Far East Film Festival 2019: presentata la line-up ufficiale e completa

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Far East Film Festival 2019: presentata la line-up ufficiale e completa

È stata presentata oggi da Sabrina Baracetti, presidente del Far East Film Festival di Udine, e dal Festival coordinator Thomas Bertacche la line-up della ventunesima edizione del FEFF, che si aprirà venerdì 26 aprile con l'anteprima mondiale del dramma coreano Birthday e si chiuderà sabato 4 maggio.
76 sono i titoli in programma, di cui 51 in concorso, provenienti da 12 cinematografie. 3 le anteprime mondiali e 14 le opere prime. Ospiti d'onore la super diva cinese Yao Chen (considerata la Angelina Jolie d'Asia, con 80 milioni di follower all'attivo) e il super divo hongkonghese Anthony Wong, che ritirerà il Gelso d'Oro alla Carriera.
Alla conferenza stampa sono intervenuti Paolo Vidali, presidente del Fondo per L’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine, Maurizio Franz, assessore al Turismo del Comune di Udine, Francesca Laudicina, assessore al Bilancio del Comune di Udine, e il critico Giorgio Placereani.

Questo il programma completo del Far East Film Festival 2019.

Yao  Chen,  grande  attrice  e instancabile  attivista, salirà  sul  palco  del FEFF a  presentare il thriller sociale Lost,  Found di Lue Yue (prodotto da Feng Xiaogang): una vivida riflessione sui diritti civilie sulla condizione femminile nella Cina contemporanea che  trova   in Yao Chen la  protagonista  “politicamente” perfetta.
Tra i titoli da segnalare il racconto  collettivo Ten Years (dopo Hong Kong, l’asse narrativo si sposta in Giappone e in Thailandia); le tre ballate senili Only The Cat Knows di Syoutarou Kobayasi, Romang di Lee Chang-Geun, Heaven’s Waiting di  Dan Villegas: una  giapponese, una coreana, una filippina; l’atteso remake coreano del nostro Perfetti sconosciuti (cioè Intimate Strangers di JQ Le; FEFF 21 ci  ha  costruito sopra un segmento speciale, The  Odd  Couples,  curato  da Roger Garcia: quattro “strane coppie” di gemelli cinematografici dove l’Oriente si misura col proprio “doppio” occidentale e viceversa (My Name Ain’t Suzie di Angie Chan/Il Mondo di Suzie Wong di  Richard Quine e City On Fire di Ringo Lam/Le  Iene di Quentin  Tarantino,  omaggio  del  Festival  al  caro  amico  hongkonghese  recentemente  scomparso).
Altro segmento speciale è 100 Years of Korean Cinema: I Choose Evil –Lawbreakers Under the Military Dictatorship: una retrospettiva e una  monografia messi  a punto ragionando sui concetti di “libertà”e di “censura”, per festeggiare il centenario del cinema coreano.
Se il cinema coreano contemporaneo selezionato dal Festival spazierà dall’epic action (The Great Battle di Kim  Kwang-Sik) alla comedy poliziesca (l’irresistibile Extreme Job di Lee  Byeong-heon),  passando  per  gli zombie più divertenti dell’anno (The Odd Family di Lee Min-jae), anche il Giappone, pronto a entrare nella Nuova  Era –Reiwa –con l’incoronazione di Naruhito, si divertirà a spaziare tra i generi: dal documentario Kampai!  Sake  Sisters di  Mirai  Konishi, a  Udine  in  prima  mondiale,  fino  al  sorprendente Melancholic di Seiji Tanaka, passando per Every Day a Good Day di Tatsushi Omori che possiamo considerare l’ultimo, bellissimo, saluto di Kirin Kiki.
La Cina verrà rappresentata, come sempre, da titoli molto forti (citiamo Dying to Survive di Wen Muye, che punta i riflettori sul mercato dei farmaci per malati terminali, e The Rib di Zhang Wei, inaspettato dramma familiare a tematica transgender), mentre Hong Kong metterà in campo tutta l’energia creativa dei thriller “vecchia  scuola”  (Project  Gutenberg di  Felix   Chong)   così  come   tutta   la  forza  eversiva  della  scena indipendente (Three Husbands di Fruit Chan), senza dimenticare il ritorno di Herman Yau (A Home With a View).



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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