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Festival di Berlino 2014: la recensione del dramma argentino La tercera orilla

Il nuovo film di Celina Murga sotto l'egida di Martin Scorsese.

Festival di Berlino 2014: la recensione del dramma argentino La tercera orilla

Una famiglia non è semplice da gestire, quando poi sono due diventa un compito improbo. Spetta a un medico di mezza età argentino cavarsela nel film di Celina Murga, di cui si ricorda qulche anno fa Ana y los otros. Ancora una volta in questo La tercera orilla il protagonista è un ragazzo, il diciassettenne Nico, che subisce il peso del suddetto padre che ha una compagna con un figlio ragazzino, la famiglia ufficiale, ma anche quella di Nico, un po’ meno ufficiale, con un fratellino e una sorella prossima a compiere quindici anni.

Le sue giornate sono impegnate dalla scuola privata che frequenta insieme a tutti i fratelli, in cui difende il più piccolo dal bullismo dei suoi compagni di classe. È il primogenito e il poliedrico padre lo vuole per proseguire la vocazione di famiglia per la medicina, oltre a iniziare a spiegargli come funziona una fattoria che possiede in campagna.

La terza riva del fiume del titolo è il limbo in cui si trova a vivere Nico, giusto in mezzo fra due case, due realtà, una madre che ne soffre, ma non lo dà a vedere. Si fa forza, ma ci sta male e odia il padre in silenzio. Anche perché di parole ne dice pochine in tutto il film.

Il film della Murga ha le caratteristiche del tipico film uscito dai laboratori di sceneggiatura. Porta come credit a inizio film l’impegnativo “Martin Scorsese presenta”, forzato lascito di un iniziativa in cui il regista italoamericano è stato mentore della Murga.

Una storia di difficoltà di vivere dietro le apparenze, con la normalità quotidiana in cui tutti recitano una parte, ma vivono una vita sofferta, che nei momenti di solitudine provoca lacrime trattenute, durante un tragitto solitario in macchina o la mattina da soli in camera da letto.

Consueto (ab)uso di attori non protagonisti che rallenta lo slancio di un film che percorre vie interessanti, dimostra un certo senso delle immagini e del ritmo: questa terza sponda sarebbe anche promettente, ma il problema sono le altre due, con un protagonista fastidioso che non si toglie il muso lungo per tutto il film e un percorso narrativo irrisolto che più che fluire spontaneamente dalle dinamiche della storia sembra una furba scorciatoia. Tanto quanto la prevedibile esplosione catartica finale.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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