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Festival di Berlino 2014: Alfred Molina e John Lithgow meglio di YSL

Non esaltano i primi film presentati nella sezione Panorama: discreto Love is Strange di Ira Sachs (nella foto), dimenticabili Nouc e il biopic "ufficiale" su Yves Saint Laurent.

Festival di Berlino 2014: Alfred Molina e John Lithgow meglio di YSL

Ci sono stati anni nei quali le cose più interessanti della Berlinale venivano presentate nella sezione Panorama, la seconda per importanza e numeri della manifestazione dopo il Concorso.
Da qualche edizione a questa parte, mi sembra invece che Panorama abbia abdicato questo suo primato a favore del Forum, di cui vi ho parlato ieri: e i primi film visti al Festival confermano questa opinione.

Decisamente trascurabile, per non dire altro, è Nuoc, il film “di fantascienza” vietnamita che è stato scelto dal curatore della sezione Wieland Speck e dai suoi collaboratori come film d’apertura.
Ambientato in un Vietnam che nel 2030 è stato in buona parte sommerso dalle acque, il film vede protagonista una giovane e povera coppia di pescatori: dopo la misteriosa morte di lui, lei indaga sull’accaduto scoprendo complesse macchinazioni.
Non bastano però tante buone intenzioni un concept non da buttare via a ottenere un buon risultato: e la regia di Nguyen-Vo Nghiem-Minh è troppo piatta e scolastica per generare interesse nello spettatore.

Deludente, per altri motivi, per il suo essere l’ennesima biografia che parla delle vette creative di un genio e delle sue debolezze umane, Yves Saint Laurent, film dedicato al grandissimo stilista francese.
Dei due andati in produzione quasi in parallelo (l’altro è diretto da Bertrand Bonello, e chissà che non lo si veda a Cannes), questo firmato da Jalil Lespert è bendetto da Pierre Bergé, il vedovo di YSL: e si vede, nell’edulcoratezza di certi passaggi e nel ritratto dello stesso Bergé. Ma i problemi veri del film sono altri, su tutti una piattezza che gli fa preferire di gran lunga il più interessante documentario Yves Saint Laurent - L'amour Fou, anche perché il lavoro di Lespert ne pare una versione romanzata.
Su Yves Saint Laurent trovate un altro e più esteso pare nella nostra recensione.

Meglio, fortunatamente, le cose sono andate con Love is Strange, nuovo film dell’americano Ira Sachs interpretato da Alfred Molina, John Lithgow e, tra gli altri, anche Marisa Tomei.
Molina e Lithgow interpretano George e Ben, due uomini che dopo 40 anni di vita comune decidono di sposarsi, una volta che la legge statunitense l’ha reso possibile: ma così facendo George perde il lavoro nella scuola cattolica dove insegna musica, e con solo la pensione di Ben a disposizione si vedono costretti a vendere la loro casa e cercarne un’altra più economica, appoggiandosi separatamente da amici e parenti durante la transizione.
Morbido fin quasi al limite della mollezza (e questo è il suo più grande difetto), Love is Strange esplora con discrezione, quasi in punta di piedi, la relazione e la personalità dei due protagonisti, osserva le loro vite quando sono calati separatamente all’interno di contesti a loro alieni, e le conseguenze della loro calata sulla vita degli altri.
Tra eccessi di musica classica (un invadente Chopin), uno sguardo al cinema francese e un altro alla New York di Woody Allen, il film di Sachs - che non è mai mai ossessionato dalla tematica omosessuale, ma è sempre incentrato su rapporti umani tout court - si appoggia alle buone prove dei suoi protagonisti, e trova nel rapporto a distanza tra i due e un nipote adolescente l’elemento più interessante del suo racconto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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