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Falsa partenza per Roma 2010: ci sono le star, non le storie

Nella conferenza stampa di presentazione, la direttrice artistica del Festival di Roma Piera Detassis aveva voluto sottolineare la volontà di equilibrare l'attenzione necessaria allo star system con quella, altrettanto importante, ad un cinema nuovo e indipendente.


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Falsa partenza per Roma 2010: ci sono le star, non le storie


Nella conferenza stampa di presentazione, la direttrice artistica del Festival di Roma Piera Detassis aveva voluto sottolineare la volontà di equilibrare l'attenzione necessaria allo star system con quella, altrettanto importante, ad un cinema nuovo e indipendente. Ma i grandi nomi tirano sempre, ed ecco che l'apertura della manifestazione giunta al suo quinto anno di vita è stata affidata al film che porta nella Capitale due star di calibro internazionale come Keira Knightley ed Eva Mendes.

Il titolo di apertura è infatti Last Night, l'esordio nella regia della sceneggiatrice Massy Tadjedin, che oltre alle due dive sopra citate conta nel cast anche il Sam Worthington di Avatar e il popolare francese Guillaume Canet. Quattro personaggi per una storia che tratta dei difficili equilibri tra amore e desiderio, fiducia e inganno. Worthington e la Knightley sono una giovane coppia sposata: durante una notte passata lontani per gli impegni di lavoro di lui, i due si dovranno confrontare con il fantasma del tradimento, l'una con la vecchia fiamma mai dimenticata sbucata all’improvviso (Canet), l'altro con l'avvenente e sessualmente aggressiva nuova collega (Mendes).

Che Last Night non avesse molto di nuovo e particolarmente pregnante da aggiungere a temi e questioni più e più volte affrontate da cinema e letteratura, era in qualche modo messo in preventivo fin dall’inizio. E passino le pedanterie di una sceneggiatura prolissa e bignamesca, dove l’esplicitazione verbale di ogni singolo pensiero e ogni piccola sfumatura è regola inderogabile. Sorprende però, e di certo non in positivo, come quella che dichiaratamente voleva essere "l’evocazione di tutte le zone grigie della fedeltà" sia invece una vicenda dove, con la facile scusa della scivolosità del terreno, manchino posizioni ideali, morali ed ideologiche di qualsivoglia segno.

Il film della Tadjedin è infatti al tempo stesso pruriginoso e fintamente libertario da un lato e chiaramente moralista dall’altro, attitudine che viene persino rispecchiata nella rappresentazione dei corpi, dei sentimenti e dei gesti dei protagonisti, mostrati quel tanto che basta per titillare per poi spostare la macchina da presa con falso pudore: che si tratti di semplici dialoghi (nella maggior parte dei casi) o di contatti fisici (presenti in ridottissima misura).
La neoregista parte da una scenata di gelosia, come a suggerire che questa da sola sia una spinta al tradimento o una pulsione ipocrita, procede gettando alla rinfusa in un calderone unico pulsioni e comportamenti difficilmente assimilabili, chiudendo la sua storia con un finale aperto che suona chiaramente come una lavata di mani ammiccante e ipocrita.

Un non-messaggio che peraltro stride invece con la nota decisamente manichea dell’assegnazione della tentazione sentimental-romantica al personaggio femminile e a quella beceramente erotica a quello maschile: ma in un caso come nell’altro, come nel peggior cinema italiano, la saldezza della coppia borghese è salvaguardata dal silenzio e dalle menzogne, la fedeltà preservata solo dal senso di colpa.
Comunque, dall’assenza di quella sincerità che pare affliggere anche l’intero Last Night come film.

Un po’ meglio sono andate le cose con il film che ha invece inaugurato la sezione "giovane" del Festival di Roma, Alice nella città: si tratta di Quartier Lointain, adattamento di un manga di Jiro Taniguchi firmato dal Sam Garbanski di Irina Palm.
In questo caso protagonista è Thomas, un autore di fumetti cinquantenne, sposato con due figlie, che in maniera quasi magica, finisce nel paesino in cui è cresciuto. Lì, visitando la tomba della madre, ha un malore: e al risveglio, in maniera decisamente magica, si ritrova quattordicenne, trasportato in quel periodo del suo passato in cui doveva vedersela con il primo grande amore e con l’improvviso abbandono della famiglia da parte del padre. Ma persino con la consapevolezza e le capacità di un adulto, Thomas scoprirà che cambiare il passato (che si tratti di vivere un amore mai vissuto o evitare la fuga del genitore) non è cosa facile.

Sospeso fin dal primo minuto in un’atmosfera di ovattata oniricità, accentuata dalla bella colonna sonora originale firmata dagli Air, Quartier Lointain ha dalla sua un’innegabile correttezza formale e la capacità di raccontare con tocco lieve e delicato questioni importanti. Come dimostrato in Irina Palm, su versanti e temi diversi, Garbanski ha la capacità di pennellare con discrezione personaggi e stati d’animo, di avere senso della misura e quella sensibilità che riesce a cogliere il cuore di soggetti e situazioni. Ma proprio come nel caso del film interpretato da Marianne Faithful, il tutto appare paradossalmente (?) così compito e, a tratti, affettato, da risultare scolastico e vagamente freddo. Se un cuore viene mostrato, allora, non sempre viene colto nel suo pulsare caldo o passionale, e la misura e la lodevole intenzione di tenere bassi i toni – di essere, insomma, minimali – si trasformano in distanza. Dell’emozione, in Quartier Lointain, si percepisce una sagoma, un retrogusto, una persistenza: ma (quasi) mai, realmente, la sua essenza.

In attesa di vedere cosa ci riserverà l’apertura della sezione L’altro cinema|Extra con The Freebie, e soprattutto il resto del programma festivaliero, c’è da registrare come l’Auditorium, quest’anno, sia apparso meno come una cattedrale nel deserto, rispetto agli anni passati, con una forte presenza fin dalle prime ore della giornata di giovani appassionati, e con un atteggiamento più aperto e tollerante di molti addetti ai lavori. Ma, anche in questo caso, è decisamente presto per un giudizio definitivo. E, nel momento in cui scriviamo, ancora non ha preso il via l’annunciata protesta sul red carpet dei 100 Autori di cui cercheremo di darvi conto in altro modo…
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