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Festival di Berlino 2014: Brendan Gleeson prete minacciato di morte nella black comedy Calvary

Presentata nella sezione Panorama, come il Things People Do con Wes Bentley, Vinessa Shaw e Jason Isaac.

Festival di Berlino 2014: Brendan Gleeson prete minacciato di morte nella black comedy Calvary

Nel 2011 John Michael McDonagh aveva esordito nella regia con The Guard, acidissima black comedy che vedeva Brendan Gleeson nei panni di un poliziotto cinico e sregolato. Ora, con lo stesso, solidissimo protagonista firma Calvary, che qui a Berlino è stato presentato nella sezione Panorama.

Mescolando ancora una volta con efficazia toni leggeri e caustici con un nucleo narrativo teso ed emotivo, McDonagh trasforma Gleeson da cattivo tenete irlandese a a coscenzioso parroco di un piccolo villaggio costiero: che si trova però nelle pesti quando un misterioso parrocchiano gli annuncia in confessione di volerlo uccidere di lì ad una settimana, come rappresaglia per le molestie subite da bambino per mano (e non solo…) di altri preti.
In sette giorni, il parroco dovrà cercare di chiudere i conti in sospeso della sua vita, riavvicinandosi alla figlia avuta prima di prendere i voti, e di scoprire chi sia il suo potenziale assassino sondando e provocando sempre più ai suoi ostici e per nulla rispettosi concittadini.
Prendendosi il lusso di un ritmo niente affatto metropolitano, McDonagh sfoga senza ansie o frenesie tutta la sua carica iconoclasta e al vetriolo, senza dimenticare di dare spazio al sentimento quando è necessario (sono efficaci di duetti di Gleeson con la figlia Kelly Reilly) ma soprattutto accennando tematiche “alte” senza pedanterie e inutili sottolineature.
Calvary riesce così a farsi anche riflessione sui peccati della Chiesa come su certi suoi valori, sulla necessità di esaltare le virtù degli uomini e stigmatizzare meno i loro difetti, sul coraggio della propria integrità e la capacità di perdonare. Non un capolavoro, ma un film lineare e onesto, con l’unica e riuscita ambizione di essere disallineato al mainstream standardizzato, coerente a sé stesso, nero senza privarsi della speranza.

Di peccati e redenzioni, colpa e perdono, e della speranza, parla anche Things People Do, esordio registico del montatore Saar Klein, collaboratore tra gli altri di Terrence Malick ne La sottile linea rossa e in The New World: sempre presentato nella sezione Panorama.
Wes Bentley, il protagonista, è un uomo onesto all’inverosimile che sembra aver tutto: una bella moglie (Vinessa Shaw, sorta di sottomarca di Uma Thurman), due bambini, una bella casa, un lavoro.
Anzi no, il lavoro no: perché lo ha perso tempo addietro nascondendolo alla moglie: e per far fronte ai mutui e ai debiti, si vede costretto a diventare suo malgrado un rapinatore, fino a quando la sua doppia vita non viene scoperta dalla donna e da un poliziotto solitario divenuto suo amico (un bravo Jason Isaacs).
Ben girato, ma con i vezzi e i compiacimenti formali che ci si possono aspettare da un collaboratore di Malick, Things People Do è un film senza guizzi e vagamente anonimo, che pur affrontando questioni serie e contemporanee senza pedanterie non riesce mai a conquistare davvero, e che nell’immediato dopo visione si disperde nella foschia di tanti altri titoli in qualche modo simili o assimilabili.

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