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Faccia a faccia: Gian Maria Volonté e Tomas Milian nello spaghetti western di Sergio Sollima

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Due grandi attori a confronto nel secondo western diretto in carriera da Sollima padre, che lo ha anche scritto assieme a Sergio Donati.

Faccia a faccia: Gian Maria Volonté e Tomas Milian nello spaghetti western di Sergio Sollima

Dopo il grande successo dei film di Sergio Leone, di cui era un amico, anche Sergio Sollima, padre dello Stefano di Suburra e Soldado si diede - con successo - agli spaghetti western. Faccia a faccia, del 1967, è il secondo dei suoi western (tre film che possono essere considerati una sorta di trilogia), che vede protagonisti due grandi attori come Gian Maria Volonté e Tomas Milian.

La trama di Faccia a faccia

Brad Fletcher è un pacifico professore di storia del New England che, ammalatosi di tubercolosi, si trasferisce in Texas per curarsi. Lì viene preso in ostaggio da Solomon Bennet, detto Beauregard, un bandito membro di una temibile banda di fuorilegge chiamata il Branco Selvaggio, in fuga dopo essere stato arrestato e diretto al carcere. Mentre il professore cerca di curare il bandito ferito e di redimerlo, l'altro non ha altro pensiero che rimettere in piedi la sua banda. Col tempo, e capendo che Beuregard e i suoi non sono solo fuorilegge, ma anche il braccio armato di un gruppo di ribelli, il professore si lascia sedurre dalla violenza e dal loro stile di vita, e si tramuta in bandito e assassino, in un vero e proprio teorico della violenza che assume il controllo della banda, mentre Beuregard, invece, sembra ritrovare una coscienza di fronte alla furia omicida di Fletcher. Tra i due arriverà, inevitabile, il momento della resa dei conti.

Faccia a faccia: il trailer del film

Un western politico figlio del clima dell'epoca

Come è ovvio già dalla sua trama anche Faccia a faccia, come gli altri western di Sollima e come molti altri di quel periodo, è un film dai connotati chiaramente politici, in grado di restituire il clima politico e culturale dell'epoca.
È rimasta famosissima una frase pronunciata dal personaggio di Brad Fletcher dopo la sua "conversione" all'estremismo della lotta armata, prima di uccidere un uomo:

Un violento, sì, è un fuorilegge, cento sono banda, centomila è un esercito. Questo è il punto: superare il confine della violenza individuale, che è un crimine, per arrivare a quella di massa, che è storia.

Una che col senno di poi mette i brividi, ripensando a quanto avvenuto in Italia di lì a poco col terrorismo rosso e con quello nero, e con ideologi come Renato Curco. Sollima, in anni più recenti, ha comunque dichiarato che all'epoca intendeva raccontare nella trasformazione del personaggio di Volonté i meccanismi attraverso i quali, con un mix perverso di ideologia e carisma, possano nascere le dittature che in Italia ben conosciamo.
Il film di Sollima, tuttavia, non rimane affatto schiacciato da questa sua vena politica, che anzi lo esalta, e che è accompagnata da un respiro epico (il cut originale del film era di circa tre ore, ridotte poi a 108 minuti) capace di trasformare questa vicenda in qualcosa di estremamente legato al rapporto tra i due protagonisti.

Gian Maria Volonté, Tomas Milian e i pugni che volavano

Tomas Milian aveva già lavorato con Sollima in La resa dei conti, e lo farà ancora in Corri uomo corri, interpretando il ruolo di Cuchillo, peone messicano convertitosi alla causa rivoluzionaria. Gian Maria Volonté era già stato l'antagonista di Clint Eastwood nei primi due capitoli della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, e aveva appena interpretato Chuncho in Quién Sabe? di Damiano Damiani, un altro grande western rivoluzionario dell'epoca.
Tra i due, però, non ci fu grande feeling sul set: lo stesso Sollima raccontò che tra Milian e Volonté volarono cazzotti veri in più di una occasione. I due erano separati da posizioni politiche opposte: l'uno dichiaratamente comunista, l'altro esule cubano che detestava Fidel Castro; in più Milian era convinto che Volonté non lo sopportasse, ed era ancheinsoddisfatto di un personaggio che riteneva passivo e privo di un vero arco di trasformazione come invece quello dell'italiano. Anche il numero di primi piani che Sollima decise di regalare loro fu motivo di aspri contrasti.

Il resto della banda

A fare da terzo incomodo alla coppia Milian-Volonté c'è l'austriaco William Berger, uno dei volti più utilizzati dal cinema italiano dell'epoca, negli spaghetti western e non solo, qui nei panni dell'agente dell'agenzia Pinkerton Charles Siringo, un personaggio realmente esistito, infiltrato nella banda del Mucchio Selvaggio, che nell'equilibrio politico del film è stato definito "gramsciano".
Sceneggiatore con Sollima, autore del soggetto originale, fu Sergio Donati, collaboratore abituale di Sergio Leone.
La colonna sonora è firmata dal maestro Ennio Morricone.

E Pierfrancesco Favino cosa c'entra?

Per strano che possa sembrare, Piefrancesco Favino ha citato il Tomas Milian di Faccia a faccia come una delle sue ispirazioni per il ruolo di Peppino Quaglia interpretato nella commedia del 2017 di Alessandro Pondi Chi m'ha visto, assieme ai personaggi dei film di Trinità e a certe commedie di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

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