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Erre 11: sul set del film di Marco Bocci

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Siamo stati a Tor Bella Monaca dove l'attore sta girando la sua prima regia e lo abbiamo incontrato insieme a Libero De Renzo, Andrea Sartoretti e Antonia Liskova.

Erre 11: sul set del film di Marco Bocci

Dopo giorni di maltempo, a Tor Bella Monaca è tornato il sole. Il cielo è limpido e i palazzi grigi al numero 80 e 90 di Viale Santa Rita da Cascia davanti a cui stazionano camion e roulotte sembrano quasi argentati. In due appartamenti diversi, Marco Bocci sta girando Erre 11. Non possiamo assistere alle riprese, ma in un momento di pausa ci intrufoliamo, alla ricerca di un bagno, nell'appartamento più alto, al tredicesimo piano. Là gli scenografi hanno ricostruito il salotto di casa di Samantha, il personaggio femminile più importante della storia. La stanza è grigia con qualcosa di rosa, e anche il bagno è grigio. In cucina, invece, il è forno acceso, e dentro al forno c'è un ciambellone che cuoce, e che manda un odore buonissimo. Ne vorremmo una fetta, ma il tempo stringe e allora via in ascensore e poi di nuovo fuori a incontrare il regista e i protagonisti del film. A ispirarlo, come sappiamo, è stato il romanzo dello stesso Bocci "A Tor Bella Monaca non piove mai".

Fascinoso e cordiale, l'ex Commissario Scialoia di Romanzo Criminale - La serie ci racconta l'origine dei personaggi del libro: "Tutto prende spunto dalla realtà, da fatti accaduti a me o a persone che conosco. Ho cercato di unirli narrandoli dal mio punto di vista, poi è chiaro che c’è un pizzico di Marco Bocci in ognuno di loro. Avevo urgenza di raccontare subito questa storia, la maniera più veloce era attraverso un romanzo, poi è nata anche la seconda forma di espressione: quella cinematografica".

Che sia casuale o meno, la scelta di stare dietro alla macchina da presa ha svelato a Bocci la bellezza di un mestiere di cui i suoi attori lo ritengono perfettamente capace. "Marco per è strepitoso” - dice Antonia Liskova - "perché ha una grande attenzione per gli attori, è molto sensibile e attento. Non si arrabbia mai, non strilla mai, parla sempre in modo pacato e ringrazia continuamente”.
"Marco mi è apparso subito come un angelo zingaro, per via delle sue collane, degli orecchini, dei vestiti strani e della barba e dei capelli un po’ lunghi" - spiega invece Libero De Rienzo, che di Erre 11 è il protagonista Mauro Borri. "Ha un’incredibile capacità di ascolto, a volte ti intimidisce, perché sta là e ti guarda, desideroso di comprendere cosa pensi. Lo apprezzo perché non ha mai avuto il pudore di farmi capire che le debolezze di Mauro sono le sue debolezze".

Oltre a Marco regista, Andrea Sartoretti, che fa la parte del fratello di Mauro, ha imparato ad apprezzare Marco sceneggiatore: "Ha scritto un film semplice, senza fuochi d'artificio, senza cose assurde, in cui i personaggi non sono a servizio della trama ma è la storia ad essere in funzione dei personaggi. Io sono uno che si deve innamorare dei personaggi, per me il cinema non deve copiare i videogiochi".
Erre 11 non somiglia a un videogioco, e tuttavia è "mosso" e non sventola orgogliosamente la bandiera del realismo solo perché ambientato in un quartiere povero. "Il realismo non manca in Erre 11" - dice Marco Bocci - "ma è presente solo nei problemi dei personaggi, per il resto la mia messa in scena abbraccia anche il grottesco. Erre 11 non è un film intimista, e non è neanche pessimista. Voglio raccontare la complicata vita di Mauro, Romolo, Samantha & Co. con esplosività, ottimismo, speranza, spettacolarizzando ogni cosa".

Nonostante l'ironia e un gusto pop, Erre 11 descrive comunque un'umanità composta da perdenti. Queste persone secondo Bocci, vivono di speranza. Per De Rienzo, invece: "Muoiono di speranza, perché, come diceva Monicelli, la speranza è un'arma dei padroni per restare padroni, per farti stare buono, una cosa che non sai definire ma che sai che c'è, e in nome della quale sopporti quello che ti sta succedendo, perché tanto prima o poi qualcosa di buono arriverà".
"Non so se in Erre 11 ci sia davvero la speranza" - dice Sartoretti - "di certo, se c'è, ha che vedere con la ricerca della bellezza, che poi è la cosa che ti avvicina a Dio. Nel mondo in cui si muovono Mauro Borri e suo fratello non ne vedo tanta, c'è più pregiudizio, ed è per via del pregiudizio che a Tor Bella Monaca non piove mai, che in gergo significa che non c'è mai la polizia".
La prima vittima del un pregiudizio è proprio il personaggio che l’attore interpreta: "Romolo è stato in galera e questa cosa se la porta dietro. Se succede qualcosa, il primo a cui pensano è lui. Ed è un peccato, perché è una brava persona, uno di quelli che, siccome non riesce a risolvere la propria vita, cerca di mettere a posto quella degli altri. E però se la prendono sempre con lui, un po’ come succedeva a me, che ero il più discolo di tre fratelli. Qualsiasi cosa accadesse in casa: Andreaaaaaaa!

Come Romolo, nessuno è veramente cattivo in Erre 11. "Il problema è che sembrano tutti paralizzati" - commenta Antonia Liskova - "perché hanno paura di cambiare, temono il nuovo e quindi restano nel vecchio. I personaggi del film si costruiscono da soli le loro barriere, potrebbero tutti lasciare il luogo in cui abitano e la vita che fanno, ma si inventano delle scuse per rimanere".
Del suo personaggio Antonia Liskova ci racconta: "Samantha che è una ragazza che è venuta a Roma con il sogno di lavorare in tv, di diventare famosa, ma non ce l'ha fatta, vive una vita che non è la sua e, non riuscendo a essere una donna forte, trova la sua vera trasgressione nel look, che è decisamente rock".

L'attrice non è alla sua prima collaborazione davanti alla macchina da presa con Libero de Rienzo, che ci presenta così Mauro Borri: "Vedo un giovane uomo incastrato nel corpo e nella vita di un ragazzino, uno che dorme nella cameretta con i poster ancora alle pareti, che sopravvive distribuendo volantini e con i soldi che gli passa il fratello. Mauro è un uomo invecchiato male, con un unico grande amore irraggiungibile, uno che prende al volo un'occasione criminale per dare una svolta alla sua esistenza”.

Un altro personaggio importante del film è la periferia. Per Bocci, in fondo, rappresenta l'Italia intera, "che è fatta di provincia e di periferia", mentre per Libero De Rienzo ha un valore metaforico: "Periferico qui significa lontano dal centro della vita, un posto dove arrivano gli scarti delle possibilità, del sole, delle persone e del lavoro, e in cui dove fondamentalmente ti devi combattere le briciole".

Dopo le interviste a Marco Bocci e ai suoi attori, il ciambellone non siamo riusciti a mangiarlo. Era tardi, sul Grande Raccordo Anulare cominciava a formarsi un tubo di macchine. Così siamo tornati verso il centro, con il ricordo di una giornata piacevole e la curiosità di vede un esordio che sembra promettente e soprattutto sincero.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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