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Exodus (Il sole ingannatore 2), il film di Nikita Mikhalkov in concorso al Festival di Cannes 2010

A sedici anni da quel Sole ingannatore che a Cannes vinse il Gran Premio della Giuria, Nikita Mikhalkov presenta al pubblico del festival francese un vero e proprio sequel del film.

Exodus (Il sole ingannatore 2), il film di Nikita Mikhalkov in concorso al Festival di Cannes 2010

Exodus (Il sole ingannatore 2), il film di Nikita Mikhalkov in concorso al Festival di Cannes 2010


A sedici anni da quel Sole ingannatore che a Cannes vinse il Gran Premio della Giuria, Nikita Mikhalkov presenta al pubblico del festival francese un vero e proprio sequel del film. Solo che Kotov non è morto, e attraverso le vicende rocambolesce sue e del figlio, e della figlia Natalia, Mikhalkov traccia, secondo la sua stessa definizione, “non un ritratto della vittoria dell’Armata Sovietica nella II Guerra Mondiale, ma quello delle condizioni in cui questa vittoria è stata ottenuta”. Il prezzo della guerra, se vogliamo.

Exodus - Burnt by the Sun 2 è la produzione russa più costoso della storia. Si vede. E non sorprende. Perché la megalomania e il narcisimo del suo autore sono ben noti e in questo film che scrive, dirige e interpreta, vengono lasciati andare a briglia sciolta.
Il film di Mikhalkov è un gran calderone all’interno del quale il regista spazia da momenti di patinati pseudo minimalismi cecoviani a “grandiose” scene di massa e di bassa macelleria bellica. Senza scendere nell’ideologia politica che lascia trapelare, Exodus è imbevuto di una gran retorica cinematografica: compiaciuto e trombone, estetizzante e furbo nello spacciare per cinema alto quel che invece è banale e a buon mercato, rende pressoché impossibile ogni forma d’adesione emotiva.

Mikhalkov si piace, non si vergogna di mostrarlo, confeziona un film dove la sua mano regista calca come non mai, dove il suo viso sornione e furbesco regna indipendentememte del numero di inquadrature che si regala. Racconta che la guerra è crudele e spietata, fatta dai poveracci mandati al massacro dai potenti (bella scoperta); una guerra alla quale si sopravvive solo con un mix perverso di fortuna, opportunismo e ingenuità. E utilizza i 55 milioni di dollari di budget (solo 40, secondo lui) per (discutibili) fini estetico-spettacolari che possano soddisfare le sue esigenze, quelle di cinema egotico e supero mistico, e confezionare un’operona barocca e straripante da esportazione.
In questo – e solo in questo, per evitare inutili polemiche – seguendo quanto fatto da Tornatore con il suo Baaria.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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