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Festival di Berlino 2014: la recensione del film cinese in concorso Blind Massage

Nuovo lavoro del regista Lou Ye.

Festival di Berlino 2014: la recensione del film cinese in concorso Blind Massage

Il trionfo dei sensi è protagonista del nuovo film del regista cinese Lou Ye. Uno che con i sensi, il sesso e il corpo si è complicato parecchio la vita qualche anno fa quando aveva subito la dura censura del suo paese. Dopo la presentazione in concorso a Cannes di Summer Palace, coraggiosa rivisitazione degli eventi di Piazza Tienanmen visti attraverso la relazione sessuale di due studenti, gli fu impedito per cinque anni di realizzare film. Ma il buon Lou Ye non si è fatto scoraggiare e ha continuato a lavorare clandestinamente.

In Blind Massage ripropone il suo stile cinematografico personale, fra immagini filtrate, camera a spalla e una frenesia improvvisa dei personaggi, che reagiscono alle situazioni più disparate della loro vita quotidiana con grande passione emotiva. Il melodramma è ancora una volta il genere scelto per raccontare la storia di un gruppo di persone che lavorano in un centro massaggi gestito da ciechi, molto apprezzato da una vasta clientela che sottopone volentieri il proprio corpo provato dalla vita di tutti i giorni a Nanchino alle dita sapienti e sensibili dei massaggiatori non vedenti.

I sensi trionfano nel racconto di questa giostra variopinta di personaggi, così come sottolineato da una voce fuori campo che non manca di esplicitare le insistite metafore. Quasi fossero dei supereroi sfortunati, i ciechi sembrano degli alieni che vivono confondendosi con il mondo degli umani, con un rapporto di soggezione e di dipendenza, anche dai loro sfoghi improvvisi, simili a quello degli antichi greci con le loro divinità capricciose.

La strana comunità non prende alla leggera sgarbi, incomprensioni e soprattutto gelosie e giochi seduttivi, perché il cuore di tutto è per loro la ricerca dell’amore. Qui le barriere sensoriali sono ancora più sfumate; chi non vede supplisce con qualche altro senso e chi vede basta che salti la luce e diventa lo smarrito condotto da chi conosce il buio e ha imparato ad amarlo, a conviverci. Come dice una massaggiatrice cieca a un receptionist vedente “gli occhi fanno lavori differenti. Alcuni possono vedere nella luce, altri possono vedere al buio. Ora è meglio che mi segui”.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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