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Festival di Berlino 2014: la recensione del film con Catherine Deneuve Dans la cour

Una commedia malinconica presentata nella sezione Berlinale Special.

Festival di Berlino 2014: la recensione del film con Catherine Deneuve Dans la cour

Nella prima scena di questo film vediamo un improbabile cantante terreo in volto nel suo camerino di uno squallido locale di provincia francese. Lo vengono a chiamare per l’ennesima volta, deve esibirsi, il pubblico fischia. Ma lui riesce a muoversi solo per portarsi dietro il suo piccolo trolley, attraversare il palco e andarsene.

Una scena che sintetizza molto di Dans la cour, la storia di un uomo che non ce la fa, che non riesce ad esibirsi nel mondo, a interagire con gli altri, preso da una depressione che lo blocca. Finisce per caso a fare il portiere, in uno di quegli edifici parigini con un cortile interno. Per lui sembra l’ideale, può rinchiudersi dietro le quinte, convivendo con un’insonnia che lo tormenta, quasi come fosse l’istinto di un corpo che prova a fare di tutto per fargli vivere il mondo. Per parlare la coca aiuta, come la birra, e la sua gentilezza d’animo fa il resto.

Cavaliere contemporaneo con molte macchie ma irresistibile, Antoine si regala solo qualche cavalcata al parco a vedere i ragazzini giocare, e un rapporto d'amicizia in divenire con una inquilina del palazzo impegnata nei sindacati che sembra avere come lui difficoltà a mimetizzarsi nel quotidiano. Due personaggi usciti da un racconto di Raymond Carver, umili marginalità che si mimetizzano, che vivono il loro disagio con la vergogna serale di chi è roso dall’ansia durante il giorno e finisce per rimanere sveglio la notte, insonne, magari vedendo le crepe su una parete come la conferma che sta per crollare tutto, anche fuori, anche nel mondo.

Antoine è il comico stralunato Gustav Kervern, maschera malinconica esilarante, che in coppia con Benoit Deléphine ha diretto commedie folli come Mammuth e Louise-Michel. L’inquilina è invece una Catherine Deneuve che sta recentemente scegliendo i suoi ruoli con grande intelligenza e poca attenzione al glamour.

Il film di Pierre Salvadori è un piccolo gioiello, in cui si ride molto, che non richiede superlativi, ma l’affetto malinconico che può suscitare una persona intravista in metropolitana o per strada, che ci distrae per qualche minuto da tutto il resto e ci fa viaggiare con la fantasia immaginandoci la sua storia. Non dura molto, come Dans le cour, poi si ritorna alla vita di tutti i giorni, ma con la consapevolezza che qualche frammento di quella storia ci accompagnerà ancora per parecchio.

Come scriveva Carver, e come legge a un inquilino non vedente il nostro Antoine, “He slept on his hands. On a rock. On his feet. On someone else's feet. He slept on buses, trains, in airplanes. Slept on duty. […] Now he sleeps under the earth. Sleeps on and on. Like an old king.”

 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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