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Festival di Berlino 2014: Beloved Sisters, la recensione del melodramma tedesco

Diretto da Dominik Graf e presentato in concorso alla 64° Berlinale.

Festival di Berlino 2014: Beloved Sisters, la recensione del melodramma tedesco

Quale sentimento è più forte: quello dell’amore assoluto di due sorelle o l’attrazione carnale di due amanti? Interrogativo che suscita un ponderoso film tedesco di poco meno di tre ore, Beloved Sisters, che vuole raccontare delle dinamiche poco note della vita del grande poeta nazionale tedesco Friedrich Schiller.

Fin dal titolo intuiamo che Dominik Graf ha voluto raccontare la sua storia dal punto di vista di due sorelle che crescono senza il padre, con una madre preoccupata per il futuro loro e della famiglia, di rango ma senza un tallero. La più grande sacrifica le possibilità di trovare l’amore vero accettando un matrimonio di interesse con un ricco nobile che le risulta indifferente, la più giovane invece ha difficoltà a trovare un partito interessante.

Due sorelle belle, ma molto diverse, i cui destini si incrociano con un giovane poeta, anche lui spiantato o quasi, a cui non dispiacciono le compagnie femminili e con cui inizieranno un platonico rapporto di amore giocoso, condito di lettere in codice e sotterfugi variamente assortiti. Il triangolo per un po’ sembra la perfetta soluzione, che stringe i tre in un rapporto di grande vicinanza e condivisione, ma solo una delle due sorelle vive un rapporto realmente irrefrenabile, proprio quella che non dovrebbe, che la spingerà alla carnalità di una passione consumata ma senza futuro.

Beloved Sisters è un melodramma in costume tradizionalmente inteso, che non si nega la malizia di un rapporto inusuale per l’epoca – siamo a cavallo della Rivoluzione francese- né la curiosità, per i tedeschi, di una vicenda vera, seppur poco nota. In una natura sempre presente, fra fiumi in piena e l’invocazione delle mitiche sorgenti del Reno, che rimandano alla tradizione nibelunga, il film scorre via senza troppe scosse, con qualche deriva da sceneggiato televisivo, ma nel complesso si segue con un certo piacere.

Rimane il rammarico per alcuni spunti interessanti lasciati cadere, come l'irruzione delle idee illuministe di Schiller nel contesto stanco di una nobiltà tedesca ancora divisa e lontana dall’unificazione; l’elemento di rottura degli schemi tradizionali, il periodo di crepuscolo, almeno temporaneo, della società di Ancien Régime, presa in contropiede dalle idee rivoluzionarie.
La modernità si affaccia anche attraverso le insospettate qualità di scrittrice di una delle sorelle, ma il tutto rimane schiacciato da una tradizionale storia di amore e convenzioni sociali.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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