono state realmente efettuate in Afghanistan. Asciutto, tecnicamente di tutto rispetto, è un film che non dice certo niente di nuovo, ma lo fa discretamente, non perdendosi in contestualizzazioni slabrate, ma focalizzando la sua attenzione sull’anima logorata di un uomo, preso fra due mondi e combattutto fra i suoi obblighi militari e la sua coscienza.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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