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Ethan Coen e il suo incontro chirurgico con il pubblico della Festa di Roma

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Surreale incontro alla Festa di Roma con Ethan Coen che ha presentato scene di chirurgia tratte dalla storia del cinema.

Ethan Coen e il suo incontro chirurgico con il pubblico della Festa di Roma

“L’ho invitato chiedendogli di parlare di sceneggiatura, mi ha riposto che sarebbe venuto, ma per parlare di chirurgia”. Racconta così lo stesso Antonio Monda, con divertita soddisfazione, il dietro le quinte della presenza alla Festa di Roma di Ethan Coen, per uno degli ormai tradizionali Incontri ravvicinati. Un tema tenuto segreto fino all’ultimo, quando è comparsa una scritta spiazzante in rosso, “Surgery”, insieme all’arrivo di Coen e Monda sul palco della Sala Petrassi.

Qualche momento di smarrimento, specie dalle persone che hanno pagato 15 euro per sentire l’ospite parlare forse di qualcosa di più tradizionale della chirurgia, ed ecco spiegato meglio il format dell’incontro. Una mezza dozzina di scene, tratte per lo più da film poco noti o poco visti in cui gioca un ruolo centrale la chirurgia, quella plastica o meno, concentrandosi su come cambia la sua rappresentazione al cinema nel corso dei decenni. Su tutti il cambio d’identità dopo qualche ora sotto i ferri, “tipico dei noir americani degli anni ’40, una scelta narrativa insensata, ma spesso trattata in maniera molto seria”.

Un incontro in cui Coen ha dribblato con il suo sorriso e molta ironia i tentativi di Monda di domandargli qualcosa sul cinema suo e del fratello Joel. Potremmo sintetizzare dicendo che si è detto concorde con quanto detto da Scorsese, che i cinecomic sono come un parco giochi e Hollywood ne abusa troppo, ha detto di apprezzare Mike Takashi, pur avendone visti solo due o tre film, mentre si è detto poco preparato sul cinema noir non americano, come quello classico francese. Non rivede i suoi film, ha tenuto a precisare, a parte recentemente una scena di Barton Fink, di cui elogia gli attori, ma non alcune inquadrature, ama i cosiddetti B-movie in bianco e nero, “perché ti fanno sentire subito in un altro e diverso mondo”. Alla domanda sulla ragione per cui spesso i protagonisti dei loro film sono stupidi, o si comportano come tali, è sembrato un po’ spiazzato, e ha detto: “se tutto funziona non c’è dramma, le cose che vanno male fanno andare avanti la storia”.

Ecco che fra tanta ironia e poche parole, proprio alla fine Ethan Coen apre uno spiraglio personale, quasi intimo, quando dice che il film che preferisce della sua carriera è A Serious Man. “È legato alla nostra infanzia, abbiamo ricreato un mondo che non esiste più, eccetto per me e Joel. Realizzarlo è stata un’esperienza diversa dalle altri”.

Così si è concluso l’incontro con il fratello Coen sceneggiatore sul cinema e la chirurgia, mentre la folla ha lasciato la sala un po’ intontita, con qualcuno, fra gli spettatori paganti, che commentava a mezza bocca, con qualche sfumatura adirata, sulla stranezza dei newyorkesi.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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